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Sabato, 13 Agosto 2022
L'eredità del virus

Il long Covid è un problema più comune del previsto

Dai risultati di uno studio finanziato dal governo inglese si può stimare che nella sola Inghilterra siano 2 milioni le persone che hanno avuto sintomi per più di 12 settimane. Le donne sono più colpite degli uomini

Il long Covid potrebbe essere molto più frequente di quanto si pensi. Secondo uno studio finanziato dal governo inglese (non ancora sottoposto a revisione paritaria), su 508.707 persone oggetto di indagine il 37,7% ha riferito di aver avuto almeno un sintomo per più di 12 settimane, mentre il 14,8%  ha manifestato tre o più sintomi persistenti. Ciò ha portato a stimare che nella sola Inghilterra ci siano due milioni di persone che abbiano in qualche modo sofferto di long Covid. Dallo studio, denominato React-2, è emerso anche che le persone sintomatiche rientravano in due categorie: da una parte c'era chi manifestava sintomi respiratori, senso di oppressione al petto e dolore al torace (e dunque sintomi più gravi), dall'altra chi ha avvertito prevalentemente stanchezza e dolori muscolari. Quasi un terzo delle persone con long Covid ha inoltre riferito di aver avuto sintomi gravi.  

Cosa ci dice lo studio inglese sul long Covid

Com'è emerso già da altre indagini le donne sarebbero più esposte degli uomini al long Covid. I risultati dello studio suggeriscono inoltre che la prevalenza di sintomi persistenti aumenti di pari passo con l'età (+3,5% per ogni decennio di vita) e sia più elevato tra le persone obese o in sovrappeso, tra i fumatori e tra coloro che vivono in aree svantaggiate. Per motivi non ancora chiari il long Covid è invece meno frequente tra le persone di etnia asiatica.

Per Paul Elliott, direttore del programma REACT presso l'Imperial College di Londra, i risultati delinano "un quadro preoccupante" di cui la politica dovrebbe tener conto nel pianificare le sue scelte perché si tratta di una condizione che potrebbe riguardare "milioni di persone nel Regno Unito". Kevin McConway, professore emerito di statistica applicata alla Open University, ha parlato di un problema di portata "allarmante" sottolineando come i risultati dello studio React non ci dicano in realtà "quanto fossero gravi quei sintomi in termini di effetti sulla vita dei pazienti": certo è che il tema andrebbe affrontato seriamente così da "fornire cure adeguate e servizi di supporto alle persone coinvolte".

A maggio l'Office National Statistics (ONS) aveva stimato che i casi di long Covid nel Regno Unito fossero più di un milione. Dallo studio React sembra che invece questa condizione sia più diffusa. La ricerca dell'Ons però si riferiva ad un periodo di tempo più circoscritto rispetto a quella dell'Imperial College. Un'altra differenza è che ai partecipanti dello studio React non è stato chiesto se soffrissero o meno di long Covid, ma solo se avessero avvertito sintomi persistenti  - e di che tipo - anche perché, come fanno notare gli stessi autori dell'indagine, non sempre da parte dei pazienti c'è consapevolezza del problema. Lo studio React dunque non fa confermare una tendenza che era già emersa. E su cui bisognerà indagare. 

Le donne e il long Covid

Un altro elemento da tenere in considerazione è che le persone di sesso feminile soffrono più spesso di questa condizione (circa 1,5 volte in più degli uomini). Ma d'altra parte già nei mesi scorsi non erano mancate avvisaglie in questo senso. In un recente articolo del Guardian veniva ad esempio spiegato che la stessa tendenza è emersa dai pazienti long-Covid monitorati negli ospedali di diverse parti del mondo nonché da vari sondaggi e studi sulla persistenza dei sintomi da Covid. La dottoressa Sarah Jolley, che gestisce la clinica post-Covid dell'UCHealth ad Aurora, in Colorado, ha detto all'Observer che circa il 60% dei suoi pazienti sono donne. In Svezia, il ricercatore del Karolinska Institute, il dottor Petter Brodin, sospetta che la percentuale di pazienti femminili con long Covid possa essere ancora più alta, potenzialmente del 70-80%. 

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