Sabato, 20 Luglio 2024
inquadrare il fenomeno

Maltrattati in famiglia: quando avere un figlio gay o trans è una vergogna per i genitori

Proprio in ambito familiare, quello in cui i minorenni dovrebbero sentirsi al sicuro, si manifestano i fenomeni di violenza psicologica e fisica, nate dalla paura e dal senso di vergogna dei genitori

"Morite". Sei lettere scritte con una bomboletta spray. A fare da sfondo a queste parole d'odio, il Rainbow Wall, il Muro Arcobaleno simbolo della comunità LGBTQ+ romana e non solo. La scritta è stata trovata dai volontari del Gay Center di Roma sul muro della sede in zona Ostiense il mattino del 25 maggio, a pochi giorni di distanza dalla giornata internazionale contro l'omolesbotransfobia che cade il 17 maggio. Non è la prima volta che il Rainbow Wall è costretto a "ospitare" offese omostransfobiche e minacce di morte, come denunciano i volontari dell'associazione che si occupa dei diritti LGBTQ+. Che accendono i riflettori sull'ennesima manifestazione d'odio che arriva in un momento in cui Palazzo Chigi è guidato dal governo più di destra dai tempi di Mussolini. 

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La preoccupante situazione in Italia

Qualche elemento, dunque, sulla base dei fatti. In Italia quasi un italiano su 10 si identifica come LGBTQ+, nello specifico il 9% dei cittadini, una percentuale in linea con quella mondiale. A rivelarlo è un sondaggio della Ipsos condotto in 30 nazioni del mondo e pubblicato in occasione del Pride Month, il mese dell'orgoglio. 

Quasi un italiano su 10 si identifica come Lgbt+

Eppure l'Italia è in fondo alle classifiche europee per la tutela dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali: con un punteggio di 24,76%, la penisola si posiziona al 34esimo posto fra gli Stati del Vecchio Continente e al 22esimo nell'Unione europea su 49 paesi presi in esame. È il verdetto della Rainbow Map tracciata da Ilga, l'associazione internazionale a supporto di queste categorie e che annualmente assegna a ogni Stato un punteggio in materia di tutela dei diritti delle persone LGBTQ+. 

La Rainbow Map tracciata da Ilga

A restituire un quadro ancor più preoccupante sono i dati raccolti tra aprile 2022 e marzo 2023 da omofobia.org: nel periodo preso in analisi, sono 165 le vittime di omolesbobitransfobia in Italia, per il 64% uomini cisgender (termine che indica le persone la cui identità di genere corrisponde al genere e al sesso biologico alla nascita). Tra le 115 denunce penalmente rilevanti in analisi, circa il 50% riguardano aggressioni fisiche o omicidi. Il 40% degli episodi si verificano per strada e il 6% sul luogo di lavoro.

Anche sul posto di lavoro ci sono discriminazioni

Proprio sul luogo di lavoro si registra un alto tasso di discriminazione. Per il 41,4% delle persone essere omosessuale o bisessuale è stato uno svantaggio per quanto riguarda carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e retribuzione. L'orientamento sessuale è stata la causa scatenante di micro-aggressioni per circa otto persone gay o bisex su dieci. È quanto fotografa l’indagine dell’Istat e dell’ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar) sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBTQ+, in uno studio realizzato nel 2022 su un campione di 1.200 soggetti, di cui il 79,6% ha dichiarato un orientamento omosessuale e il restante 20,4% bisessuale. In prevalenza sono uomini (61,5%), giovani (il 55,4% ha tra 18 e 34 anni) e persone con un livello di istruzione molto elevato (il 64,2% ha conseguito infatti almeno la laurea). Per micro-aggressione si intendono messaggi denigratori e insulti sottili diretti alle vittime, spesso in modo automatico o inconscio, precisano dall’Istat.

Sebbene il coming out in ambito lavorativo risulti diffuso, il 31,2% dei rispondenti riporta episodi di dichiarazione della propria omosessualità da parte di altre persone, il cosiddetto outing. ll 41,4% delle persone intervistate, occupate o ex-occupate, dichiara che essere omosessuale o bisessuale ha rappresentato uno svantaggio nel corso della propria vita lavorativa in almeno uno dei tre ambiti considerati: carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e retribuzione.

