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Domenica, 21 Aprile 2024
Salto di specie? / Stati Uniti d'America

Cos'è la malattia del cervo zombie (e quali sono i rischi per l'uomo)

Allarme negli Stati Uniti, dove questa particolare patologia neurologica si sta diffondendo tra gli animali: oltre 800 i casi, soprattutto nelle foreste del Wyoming. La malattia da deperimento cronico (CWD) è mortale al 100% provoca sintomi terrificanti

Cervi e alci con lo sguardo vitreo e perso nel vuoto, denutriti e malridotti, che si aggirano in maniera claudicante e con la bava alla bocca. Sono i terribili sintomi riscontrati in oltre 800 esemplari nel Nord degli Stati Uniti, tutti colpiti da un nuovo virus che si sta diffondendo tra gli animali: la malattia da deperimento cronico (CWD), soprannominata anche "la malattia del cervo zombie". La maggior parte delle infezioni sono state registrate nelle foreste del Wyoming, ma l'impennata di casi negli ultimi mesi ha fatto scattare l'allerta negli Usa: causata da prioni, proteine mal ripiegate in grado di trasmettere l'anomalia a quelle sane, questa malattia è mortale al 100% ed è in grado di infettare le cellule umane.

Cos'è la malattia del cervo zombie

Come descritto dal Centers for Disease Control and Prevention, la CWD (malattia del deperimento cronico) è patologia neurologica che riguarda soprattutto animali come cervi, alci, e renne: colpisce il cervello, il midollo spinale e altri tessuti, provocando danni irreparabili. La malattia può presentarsi negli animali a qualsiasi età e non lascia via di scampo: al momento non esistono cure o vaccini disponibili. Secondo gli scienziati, la malattia del cervo zombie può diffondersi tra gli animali attraverso lo scambio di fluidi o tessuti contaminati nell'ambiente, come nel cibo o nell'acqua. Alla base di questa patologia ci sono i prioni, molecole proteiche in grado di trasmettere la sua forma anomala a varianti normali della stessa proteina del cervello, provocando di fatto una reazione a catena e una degenerazione neurologica irreversibile. Le malattie da prioni, proprio a causa delle loro caratteristiche uniche, sono particolarmente preoccupanti: i prioni sono infatti molto resistenti, sono in grado di sopravvivere nell'ambiente anche per anni e possono contrastare i classici metodi di disinfezione, dalle radiazioni alle temperature estreme. Per questo motivo dal 1997 l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha raccomandato di evitare che gli agenti di tutte le malattie da prioni conosciute entrino nella catena alimentare umana.

La malattia del cervo zombie, come le altre malattie da prioni, ha un periodo di incubazione di oltre un anno, con i sintomi che iniziano a svilupparsi molto lentamente. Esistono anche casi di alci e cervi infetti da CWD che non hanno mai manifestato segni della malattia. Man mano che la malattia progredisce, gli animali iniziano a manifestare una serie di cambiamenti, sia nel comportamento che nell'aspetto. Si va dalla drastica perdita di peso alla mancanza di coordinamento, fino alla sete insaziabile e alla minzione eccessiva. Gli animali iniziano a sbavare copiosamente e si aggirano ciondolanti, privi anche della paura verso l'uomo. 

I pericoli per l'uomo

Ma quali sono i rischi per le altre specie? La malattia sembra non infettare naturalmente i bovini o altri animali domestici, ma alcuni studi sugli animali suggeriscono che potrebbe rappresentare un rischio per alcuni primati, come le scimmie, che entrano in contatto con carne infetta. Nonostante l'assenza di casi confermati di CWD nell'uomo, questi studi sollevano preoccupazioni sul fatto che possa esserci un rischio anche per le persone. 

I test in laboratorio hanno infatti confermato che i prioni sono in grado di infettare e propagarsi nelle cellule umane. Inoltre, i contatti con l'uomo sono sempre più frequenti, in particolar modo con i cacciatori: il pericolo è proprio che il consumo di carne infetta possa far scattare il contagio. A lanciare l'allarme sui potenziali rischi sono stati due ricercatori, Samuel J. White e Philippe B.Wilson dell'Università Nottingham che hanno pubblicato un articolo su The Conversation. Come riportato nello studio dal titolo "Chronic Wasting Disease in Cervids: Implications for Prion Transmission to Humans and Other Animal Species", soltanto nel 2017 è stato stimato il consumo fra i 7mila e i 15mila animali infetti, con una proiezione di crescita del 20% anno dopo anno.

Un dato preoccupante, vista anche la diffusione esplosiva della malattia. Il primo caso in assoluto è stato individuato lo scorso novembre nel parco nazionale dello Yellowstone: si trattava di un cervo mulo, la cui carcassa era stata rinvenuta nei pressi di un lago dai  ranger del Wyoming Game and Fish Department (WGFD). Da quel momento i casi si sono moltiplicati: secondo i dati del i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, la patologia è stata riscontrata in 414 contee di 31 diversi Stati negli Usa. 

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