Giovedì, 3 Dicembre 2020

Quando scatterebbe il lockdown nazionale

I ministri Gualtieri e De Micheli escludono la chiusura totale. Il numero di ricoverati in terapia intensiva è il campanello d'allarme vero. Locatelli: "Definire un meccanismo che faccia scattare livelli di restrizioni fino alla peggiore ipotesi. Le scelte spettano alla politica"

Non numeri, ma politica: la decisione di un eventuale nuovo lockdown partirebbe solo e soltanto da Palazzo Chigi. Non basta oggi l'appello di autorevoli scienziati, e non basterà nemmeno se i numeri peggiorassero bruscamente. Si va verso un nuovo Dpcm, è già tornata l'autocertificazione, ma non è il lockdown la prossima mossa. Lo dice Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts in un'intervista al 'Fatto quotidiano': "Stiamo facendo in queste ore riflessioni col ministro Roberto Speranza, il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro e il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito per identificare parametri volti a stabilire soglie: parliamo di combinazioni di numeri tra contagiati rispetto ai tamponi, occupazioni delle terapie intensive e ricoveri ordinari, morti. L'idea è di arrivare a definire un meccanismo che faccia scattare dei livelli di restrizioni fino alla peggiore ipotesi del lockdown nazionale a cui faremo di tutto per non arrivare''.

Locatelli: "Servono due settimane di tempo"

C'è bisogno di capire se le restrizioni attuali, quelle entrate in vigore con l'ultimo Dpcm, avranno effetti: "Servono almeno un paio di settimane per avere effetti sulla curva epidemica'' degli ultimi due dpcm, sottolinea Locatelli. ''Altre misure? - aggiunge - Lo diranno i numeri. Chiudere alle 21 penalizzerebbe attività come i ristoranti già in crisi grave. La cosa importante è evitare assembramenti. 'Coprifuoco' evoca scenari tristi di limitazione della libertà con la forza, parlerei piuttosto di restrizioni alla possibilità di movimento. Ma quel che serve davvero è un patto generazionale: a perdere la vita per il Covid sono in maggior misura ultrasessantenni soprattutto se con patologie concomitanti come il diabete e problemi polmonari o cardiaci. I giovani devono tutelarli con i comportamenti, lo prendano come un modo di restituire qualcosa ai più anziani: per la fortuna di vivere un'epoca senza conflitti bellici, con sistemi sanitari e solidaristici avanzati...''.

"Il lockdown avrebbe conseguenze inaccettabili"

Un lockdown nazionale, continua Locatelli, ''avrebbe conseguenze sociali ed economiche inaccettabili. E la scuola va tutelata a tutti i costi: nella peggiore delle ipotesi sarà l'ultima da sacrificare". Sull'appello lanciato da cento scienziati che hanno chiesto a Quirinale e governo scelte drastiche subito il presidente del Consiglio Superiore di Sanità sottolinea che ''sono personalità autorevoli e della loro opinione bisogna tenere conto. Ma le scelte spettano alla politica e chi la rappresenta con ruoli di governo, ritengo, non abbia affatto dato fin qui cattiva prova di sé''.

Conte guarda i numeri dell'ultimo bollettino e nota non solo i 19mila contagi ma anche che ci sono più persone oggi in terapia intensiva rispetto al giorno del lockdown (il limite per chiudere tutto sarebbe stato fissato a 2300, la metà dei posti attualmente disponibili). La vera preoccupazione riguarda gli ospedali, dato che in molte città i posti letto cominciano a scarseggiare, e la perplessità è che oltre la soglia già citata il sistemi rischi di collassare. Perché il numero di ricoverati in terapia intensiva è il campanello d'allarme vero. Ma va sottolineato come non ci sia ufficialmente un solo "parametro" che farà scattare il lockdown. La scelta deve essere politica. Politica, e solo politica.

Al lockdown ''sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia - dice il virologo Giorgio Palù - come scienziato perché penalizzerebbe l'educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria''.

Il governo è contrario al lockdown

"Il governo è riuscito ad assicurare un forte sostegno a cittadini, lavoratori e imprese nel momento più difficile della pandemia e questo impegno si è poi visto nel forte rimbalzo dell'attività economica che abbiamo avuto nel terzo trimestre. Adesso c'è una nuova fase di difficoltà, non penso che saranno necessarie scelte radicali come quelle del lockdown generalizzato che abbiamo visto nella prima fase" dice il ministro dell'economia, Roberto Gualtieri, ospite a Zapping su Rai Radio1. "Ma sicuramente - ha aggiunto - ci sono delle categorie e dei settori che sono più colpiti di altri e che meritano il pieno sostegno, anche economico, da parte del governo. Che non mancherà".

Anche la ministra alle Infrastrutture e ai Trasporti Paola De Micheli (Pd), è sulla stessa lunghezza d'onda: "Non faremo nessun lockdown totale ma stiamo prevedendo misure molto più severe, perchè il numero dei contagi è piuttosto preoccupante. Ma non saranno misure equiparabili a quelle di questa primavera, c'è una discussione in corso nel governo. Non mi piace il derby di queste ore tra economia e salute, non esiste questo derby. Noi ci occupiamo delle persone, le quali hanno bisogno di lavorare, di mandare a scuola i figli e anche quella di proteggere la propria salute: stiamo cercando di trovare l'equilibrio tra tutti questi diritti. Sicuramente chi non ha bisogno di uscire per le necessità primarie, è meglio che resti a casa", ha aggiunto la ministra.

Le otto regioni a rischio lockdown

"Artigianato KO con un nuovo lockdown"

Anche a causa del Covid, l'artigianato è sempre più in affanno. Nei primi 6 mesi di quest'anno le imprese del settore sono diminuite di 4.446 unità; facendo scendere il numero complessivo presente in Italia a quota 1.291.156". LO scrive la Cgia, secondo la quale un nuovo lockdown sarebbe il colpo del KO per l'artigianato. "Sia nel I (-10.902) che nel II trimestre 2020 (+6.456) - prosegue - i saldi1 sono stati tra i peggiori degli ultimi 10 anni, a conferma che l`artigianato, come del resto tutte le attività di prossimità, non è stato in grado di reggere l'urto dello shock pandemico. E se fosse proclamata una nuova chiusura totale del Paese, molto probabilmente assisteremmo al colpo del definitivo KO".

"Un nuovo lockdown generalizzato darebbe il colpo di grazia ad un settore che da 11 anni a questa parte sta costantemente diminuendo di numero - afferma il coordinatore dell`ufficio studi Paolo Zabeo -. Dal 2009, infatti, hanno chiuso definitivamente la saracinesca 185 mila aziende artigiane. Questo ha avviato la desertificazione dei centri storici e delle periferie, contribuendo a peggiorare il volto urbano delle nostre città che, anche per questa ragione, sono diventate meno vivibili, meno sicure e più degradate. Sia chiaro: soluzioni miracolistiche non ce ne sono, anche se è necessario un imminente intervento pubblico almeno per calmierare il costo degli affitti, ridurre le tasse, soprattutto quelle locali, e facilitare l'accesso al credito. Nonostante i prestiti erogati con il decreto liquidità, sono ancora tantissime le imprese artigiane che non trovano ascolto presso le banche, con il pericolo che molte di queste finiscano nella rete tesa dagli usurai".

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