Lunedì, 1 Marzo 2021

"Lombardia vicina alla zona rossa"

Il presidente Fontana lancia l'allarme: "Rischiamo di passarci presto, questa è l'attuale situazione". E dice che è meglio tenere chiuse le scuole

"Siamo in zona arancione, molto vicini alla zona rossa. Rischiamo di passarci presto, questa è l'attuale situazione, soprattutto considerando l'RT e i limiti di occupazione delle rianimazioni": lo ha spiegato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, in conferenza stampa per presentare la nuova giunta, a proposito della decisione di rinviare l'apertura delle scuole. "Io sono sempre stato convinto che si dovessero riaprire le scuole, e consentire le lezioni in presenza, ma in questo momento la precauzione e l'evoluzione della pandemia deve indurre a una maggiore cautela".

"Lombardia vicina alla zona rossa"

Per la Lombardia il ministero della Salute ha decretato la zona arancione ieri con l'ordinanza che scadrà il 15 gennaio, data in cui è previsto il nuovo Dpcm e/o il decreto legge che cambierà le regole per le regioni in zona rossa e arancione. Attualmente, in base ai dati del monitoraggio dell'Iss e del ministero della Salute, la Lombardia ha un indice di contagio Rt di 1,27 (la forchetta è compresa tra 1,24 e 1,30), uno scenario di tipo 2 e una classificazione complessiva di rischio alta. Secondo Fontana anche l'indice di occupazione delle terapie intensive potrebbe portare la regione in zona rossa. 

 "Abbiamo ritenuto di rinviare di due settimane la riapertura delle scuole. Ci siamo confrontati anche con i sindaci delle città capoluogo, si sono resi conto. Io ho sempre sostenuto dal primo giorno che c'è l'assoluta necessità di consentire le elezioni in presenza degli studenti, però in questo momento l'evoluzione che sta avendo la pandemia deve indurre a estrema cautela per quanto riguarda il discorso delle scuole. Anche tanti altri presidenti di Regione hanno fatto la scelta di rinviare apertura delle scuole", ha detto poi il governatore. 

Dopo l'abbassamento della soglia dell'Rt per determinare il posizionamento nelle fasce, il governo sta pensando di introdurre un'ulteriore stretta: se l'incidenza settimanale dei casi è superiore a 250 ogni 100mila abitanti scatta in automatico la zona rossa. La proposta, avanzata dall'Istituto superiore di Sanità, è stata condivisa dal Cts e dovrà essere concordata con le Regioni. Un incontro tra il governo e le regioni non è ancora stato fissato ma è probabile che si tenga all'inizio della prossima settimana in vista della scadenza del Dpcm il 15 gennaio. In base all'ultimo monitoraggio, con l'abbassamento dei parametri relativi all'incidenza dei casi, l'unica regione che andrebbe automaticamente in zona rossa sarebbe il Veneto, che ieri aveva un'incidenza a sette giorni di 454,31 casi per 100mila abitanti. Quella della Lombardia è a 133 casi per 100mila abitanti negli ultimi sette giorni, come quella della Sicilia.

È più alta quella dell'Emilia Romagna, con un'incidenza a 242,44. In tutto sono cinque ad oggi le regioni o province autonome che superano i 200 casi ogni 100mila abitanti: oltre a Veneto ed Emilia Romagna, ci sono la provincia di Bolzano (231,36), il Friuli Venezia Giulia (205,39) e le Marche (201). In ogni caso, nessuna regione è sotto la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti, quella che, dice la cabina di regia del ministero della Salute, permetterebbe "il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e il tracciamento dei loro contatti". L'incidenza più bassa si registra in Toscana, con 78,95 casi ogni 100mila abitanti. 

Come il nuovo Dpcm e il decreto in arrivo cambieranno le regole per le regioni in zona rossa e arancione

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