Il vuoto legislativo che avalla episodi di intolleranza

Ma non è sempre facile per chi trova il coraggio di fare coming out sul posto di lavoro. E chi lo fa, molto spesso, subisce umiliazioni psicologiche, vessazioni, insulti, demansionamento e mobbing, impattando sulla salute mentale di chi ha scelto di non nascondersi.

Il vuoto che si crea attorno ai lavoratori discriminati è dovuto principalmente all’assenza di tutele specifiche per la comunità LGBTQ+ in ambito lavorativo e all’inefficacia o alla non applicazione di quelle esistenti. Un esempio è l'articolo 15 dello Statuto dei lavoratori, che rende "nullo qualsiasi patto o atto diretto a subordinare l’occupazione di un lavoratore", a licenziarlo o a “discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni” sulla base dell’orientamento sessuale.

C'è anche la legge 183 del 2010 che estende il principio di non discriminazione nel mondo del lavoro anche in riferimento all’orientamento sessuale. Il quadro si complica però per le persone transgender. Le leggi italiane, infatti, non tutelano esplicitamente le persone transgender discriminate sul posto di lavoro e che, quindi, sono costrette a fare affidamento solo ad alcuni riferimenti legislativi, come il d.lgs 198/2006, che non parla di identità di genere ma che l'interpretazione giurisprudenziale può considerarla come rientrante nel fattore "genere". Un vuoto normativo che avalla episodi di intolleranza e marginalizzazione. 

Famiglia, un luogo (non) sicuro 

Con l'arrivo del governo Meloni il clima verso i membri della comunità LGBTQ+ è diventato più ostile. Lo dimostrano i dati del Gay Help Line, il servizio di ascolto e assistenza psicologica e legale del Gay Center che ha registrato un totale di 21mila contatti per tutto il 2022 attraverso i diversi canali (il numero verde 800713713, la chat anonima sul sito speakly.org e casa di accoglienza per vittime di violenza in famiglia), registrando un aumento significativo rispetto all’anno precedente. Secondo il recente report, le discriminazioni e la violenza omolesbobitransfobica viene perpetuata per colpire una caratteristica fondamentale dell’identità della vittima: i dati di Gay Help Line, in linea con il Report Ilga Europe 2022, rilevano che nel 41,6% dei casi la violenza omotransfobica si verifica in famiglia, nelle relazioni o nei contesti quotidiani. Per il 31,6% le vittime sono giovani tra gli 11 e i 26 anni. Da questo dato emerge un altro elemento preoccupante: il 6,2% delle segnalazioni arrivate a Gay Help Line proviene da minorenni tra gli 11 e i 17 anni, che sono vittime di maltrattamenti in famiglia. 

Messi alla porta dai genitori, i giovani LGBTQ ripartono dalle case arcobaleno

Proprio in ambito familiare, quello in cui i minorenni dovrebbero sentirsi al sicuro, si manifestano i fenomeni di violenza psicologica e fisica - con rare ma frequenti episodi di minacce di morte -, nate dalla paura e dal senso di vergogna dei genitori, perché delusi e traditi dal proprio figlio o figlia che non rispecchia gli interessi e le caratteristiche fisiche propri dei generi maschili e femminili. Si chiama tipizzazione di genere binaria, cioè il processo attraverso cui i bambini e le bambine acquisiscono valori e comportamenti considerati appropriati per il loro genere e derivanti da insegnamenti e modelli trasmessi dalla società circostante.

E guai a tradire le aspettative di un parente o genitore costretto a lottare contro lo stigma sociale. Una lotta e frustrazione che spesso si traducono in azioni correttive nei confronti dei minori. I ragazzi e le ragazze LGBTQ+ vengono così colpevolizzati e investiti dal senso di vergogna, isolati dalla famiglia, indotti ad allontanare le "cattive influenze" e abbondare i comportamenti "inappropriati" per poter riottenere la fiducia, l’affetto e il proprio ruolo nel nucleo familiare. Una richiesta che spesso viene accompagnata da atti di violenza psicologica e fisica da parte di familiari e parenti. E su cui il Gay Center interviene, nonostante le difficoltà e gli ostacoli posti da una classe politica che altro non fa che aumentare le discriminazioni e le situazioni di marginalizzazione delle persone LGBTQ+. 

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