Martedì, 2 Marzo 2021
Il monito

"Perché mangiare insieme a Natale è un alto fattore di rischio"

"Il virus è un nemico vile, uccide le persone alle quali vogliamo bene, sfruttando la nostra voglia di stare insieme", dice il virologo Roberto Burioni. A cosa stare attenti per ridurre i pericoli

Come avviene il contagio? In questi mesi di ordinanze e provvedimenti per il contenimento dell'epidemia di coronavirus abbiamo imparato a conoscere nuove parole. Una di queste è una parola inglese: "droplet", che letteralmente significa "gocciolina" e in campo epidemico si riferisce alla saliva nebulizzata che, parlando con una persona infetta a distanza ravvicinata, oppure per colpa di un colpo di tosse o di uno starnuto, ci raggiunge trasmettendoci il virus. In particolare, le goccioline respiratorie più grosse, dette droplets, legate soprattutto ai soggetti che presentano già sintomi come raffreddore o tosse, hanno un’alta carica virale e sono veicolo di infezioni. Quando un individuo tossisce o starnutisce, le goccioline che espelle contengono il virus che, purtroppo, va a depositarsi su tutte le superfici che vi sono intorno, soprattutto i vestiti.

Inevitabilmente, siamo totalmente esposti e ne veniamo a contatto sia attraverso il tatto, sia attraverso l’ingestione, sia attraverso la respirazione. Quindi naso, bocca e occhi sono i canali di trasmissione e contagio più sensibili e che spesso, senza pensarci, continuiamo a toccarci con le mani sporche. Sfortunatamente, anche quei soggetti con poca sintomatologia, e che presumibilmente sono nella fase finale dell’incubazione, possono ancora infettare le altre persone. 

"Mangiare insieme è un alto fattore di rischio"

"C’è un altro fattore di rischio: quando mangiamo insieme. Quando noi mangiamo non portiamo ovviamente la mascherina, e siamo in uno spazio chiuso. Quando noi mangiamo, noi parliamo e siamo vicini, perché siamo seduti allo stesso tavolo", ha detto Roberto Burioni - virologo e docente dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano - a "Che tempo che fa" in onda su Rai3 parlando dei rischi che derivano dalla convivialità nella trasmissione del covid.

In sintesi, gli elementi di rischio sono:

  • Mancanza della mascherina, dispositivo di protezione individuale fondamentale;
  • Ambiente chiuso con scarsa areazione;
  • Emissione di aerosol (cantare, parlare, gridare);
  • Vicinanza tra persone;
  • Lungo tempo di esposizione.

Nell'imminenza delle festività natalizie, Burioni ha citato due esempi, quello di un matrimonio negli Stati Uniti e di un pranzo di nozze "da incubo" a Pavia: in entrambi i casi, i banchetti hanno dato vita a focolai di contagio, causando anche morti per il virus. "Dobbiamo stare attenti. Non servono bugie tranquillizzanti. Il pericolo non è passato. Il virus è un nemico vile, uccide le persone alle quali vogliamo bene, sfruttando la nostra voglia di stare insieme. Se tutto va bene, tra poco questo incubo terminerà", ha detto Burioni.

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I nostri comportamenti e l'arrivo del vaccino

"In questo momento, più che la curva dei contagi sono attento a due cose: i nostri comportamenti e l’imminente arrivo del vaccino", ha raccontato il virologo in studio, "Negli Usa dovrebbe essere approvato il 10 dicembre. Si parla invece di un’approvazione da parte dell’ente europeo per i medicinali il 29 dicembre. Nel momento in cui due enti così autorevoli, come l’Fda statunitense e l’Ema europeo, in maniera indipendente avranno detto che il vaccino è sicuro, è il momento di iniziare a vaccinare più persone possibile. Se l’approvazione arriva il 29 dicembre, il 30 bisogna iniziare a vaccinare senza fermarsi neanche la notte di Capodanno. Perché se noi dovessimo tardare un mese, un mese e mezzo, sarebbero non solo migliaia di morti ma anche il ritorno ritardato alla vita normale".

