Martedì, 1 Dicembre 2020

Perché il coprifuoco in Lombardia è solo l'inizio (e quali altre regioni la seguiranno presto)

La svolta di Fontana: vietato uscire di casa dalle 23 alle 5. Ma presto toccherà ad altri territori. Dove il contagio corre ancora più veloce

Il coprifuoco in Lombardia è solo l'inizio. La svolta del presidente della Regione Attilio Fontana, che forse si è improvvisamente ricordato degli errori (suoi e del governo) a Bergamo, partirà giovedì, quando ai cittadini sarà vietato uscire di casa dalle 23 alle 5 se non per motivi eccezionali come durante il lockdown. La proposta è stata sottoposta al governo perché la Regione da sola non può prendere questa decisione ma il ministro della Salute Roberto Speranza e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno già dato il loro assenso. 

Perché il coprifuoco in Lombardia è solo l'inizio (e quali altre regioni la seguiranno presto)

Ma altre regioni presto si metteranno sulla scia della Lombardia. Perché il bollettino della Protezione Civile ieri ha riportato 9.338 contagiati, a fronte però di quasi 50mila tamponi in meno rispetto a domenica. Il lunedì, da sempre, si registrano meno test, ma una settimana fa, a parità di giorno, i nuovi positivi erano 4.619: la metà di ieri. E perché I pazienti in terapia intensiva negli ospedali italiani sono saliti ieri a 797, 47 in più di domenica, mentre quelli ricoverati nei reparti ordinari sono 7.676 (+545).

"Una curva esponenziale. Ad oggi abbiamo quasi un ricovero ogni 10 casi e ogni 10 ricoveri uno in terapia intensiva", ha spiegato a Repubblica Alessandro Vergallo, presidente dell’associazione anestesisti e rianimatori. E perché dopo la Lombardia, resta la Campania la regione più colpita dalla nuova ondata di coronavirus. Sono 1.593 i positivi registrati ieri a fronte di un minor numero di tamponi. Ventuno le persone decedute, che portano il totale a 522. Mentre sono 17 le regioni sotto la soglia di sicurezza per i posti in terapia intensiva. Nel dettaglio, la stretta di Fontana prevede: 

  • Da giovedì, con l’entrata in vigore della nuova ordinanza, in Lombardia tutte le attività dovranno cessare alle 23. Una chiusura anticipata rispetto alle 24 fissate in Italia che colpisce la movida. Dalle 18 resta il servizio solo ai tavoli;
  • Saranno vietati dalle 23 alle 5, sempre a partire da giovedì, tutti gli spostamenti ad esclusione di casi eccezionali: si potrà uscire di casa dunque solo per motivi di salute, lavoro o comprovata necessità. Da capire come si dovrà certificare l’uscita;
  • sabato e domenica la media e grande distribuzione dovranno fermarsi in tutta la Lombardia, tranne gli esercizi dei centri commerciali che vendono generi alimentari o di prima necessità come le farmacie;

Ma quella della Lombardia potrebbe essere una scelta che interesserà via via altre parti d'Italia. Lo ha fatto capire ieri Conte: "La curva è obiettivamente preoccupante. Ci stiamo predisponendo per evitare il lockdown generalizzato, ma non possiamo escludere che se le misure non daranno effetti saremo costretti a tararle più efficacemente e arrivare a lockdown circoscritti". 

Come il testo del Dpcm 18 ottobre è stato cambiato nella notte

A Milano l’indice Rt è a 2,34 e si prevedono 4mila ricoveri a fine mese

Repubblica scrive che già da oggi (in realtà qualcuno ha cominciato ieri, pur in mancanza ancora di un atto di indirizzo ufficiale) in tutta Italia si muoveranno i prefetti per decidere, insieme con i sindaci, le chiusure delle zone più frequentate nelle singole città:

Si tratta della norma, prima inserita e poi cancellata nella notte nel Dpcm, che ha fatto arrivare allo scontro frontale tra il governo e l’Anci, l’Associazione dei sindaci.  Stamattina arriverà una circolare in tutte le Prefetture con le modalità degli interventi: a decidere le chiusura lampo di strade e piazze saranno sì i sindaci ma in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza. Condivideranno la scelta dunque con Prefetti, che metteranno a disposizione le forze di polizia per i controlli. E le Asl che, sulla base delle singole necessità ed emergenze, indicheranno quali sono le aree più a rischio assembramenti, e dunque da chiudere.

Il Corriere invece spiega che la richiesta di coprifuoco, partita dalla Regione e avallata da tutti i sindaci, è comunque una scelta coraggiosa, perché in anticipo rispetto ad altre regioni dove il contagio corre proporzionalmente anche più veloce.

Ma è la densità abitativa di una metropoli come Milano, con l’Rt lievitato negli ultimi giorni fino a 2,34, a fare paura e non consentire rinvii. Un dato, quello che traccia la velocità del contagio che si riferisce a mercoledì scorso e che quindi è destinato a salire. Così nasce la decisione, sommando tanti e troppi punti critici. Il report con la proiezione dei ricoveri è solo l’apice di una piramide complessa.

Perché da giorni, soprattutto a Milano, ma anche a Monza e Varese i numeri sono lievitati al punto di far saltare il lavoro decisivo di tracciamento. «Chi sospetta di aver avuto un contattoarischio o sintomi stia a casa», ha detto, sollevando un polverone politico, il direttore sanitario dell’Ats milanese Vittorio Demicheli. Con una media di 1.500 positivi al giorno solo nell’area di Milano, impossibile intervistare tutti per risalire ai contatti stretti da isolare e spedireafare un tampone. 

Gli scenari virano al brutto: si parla di un orizzonte di 600 persone, dai 113 di oggi, in rianimazione entro fine mese e di 4mila ricoverati negli altri reparti Covid. 

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