Martedì, 2 Marzo 2021

Lombardia zona rossa per errore, chi ha ragione? Il documento dell’Iss che lo spiega

Il governatore Fontana è tornato a dare la colpa al governo. Ma c'è una relazione dell'Istituto Superiore di Sanità che racconta com'è andata. A cui nessuno del Pirellone ha finora risposto nel merito

Chi ha ragione tra Attilio Fontana e Roberto Speranza sulla Lombardia zona rossa per errore? Il presidente di Regione Lombardia oggi su Facebook ha risposto al sindaco di Milano Beppe Sala tornando a sostenere che la colpa dell’accaduto non è sua: “Gli uomini del suo Governo, dopo che abbiamo fatto ricorso al Tar e segnalato anomalie sull’algoritmo dell’Istituto Superiore di Sanità che calcola l’Rt, ci hanno chiesto di integrare i dati già inviati e non modificati con ulteriori specifiche che non fanno parte delle richieste standard. E, come per magia, il rosso è diventato arancione, se non giallo. Al contempo, la richiesta del Ministero si è trasformata in una "rettifica" della Regione, evidentemente per gettare l'errore sugli altri. A noi non è dato di sapere di un algoritmo segreto che hanno e usano solo a Roma”. Un edit alla fine dell'articolo racconta invece delle mail di Regione Lombardia all'Istituto Superiore di Sanità. 

Lombardia zona rossa per errore: chi ha ragione?

Ma nella replica ci sono molte cose che non tornano. In primo luogo con quanto ha affermato lo stesso Fontana il 9 gennaio scorso durante la conferenza stampa di presentazione di Letizia Moratti nuova assessore alla Sanità al posto di Giulio Gallera: "Siamo in zona arancione, molto vicini alla zona rossa. Rischiamo di passarci presto, questa è l'attuale situazione, soprattutto considerando l'RT e i limiti di occupazione delle rianimazioni", aveva detto il governatore, senza lamentarsi in alcun modo di presunti errori nell’indice di contagio Rt e nel suo algoritmo talmente segreto che come si calcola è scritto sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma per risalire all’inizio di questa storia è utile anche ricordare cosa ha detto oggi al Fatto Quotidiano Caterina Molinari, 37 anni, di professione ingegnere, impiegata all’Eni e attualmente prima cittadina di Peschiera Borromeo: è lei infatti che in un’occasione – il 13 gennaio scorso, e quindi non nella settimana analizzata dall'Iss per portare la Lombardia in zona rossa - ha segnalato alla Regione che i dati Covid erano sbagliati. “Il giorno prima, secondo il sito della Regione i contagiati di Peschiera Borromeo erano 400. Il 13 diventano di colpo 1.200. A me piacciono i numeri: non ho fatto fatica a capire che sul portale  restavano tra i malati anche i positivi che erano guariti, ma non avevano fatto il tampone finale da cui risultare negativi; continuavano dunque a comparire tra i positivi”. Nel portale erano via via sommati insieme tutti quelli che erano stati positivi, senza sottrarre i guariti. I positivi risultavano essere il triplo dei positivi reali. Molinari ha segnalato alla Regione, alla Ats e alla Prefettura, senza ottenere risposta. Quando cominciano a scriverne i giornali però al Pirellone replicano che quelli non erano i dati che venivano inviati al governo. Poi, attenzione alle date, il 22 gennaio i positivi a Peschiera Borromeo segnalati erano 395, il giorno dopo diventano improvvisamente 82. Tutti guariti di colpo?