Coronavirus: come evitare il contagio durante il pranzo di Natale

Quali rischi corriamo a Natale? E che probabilità ci sono di contrarre l’infezione se entriamo in contatto con una persona positiva al coronavirus nel nostro salotto di casa? Come sappiamo gli ambienti chiusi sono ideali per il proliferare di Sars-Cov-2, ma la possibilità di evitare o no il contagio dipende da diversi fattori: le dimensioni della stanza, il tempo di esposizione, il comportamento dei commensali, il distanziamento, il fatto di indossare o meno le mascherine.

Il sito della rivista tedesca Die Zeit ha realizzato un simulatore interattivo con cui è possibile calcolare le probabilità di contrarre l’infezione da Sars-Cov-2 in un luogo chiuso (come può essere il soggiorno di casa nostra), un’aula scolastica o un ristorante, sulla scorta di quanto già fatto tempo fa dal quotidiano spagnolo “El Pais”. Il simulatore dello Zeit si basa su un modello dell’IstitutoMax Planck di Magonza ed è molto interessante perché permette di impostare diversi parametri.

Possiamo ad esempio decidere quanto è ampia la stanza in cui ci troviamo, quante persone si trovano a condividere lo stesso ambiente, quante ore dura la nostra permanenza, se i presenti parlano o meno (e in che misura), quanto è alto il soffitto e in che modo viene areata la stanza. Facciamo un esempio. In un ambiente non areato di 25 mq i cui soffitti sono alti 3,3 metri, ci sono 6 persone presenti che parlano con un tono di voce normale senza indossare dispositivi di protezione.

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Calcolando un tempo di permanenza di 5 ore, la possibilità di essere contagiati da un positivo è in questo caso pari al 37%: in sostanza due persone potrebbero contrarre il Sars-Cov-2. Con le finestre leggermente aperte, la percentuale scende al 32%, mentre se le spalanchiamo completamente per 10 minuti ogni ora la probabilità è del 15%. Se poi disponiamo di un impianto di ventilazione meccanica, il rischio si riduce ad appena il 6%. Molto dipende anche dal comportamento delle persone con cui convidiamo l’ambiente: se fanno conversazione ad un tono di voce normale per il 90% del tempo (come abbiamo ipotizzato nell’esempio in alto), la possibilità di diffondere il contagio è più alta. Nell’esempio abbiamo però cercato di simulare la situazione tipica di un pranzo di Natale, o perlomeno di un pranzo di Natale ai tempi del Covid. Se nella stessa stanza ci fossero non 6, ma 9 persone, anziché due persone contagiate ne conteremmo 3. Modificando i parametri ovviamente si ottengono risultati via via diversi.

Il problema del contagio negli ambienti chiusi (anche laddove vengono rispettate le distanze di sicurezza) è dovuto al fatto che il coronavirus può rimanere nell’aria sotto forma di aerosol. Quando parliamo, tossiamo o starnutiamo emettiamo infatti delle particelle di saliva o droplet che possono raggiungere l’interlocutore solo a breve distanza (si parla di 1 o 2 metri), e assieme a queste altre particelle più piccole di 100 μm che possono viaggiare anche a più di due metri di distanza, accumularsi nell'aria ed essere inalate. Si tratta dei cosddetti aerosol.

Per proteggersi da queste goccioline più piccole, distanza di sicurezza e dispositivi di protezione non sempre bastano, ma è fondamentale anche fare attenzione all’areazione dell’ambiente e al tempo di esposizione. In una situazione di convivialità come può essere il pranzo di Natale, oltre a far areare bene il salotto, sarebbe bene anche ridurre quanto più possibile il numero degli invitati, soprattutto se lo spazio a disposizione è poco.

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