Mercoledì, 23 Giugno 2021
Il piano del governo

Long covid, quelli che guariscono ma non si riprendono: i sintomi e l'ipotesi delle cure gratuite

Dopo la guarigione dal coronavirus alcune persone continuano a convivere con effetti a lungo termine come affaticamento, tosse e difficoltà di concentrazione. Una condizione che richiede monitoraggio e cure costanti, per cui il ministero della Salute sta vagliando un piano da 50 milioni di euro

Patrizia ha 53 anni e lo scorso anno fu uno dei primi casi covid ufficiali in provincia di Ravenna. È passato un anno e il suo incubo non è ancora finito. Abita con la sua famiglia a Villa Inferno, una frazione del comune di Cervia. Il 20 marzo dello scorso anno alla donna è stato diagnosticato il covid, una forma acuta che l'ha costretta al ricovero in ospedale per una settimana. Poi finalmente il tampone negativo, ma il "long covid" non l'ha mai abbandonata. La forte stanchezza è ancora persistente, così come i dolori muscolari, il fiato corto, la pressione costantemente bassa.

Patrizia ha sviluppato una condizione in cui si trovano diversi pazienti guariti dal coronavirus, che soffrono di una vera e propria sindrome denominata dagli esperti "long covid", in cui alcuni sintomi e malesseri portati dalla malattia si protraggono anche dopo che il virus è stato debellato. L'età media dei pazienti colpiti da long covid è 50 anni, quindi in età lavorativa. Una condizione molto particolare studiata anche dall'Organizzazione mondiale della sanità: "Sono state raccolte diverse evidenze. Ci sono persone che si sono riprese dalla malattia provocata dal covid che continuano ad avere problemi a lungo termine", hanno ammesso gli esperti dell'Oms.

In molti casi il coronavirus non finisce con il tampone negativo. Affaticamento, tosse e "nebbia" nel cervello sono i segnali principali del long covid, quell'insieme di sintomi che continuano ad affliggere chi ha avuto il Covid-19 per settimane, se non addirittura mesi dopo la guarigione. Questi effetti necessitano monitoraggio e cure costanti, ai quali si legano inevitabilmente costi economici anche elevati. Ecco perché sul fronte economico il ministro della Salute, Roberto Speranza, in vista del decreto Sostegni bis, sta lavorando a un piano da 50 milioni di euro per garantire cure gratuite per due anni ai pazienti che hanno avuto il covid nella forma più grave e che sono stati ospedalizzati.

Gli effetti del long covid sui pazienti guariti

Il professor Francesco Landi, responsabile del day hospital post-covid del Policlinico Gemelli di Roma, da un anno monitora gli effetti del long covid sui pazienti guariti. "Solo il 20% dei pazienti che ha avuto il Covid-19 è completamente ristabilito, senza nessun sintomo. Quello più comune, a distanza di 2-4 mesi, nel 50% delle persone colpite dal virus è l'affaticamento fisico, a seguire la tosse", ha spiegato. Un altro aspetto che sta emergendo nell'osservazione dei sintomi post coronavirus è un disturbo cognitivo, il cosiddetto "fog brain" (cervello annebbiato), "che comporta difficoltà di concentrazione e di memoria, sia nei giovani sia negli anziani, sia in chi è stato ricoverato e ha avuto una forma grave sia in chi si è curato a casa", spiega il professor Landi.

Secondo le osservazioni della Società italiana per le malattie respiratorie infantili e la Società italiana di pediatria, nei pazienti più piccoli gli effetti a lungo termine sono più di tipo psicologico che fisico, con una crescita dell'ansia. "È importante dare ai pazienti la possibilità di fare controlli ai polmoni, al cuore, al cervello e di essere seguiti in un percorso di riabilitazione, esercizio fisico, alimentazione sana - aggiunge Landi del Gemelli di Roma -. Ancora non sappiamo quanto dura un percorso di ripresa, a distanza di un anno dall'apertura della nostra struttura multidisciplinare stiamo richiamando i pazienti guariti per vedere la traiettoria della malattia. Ora conosciamo meglio la fase acuta e post acuta, a due-quattro-sei mesi, ma ancora non sappiamo davvero cosa accade su un periodo più lungo".

Le spese per curare il long covid

La Federazione degli internisti ospedalieri (i medici che assistono i pazienti affetti da disturbi epatologici, autoimmmuni, allergologici, gastroenterologici, reumatologici e di tutte le altre patologie appartenenti alla medicina generale e che non necessitano di un approccio chirurgico) ha stilato una lista di esami e costi per curare il long covid. Si parla di undici diversi esami e ciascuno ripetuto da due a quattro volte, con una spesa che costerebbe al paziente almeno trecento euro di ticket, ma che può lievitare in moltissimi casi. Il sistema di controllo multidisciplinare messo a punto dagli internisti, nato all'ospedale San Paolo di Savona, prevede ogni tre-sei-dodici e 24 mesi che vengano rilevati i parametri vitali, come frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e livello di saturazione del sangue. E con la stessa frequenza il paziente viene sottoposto a elettrocardiogramma, a spirometria per controllare lo stato dei polmoni e ad analisi del sangue per verificare emocromo, funzionalità renale ed eventuali stati infiammatori. A uno e due anni di distanza sono poi previsti ecocardiogramma, emogasanalisi del sangue arterioso e, a giudizio medico, tac al torace o angio-tac.

Proprio in questo quadro si inserisce il piano da 50 milioni di euro al vaglio del ministro della Salute Speranza: l'intenzione è di destinare al "follow-up" dei pazienti Covid-19 oltre 24 milioni di euro per l'anno in corso, circa 20 milioni per il 2022 e poco meno di 6 milioni di euro per il 2023. Nelle intenzioni del governo, tutti i pazienti colpiti da forma grave di Covid-19, dimessi da un ricovero ospedaliero e giudicati guariti, potranno usufruire per due anni, a titolo gratuito e con la totale esenzione del ticket, delle prestazioni diagnostiche e specialistiche ambulatoriali del Servizio sanitario nazionale che rientrano nelle attività di "follow-up" sulle possibili conseguenze del virus. Per rendere concreto questo piano di cure gratuite si attendono sviluppi nelle prossime ore.

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