Mercoledì, 2 Dicembre 2020
Lodi

Solidarietà contro discriminazione: 60mila euro "anonimi" per i bimbi stranieri di Lodi

Oltre duemila cittadini da tutta Italia hanno risposto all'appello lanciato dal Coordinamento Uguali Doveri per garantire l'accesso ai servizi scolastici per i figli delle famiglie extracomunitarie di fatto esclusi dal nuovo regolamento del Comune a guida leghista

Un momento della manifestazione dei bambini stranieri iscritti nelle scuole di Lodi che, a causa del regolamento sui servizi sociali per i bambini voluto dalla giunta Casanova, di fatto, sono esclusi dalla mensa. Lodi, 14 settembre 2018. ANSA/

Colletta, crowfunding, raccolta fondi. Ci sono tanti termini per definire la grande mobilitazione che si è creata per permettere ai  bambini stranieri di Lodi di poter mangiare alla mensa della scuola insieme a tutti i loro compagni.  Una mobilitazione praticamente anonima, come ha fatto notare su Twitter il giornalista Jacopo Iacoboni, partita dal basso, senza politica e senza leader, che in pochi giorni ha visto oltre duemila cittadini da tutta Italia donare 60mila in risposta al nuovo regolamento comunale adottato dal comune a guida leghista sulle agevolazioni per i servizi di bus e mensa a scuola.

Il nuovo regolamento del Comune di Lodi

Alle famiglie extracomunitarie per l'anno scolastico 2018/2019 infatti è stato richiesto di presentare infatti non solo la dichiarazione dei redditi ma anche certificati rilasciati dai loro Paesi d'origine che attestino la mancanza di proprietà immobili in patria. Documenti difficili da reperire, in alcuni casi quasi impossibili, e così molte famiglie non hanno potuto avere accesso alle agevolazioni, venendo inserite nella fascia economia più alta e pagare ad esempio 5 euro per ogni pasto a figlio e 210 euro a trimestre per il servizio di bus. Il costo più alto lo pagano però i bambini, costretti a tornare a casa per pranzare oppure a essere separati dai compagni per consumare i pasti portati da casa in un'aula separata. 

Il Coordinamento Uguali Doveri, che ha lanciato e gestito la raccolta fondi, ha comunicato ora lo stop alle donazioni poiché sono state sufficienti per coprire i costi fino alla fine di dicembre 2018.

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La retromarcia di Salvini

Per il Comune guidato da Sara Casanova il nuovo regolamento non è altro che una misura "antifurbetti" e Matteo Salvini ha sposato subito la stessa tesi. "Il fatto che qualcuno, certamente non i bambini ma i genitori, che potrebbe pagare ritiene di non doverlo fare, rappresenta un insulto a genitori italiani e stranieri, che invece pagano quello che devono". Poche ore fa, su Facebook, Salvini è intervenuto con una retromarcia (un "aggiornamento", lo definisce lui) sulla vicenda: "A Lodi, il bravo sindaco della Lega, Sara Casanova, non ha chiuso la mensa scolastica agli immigrati, ma il comune darà agevolazioni solo a chi ne ha realmente diritto. Gli stranieri devono fornire documentazione del loro paese d’origine, dove magari hanno proprietà e disponibilità economiche, ma se non è possibile il Comune si fiderà della buonafede". Successivamente Salvini ha poi annunciato l'intenzione di andare a trovare la sindaca per esprimerle "tutta la mia solidarietà",  perché "gli immigrati regolari e perbene sono i benvenuti e sono i miei fratelli, quelli che si fingono nullatenenti e non pagano una lira di tasse, se prendono contributi pubblici e poi gridano al razzismo quando vai a fare dei controlli, non sono miei amici".

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Di Maio ora dice: "I bambini non si toccano"

Mentre la Lega faceva quadrato su Sara Casanova, c'è stato chi ha fatto notare il silenzio "assordante" del Movimento5Stelle sulla vicenda finché ieri non è uscito un post di Luigi Di Maio su Instagram nel quale il vicepremier si limita al plauso per la colletta organizzata dai cittadini: "I bambini non si toccano! Se alcuni genitori non si comportano bene si multino loro, non i loro figli: questo Stato sarà sempre dalla parte dei bambini. Sono contento perchè gli italiani hanno risposto dando prova della loro grande solidarietà e del loro grande cuore, alla faccia di chi si diverte a dipingerli in altra maniera. Parlerò con il ministro Bussetti che ha già detto che si troverà una soluzione. E vi assicuro che sarà così". 

Da Napoli ha parlato oggi anche il presidente della Camera Roberto Fico. "Nel momento in cui si fa una delibera che in modo conscio o in modo inconscio crei delle discriminazioni così importanti si deve solamente chiedere scusa. Dopo le scuse questi bambini potranno rientrare tranquillamente nella mensa". 

Intanto l'attesa è per la decisione del Tribunale di Milano sul ricorso presentato contro il Comune di Lodi. La speranza del Coordinamento è che i giudici annullino "questa discriminazione". In caso, da gennaio se “fosse necessario altro supporto, rilanceremo l’iniziativa”, dice su Facebook l'associazione, specificando che qualora “i contribuiti ricevuti fossero superiori al fabbisogno, saranno utilizzati per promuovere iniziative contro le discriminazioni verso le persone non comunitarie e per il sostegno dell’accesso ai servizi scolastici di tutti i bambini bisognosi”.

La replica del sindaco di Lodi

"Il regolamento rimane in vigore, la legge deve sempre valere per tutti", ha ribadito il sindaco Casanova. "Dispiace che non tutti condividano il principio di equità che sta alla base di questa delibera, che vuole mettere italiani e stranieri nella stessa condizione di partenza per dimostrare redditi e beni posseduti". "Sul tema delle prestazioni agevolate - ha spiegato il primo cittadino di Lodi - l'amministrazione ha sempre accettato il confronto costruttivo con chiunque, ma chi ci critica non è stato in grado di fare altrettanto, cioè di costruire un dialogo politico rispettoso. Durante l'ultimo Consiglio comunale la maggioranza dei consiglieri ha assunto l'impegno di stendere linee-guida per l'applicazione del Regolamento per l'accesso alle prestazioni agevolate".

Un caso simile anche in Veneto

Intanto un nuovo "caso Lodi", stavolta in Veneto, dove per ottenere il contributo regionale sull'acquisto dei testi scolastici i cittadini extracomunitari devono presentare, altre all'Isee, anche la certificazione rilasciata dal paese d'origine sull'eventuale possesso di immobili o percezione di redditi all'estero. 

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