Giovedì, 25 Febbraio 2021

Non è finita: le altre quattro regioni verso il lockdown "soft"

Con il nuovo Dpcm la divisione in zone gialle, arancioni e verdi è stata fatta in base a dati che risalgono al 25 ottobre. I numeri più aggiornati potrebbero portare quattro territori a diventare zone arancioni e a cambiare le regole e i divieti. Ecco quali

Mentre i presidenti di Regione vanno all'attacco del nuovo Dpcm che divide l'Italia in zone (o aree) rosse, arancioni e gialle già nei prossimi giorni c'è il rischio che alcune aree dell'Italia vadano in lockdown "soft". Questo perché, come hanno sostenuto anche i presidenti ieri dopo l'annuncio di Conte, per inserire le sei Regioni nelle zone rossa e arancione (rispettivamente: Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta da una parte, Puglia e Sicilia dall'altra) è stato usato il monitoraggio di venerdì scorso, basato sui dati dal 19 al 25 ottobre.

Non è finita: le prossime regioni a rischio lockdown "soft"

A breve però i numeri di quel monitoraggio verranno aggiornati con i nuovi dati e questo potrebbe portare altre regioni in lockdown "morbido" o "soft", secondo il neologismo in uso. I maggiori rischi, spiega oggi Repubblica dopo che la stessa questione era stata sollevata anche nei giorni scorsi, ci sono Veneto e Liguria che ieri hanno avuto interlocuzioni a tutti i livelli con il governo. In base all'indice di contagio Rt che si trova tra 1,25 e 1,50 in quei territori e al rischio definito "alto" in base ai 21 indicatori del monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute validati dal Comitato Tecnico Scientifico, Veneto e Liguria avrebbero dovuto già essere inserite in zona arancione così come Puglia e Sicilia.

Ma quella definizione del rischio è arrivata a causa dei dati ancora incompleti, e quindi, secondo la Cabina di Regia, "considerando l’imminente rivalutazione del rischio su dati aggiornati alla settimana 26 ottobre-1 novembre 2020, si ritiene di attenzionare in particolare queste Regioni per una definizione aggiornata e puntuale del livello di rischio". 

Quindi se i numeri della settimana successiva rispetto a quella in cui sono state prese le decisioni saranno peggiorati Veneto e Liguria potrebbero finire in zona arancione insieme a Puglia e Sicilia. Non solo: lo stesso problema hanno la Toscana e la Campania e la lista non finisce qui. Quali differenze comporta lo spostamento da zona gialla a zona arancione? Ci sono regole uguali e alcune differenziazioni importanti. In tutte queste zone -. e quindi in tutta Italia - c'è il coprifuoco dalle 22 alle 5, salvo per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.

Nuovo Dpcm e lockdown delle regioni: "Messi in zona rossa a nostra insaputa, è uno schiaffo ai cittadini"

Nella zona gialla sono "consentiti gli spostamenti anche fuori Regione, purché le Regioni accanto siano nella stessa zona rischio moderato. È in ogni caso fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche, per tutto l’arco della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi". 

Quattro regioni presto da zona gialla a zona arancione 

La capienza dei mezzi pubblici è dimezzata al 50% e musei, mostre, corner per giochi e bingo (in bar e tabaccherie) sono chiusi. Nella zona gialla e nella zona arancione "i centri commerciali (sono) chiusi nei giorni festivi e pre-festivi, ma rimarranno aperti negozi alimentari, farmacie, parafarmacie ed edicole collocati al loro interno" e c'è la "didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e terza media"; oltre a questo:

  • nella zona arancione è "vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalle Regioni, salvo che per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute";
  • nelle zone arancioni e rosse  "bar, ristoranti, locali, pub, gelaterie e pasticcerie" sono "chiusi sempre, ma potranno continuare a vendere cibo da asporto (fino alle 22) o consegnarlo a domicilio";
  • sempre nelle zone arancioni e rosse i negozi sono "chiusi, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali;
  • anche i mercati sono "chiusi, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari";

Intanto il bollettino della Protezione Civile ha segnalato ieri 30558 nuovi casi di positivi al coronavirus e 352 morti. La Regione più colpita rimane la Lombardia con 7.758 nuovi positivi, seguita da Campania e Piemonte che segnano entrambe il loro record assoluto: in Campania + 4.181 casi, in Piemonte +3.577. Sopra i due mila positivi ci sono Veneto (+2.436) e Lazio (+2.432) e la Sicilia conferma la salita sopra quota mille (+1.155,) Nessuna vittima solo in Molise e Basilicata mentre le regioni con più morti sono Lombardia (+96), Toscana (+43) e Lazio (+34). 

Il coronavirus durerà fino al 2021

Ma per quanto tempo si rischia di rimanere in questa situazione? Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello «Spallanzani» di Roma, nonché componente del comitato tecnico scientifico (Cts), dice oggi in un'intervista al Corriere della Sera che "Dovremo fare i conti con questa pandemia per almeno tutto il 2021. Le misure messe in campo sono le uniche armi che abbiamo per contenerla. Ma vanno applicate bene e serve la collaborazione di tutti". Poi c'è la questione del vaccino: "Sappiamo ancora poco del Sars-CoV-2. Abbiamo visto che tende a non mutare e questo potrebbe essere positivo nell’ottica di un vaccino, ma 10 mesi sono decisamente troppo pochi per escludere che possano prendere piede in futuro mutazioni significative. Sull’immunità vale lo stesso discorso. A oggi i casi di reinfezione sono pochi, eppure non possiamo escludere che l’immunità acquisita dopo l’infezione possa esaurirsi dopo qualche mese". 

Vittorio De Micheli, direttore sanitario dell'Ats di Milano, dice invece che la chiusura della Lombardia è tardiva e andava fatta due settimane fa: "L’Rt regionale considerato, ossia l’ultimo che noi abbiamo esaminato in Cabina di regia, è a 2,01. Così la Lombardia viene inquadrata nello scenario 4, quello in cui il valoreèprevalentementeesignificativamente maggiore di 1,5. Al di là dei tecnicismi, uno scenario di questo tipo, secondo le indicazioni dell’Istituto superiore di Sanità, “potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi”".

In un colloquio con La Stampa anche per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, la stretta arriva tardi ma per tutta Italia: "L’epidemia poteva essere contenuta e gestita meglio.Bisognava prevedere che la seconda ondata avrebbe portato altri guai, anche perché ora non ci aspetta l’estate come a marzo. Solo il lockdown totale abbatte in un mese del 50 per cento la curva dei contagi. Il governo interviene sempre sui numeri risalenti a 15 giorni fa e si rassegna all’inseguimento del virus. Anche stavolta le misure mi sembrano insufficienti a piegare la curva". 

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