Mercoledì, 3 Marzo 2021

Com’è finita con i manifesti shock degli antiabortisti contro la pillola Ru486

A Milano l’affissione è stata rimossa dopo le proteste di cittadini, associazioni per i diritti delle donne ed esponenti politici. Blitz a Genova di Non una di meno

La protesta era partita da Milano, poi si è allargata mano mano a Roma, Verona e altre città in giro per l’Italia dove aveva fatto la sua comparsa l’ennesimo manifesto shock dell’associazione Pro Vita e Famiglia contro il diritto all’aborto. Stavolta nel manifesto si vedeva una donna a terra con gli occhi chiusi vicino a una mela morsicata, un riferimento al frutto avvelenato di Biancaneve e la pillola abortiva Ru486 paragonata a un veleno.

Il Comune di Milano ha fatto rimuovere il maxi manifesto comparso all’angolo tra via Vigoni e via Mercalli, dopo le numerose proteste arrivate da parte di cittadini, associazioni per i diritti delle donne ed esponenti politici. 

"Sul mio corpo decido io": la replica a Genova al manifesto antiabortista

A Genova le attiviste di Non una di Meno hanno preso vernice e pennello e risposto al manifesto, cancellando la frase “Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486 mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo”, aggiungendo in rosa: “Sul mio corpo decido io”.  

“La città e lo spazio pubblico non sono la bacheca privata di chi non sopporta il semplice principio per cui chiunque decide del proprio corpo e della propria vita. Il veleno è l'associazione Pro Vita che con le sue campagne di disinformazione pensa di poter dire ciò che vuole su aborto e contraccezione”, hanno scritto le attivista su Facebook, pubblicando anche un video del loro blitz. 

La campagna del movimento ProVita e famiglia se la prende con le nuove linee guida del ministero della Salute ("basate sull'evidenza scientifica", aveva ribadito il ministro Speranza) per l’utilizzo della pillola abortiva Ru486 che prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. 

Cos’è la Ru486

La Ru486, ricorda l'Associazione Luca Coscioni, è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco (in associazione con una prostaglandina) per indurre l’interruzione della gravidanza farmacologica. Il farmaco, che si assume per via orale, è stato introdotto in Italia dopo una lunga battaglia radicale solo nel 2009. 

Paragonata ai metodi abortivi tradizionali (l’aborto per aspirazione, ad esempio), la Ru486 presenta le seguenti caratteristiche specifiche:

  • non richiede intervento chirurgico e anestesia;
  • non rende indispensabile da un punto di vista clinico l’ospedalizzazione (che è comunque prevista normativamente in alcuni Stati)
  • non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell’intervento chirurgico (rottura dell’utero, lacerazioni del collo dell’utero, emorragie ecc.);
  • può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l’aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell’embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

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