Sabato, 5 Dicembre 2020

Le otto regioni a rischio lockdown

Un documento del ministero della Salute individua quattro fasce di rischio dell'emergenza coronavirus: nel più alto è prevista la chiusura di tutte le attività non essenziali. Di più: secondo il report mezza Italia è da fermare

Un documento del ministero della Salute che risale al 12 ottobre segnala quattro fasce di rischio dell'emergenza coronavirus: nel più alto è previsto il lockdown. Attualmente, spiega oggi Repubblica, otto regioni e una provincia autonoma si trovano nella fascia di rischio più alta. Ovvero Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Provincia di Bolzano, Puglia, Umbria, Val d’Aosta e Veneto.

Le otto regioni a rischio lockdown

Michele Bocci illustra oggi che queste regioni hanno toccato il livello più alto di pericolo, con indice di contagio oltre l’1,5. In questo caso i provvedimenti da prendere in pratica si limitano al blocco, o meglio al "lock-down generalizzato con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico". Non solo: questi conti riguardano la settimana scorsa, ma visto che i bollettini della Protezione Civile certificano l'incremento dei contagi, nel prossimo report entreranno nella "classifica" anche le regioni a rischio 3 (Campania, Lazio, Marche e Toscana). E c'è da dire che In tre casi, quelli di Bolzano, Umbria ed Emilia, la situazione sembra essere un po' meno grave. 

La situazione, stando alle tabelle del 12 ottobre con le misure, richiederebbe quindi già una serie di interventi nazionali come la creazione di zone rosse, l’interruzione di attività produttive a rischio, le restrizioni alla mobilità interregionale e intraregionale, l’obbligo di mascherina a scuola anche quando è rispettato il metro di distanza e così via.

Comunque, hanno scritto ieri gli esperti, «sono necessarie misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite, che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità».

Il monitoraggio del Ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità nel report settimanale intanto dice che è fondamentale che la popolazione rimanga a casa quando possibile e riduca tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine.

Verso il nuovo Dpcm: il rischio è il coprifuoco in tutta Italia

Il report dell'Iss: per mezza Italia servono restrizioni alla mobilità non essenziale

Di più: secondo il report ormai mezza Italia è da lockdown. L'epidemia è "in rapido peggioramento e compatibile complessivamente con uno scenario di tipo 3 (Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale) con rapidita' di progressione maggiore in alcune Regioni italiane. La situazione descritta in questo report evidenzia segnali di criticita' dei servizi territoriali e del raggiungimento imminente di soglie critiche dei servizi assistenziali di diverse Regioni/PA". 

"Sono necessarie misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite, che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità nonché l'attuazione delle altre misure già previste nel piano 'Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di trasmissione per il periodo autunno-invernale'. Si invitano nuovamente le Regioni/PA a realizzare una rapida analisi del rischio, anche a livello sub-regionale, e a considerare un tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette".

Inoltre "si continua a osservare un forte incremento dei casi che porta l'incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg a 146,18 per 100.000 abitanti (periodo 5/10-18/10) (vs di 75 per 100.000 abitanti nel periodo 28/9-11/10). Nello stesso periodo, il numero di casi sintomatici è passato da 15.189 (periodo 28/9-11/10) a 27.114 (periodo 5/10-18/10). L'aumento di casi e' diffuso in tutto il Paese, con tutte le Regioni/PPAA che riportano un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente (flusso MdS). Questa settimana, soltanto uno su quattro dei casi è stato rilevato attraverso attività di tracciamento di contatti, mentre il 31,7% è stato rilevato attraverso la comparsa dei sintomi. Scende anche la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di screening (25,8% vs 31.1% della settimana precedente). Nel 16,9% dei casi non è stato riportato l'accertamento diagnostico".

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