La settimana precedente era cominciata con le lamentele di Fontana riguardo la Lombardia zona rossa ed era proseguita con l’annuncio di un ricorso al Tribunale amministrativo regionale da parte del governatore. Nell’occasione secondo quanto trapelava dal Pirellone l’argomento che la Regione utilizzava per sostenere il suo ricorso non era la sovrastima dell’Rt, ma il fatto che questa si basasse su dati “vecchi”, ovvero quelli della settimana precedente. Come del resto si è sempre fatto da quando esistono gli indicatori senza che nessuno si sia lamentato prima. Ma come mai la Regione Lombardia sovrastimava i dati? La spiegazione parte dal cambio di regole in vigore dal 12 ottobre, quando in base alle nuove norme del ministero i positivi al tampone possono interrompere l’isolamento tra i 10 e i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi senza più il doppio tampone negativo. Come ha raccontato il Corriere della Sera, migliaia di guariti sono stati conteggiati come positivi semplicemente perché entravano nel conteggio ma non ne uscivano perché la Lombardia non li depennava quando guarivano. Secondo la spiegazione data dalla Regione quel campo non andava per forza compilato.

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Il documento dell’Iss che spiega chi ha ragione sulla Lombardia zona rossa per errore

Ma un documento dell’Iss pubblicato sul sito del ministero venerdì sera racconta anche qualcos’altro e con la necessaria dovizia di particolari che ci aiutano a capire come la Lombardia è finita in zona rossa. In premessa, il documento, scaricabile in pdf, spiega che durante il monitoraggio settimanale che costituisce il report che l’Iss e il ministero preparano per la Cabina di Regia Benessere Italia “un primo calcolo degli indicatori avviene ogni mercoledì e viene inviato ai referenti regionali che hanno la possibilità di evidenziare incongruenze ed errori, definendo quindi il contraddittorio che caratterizza il monitoraggio stesso. In caso non siano rilevati problemi il dato viene quindi elaborato in un report standard e discusso nella Cabina di Regia definita ai sensi del DM Salute del 30 aprile 2020. Nelle email di validazione è esplicito il criterio del silenzio assenso in tempi definiti”.

Subito quindi qui appare un’evidenza che smentisce Fontana fino a prova contraria: la Regione Lombardia non ha contestato i dati in base ai quali è finita in zona rossa. Ma il documento spiega anche altro. Ovvero che ”nella settimana di monitoraggio 35 la Regione Lombardia presentava la coesistenza di 3 allerte

  • Trend in aumento dei casi rispetto alla settimana precedente in base al flusso coordinato dal Ministero della Salute (Indicatore 3.1)
  • Rt puntuale sopra uno (Indicatore 3.2)
  • Aumento nel numero dei focolai (Indicatore 3.5)”.

L’Iss specificava anche che la regione presentava “eccesso delle soglie di allerta nel tasso di occupazione dei posti letto in Terapia Intensiva”, ovvero proprio quello che diceva lo stesso Fontana il 9 gennaio. Per questo si trovava in uno scenario di rischio alto. E cosa succede il 20 gennaio? Lo racconta il documento:

Il 20 gennaio 2021, la Regione Lombardia ha inviato come di consueto l’aggiornamento del suo DB. In tale aggiornamento si constata anche una rettifica dei dati relativi anche alla settimana 4-10 gennaio 2021. In particolare, si osserva una rettifica del numero di casi in cui viene riportata una data inizio sintomi e, tra quelli con una data di inizio sintomi, quelli per cui viene data una indicazione di stato clinico laddove assente.

E quindi l’Istituto nota nei casi comuni al DB del 13 gennaio 2021 e del 20 gennaio 2021 che:

  • il numero di casi in cui è indicata una data inizio sintomi (gli unici inizialmente considerati nel calcolo dell’Rt sympt) è diminuita (da 419,362 a 414,487);
  • il numero di casi con una data inizio sintomi e in cui sia segnalato uno stato sintomatico (qualunque gravità) o sia assente questa informazione (inclusi dal calcolo Rt sympt) è diminuito (da 185,292 a 167, 638);
  • il numero di casi con una data inizio sintomi e in cui sia dichiarato uno stato asintomatico o vi sia notifica di guarigione/decesso senza indicazione di stato sintomatico precedente (esclusi dal calcolo Rt sympt) è aumentato (da 234,070 a 246,849).

Questo ricalcolo - il secondo punto segnalato dal documento - cambia l’indice di contagio Rt perché riduce il numero complessivo di casi sintomatici, pur non cambiando lo scenario di rischio alto complessivo. I dati forniti il 13 gennaio, che riguardano la settimana dal 4 al 10, fa tornare la regione in Scenario 1 e così scatta la zona arancione al posto di quella rossa. A questo documento il Pirellone non ha dato alcuna risposta nel merito. E quindi, fino a prova contraria: la Lombardia ha inviato i dati, la Lombardia non ha chiesto rettifica e ricalcolo dell’indice Rt nonostante fosse tra le sue prerogative farlo la settimana scorsa prima che il report venisse inviato alla Cabina di Regia, la Lombardia ha rettificato i calcoli dell’indice soltanto successivamente rispetto alla consegna dei dati perché il ministero le ha fatto notare che forse nei calcoli c’era un errore in base alle regole in vigore dal 12 ottobre, la Lombardia in base ai nuovi dati ha chiesto di uscire dalla zona rossa e di entrare in zona arancione ed è stata accontentata. Come tutto questo possa essere colpa di Roma è un mistero poco gaudioso. Ma non l’unico nella tragedia del coronavirus in Lombardia.

Il documento dell'Iss sulla Lombardia zona rossa per errore

EDIT 25 gennaio ore 6,30: oggi Corriere e Repubblica parlano di una serie di mail scambiate tra Regione Lombardia e l'Istituto Superiore di Sanità a partire dal 7 gennaio. Nella prima, mandata dall'Iss, si segnalava che qualcosa non andava nei dati, e venivano invitati i tecnici a controllare bene cosa stesse succedendo. Poi martedì 19 gennaio l’assessorato spedisce all’Istituto un'altra mail: "Con la presente, a seguito delle odierne interlocuzioni, si richiede che venga eseguito un calcolo dell’indice RT Sintomi recependo le modifiche definite a livello tecnico relative al conteggio dei pazienti guariti e deceduti". È altamente probabile che si stia parlando del conteggio in vigore in tutta Italia dal 12 ottobre di cui abbiamo parlato nell'articolo. Il 22 gennaio arriva una terza mail da parte del Pirellone: "Gentilissimi, tenuto conto dell’integrazione del flusso dei dati trasmesso mercoledì 20 rispetto a mercoledì 13, effettuata a seguito del confronto tecnico tra Iss e assessorato al Welfare relativa alla riqualificazione del campo stato clinico (...) si chiede la rivalutazione dell’indice Rt nella settimana trentacinquesima. Ora per allora". Il report #35 è quello che ha mandato la Lombardia in zona rossa. 

EDIT 25 gennaio 16,57: "Il problema tecnico al 'Cruscotto', messo a disposizione dei sindaci, non ha inciso in alcun modo sulla classificazione della zona rossa". Lo precisa in una nota Aria, la centrale acquisti e innovazione della Regione Lombardia, spiegando che "i dati che vengono utilizzati dall'Iss per effettuare le valutazioni provengono da un altro caricamento" e che "le due questioni non sono assolutamente collegate". Nel comunicato di Aria si specifica che "le piattaforme di trasmissione ai Sindaci e a Roma sono differenti, così come sono diversi i periodi. La settimana di valutazione per determinare la zona si riferisce al 4-10 gennaio 2021 con Rt calcolato al 30 dicembre 2020, mentre il guasto al cruscotto è avvenuto nei giorni 14/15 gennaio, ed era nuovamente operativo, dopo la sistemazione, già da lunedì 18 gennaio 2021". Inoltre Aria precisa che "il guasto al cruscotto riguardava solo la visualizzazione sintetica, mentre lo stato di guarigione nel dettaglio di ogni singolo cittadino è sempre stato corretto".

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