Mercoledì, 2 Dicembre 2020

La mappa delle regioni a rischio lockdown con il nuovo Dpcm

Giuseppe Conte ha annunciato misure più restrittive. Ci sarà un meccanismo automatico con tre aree con diversi scenari di rischio: ogni territorio sarà incluso in una di esse e dovrà rispettare norme diverse, in base ai dati epidemiologici. Ecco come funzionerà

Giuseppe Conte oggi alla Camera, foto Ansa

Non un nuovo lockdown nazionale per il contrasto della pandemia, ma tre aree con tre diversi scenari di rischio, "con misure via via più restrittive". E un nuovo sistema di regole, un meccanismo automatico che prevede la classificazione delle regioni in base ai dati epidemiologici. È il cuore del nuovo Dpcm anti Covid che dovrebbe entrare in vigore entro mercoledì 4 novembre, così come annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un'informativa oggi alla Camera.

Il nuovo Dpcm e le parole di Conte

Il premier ha spiegato che il Paese "sarà suddiviso in tre aree in base agli scenari di rischio che tengono conto delle valutazioni di Iss e Consiglio superiore di sanità, basate su 21 parametri (tra i quali il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l'occupazione dei posti letto sulla base dell'effettiva disponibilità). Si tratta di un sistema, quindi, molto articolato".

"Secondo i parametri stabiliti dall'Iss il quadro epidemiologico descritto è in fase di transizione verso lo scenario 4 - ha aggiunto Conte -. Un quadro epidemiologico diffusamente grave con specificità in alcune regioni e province autonome. L'aumento rapido dell'incidenza è coerente con l'aumento dell'Rt nazionale. In alcune regioni il dato risulta superiore alla media nazionale. Esiste un'alta probabilità che alcune regioni superino la soglia critica in termini di terapie intensive e sub-intensive nel prossimo mese".

Dunque la struttura di prevenzione redatta dall'Iss con Ministero della Salute e condivisa con la Conferenza delle regioni, "ci impone di intervenire in modo molto più mirato, di restringere e allentare le misure a livello territoriale, sulla base delle soglie di criticità. A tal fine, il prossimo dpcm individuerà 3 aree in base al livello di rischio", ha precisato il premier.

Come funziona il meccanismo delle "tre aree a rischio" e cos'è lo scenario 4

Lo scenario 4 viene definito in un report redatto dall'Istituto superiore di sanità e dal ministero nel piano "Prevenzione e risposta a Covid-19" e prevede la "situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5". Lo scenario 4 si suddivide a sua volta in tre fasce o aree di rischio:

  • alta/molto alta per più di tre settimane consecutive e situazione non gestibile ("rossa");
  • alta/molto alta per meno di tre settimane consecutive ("arancione");
  • moderata (area "verde").

L'indice Rt (letto “erre con ti”) è un parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva. Rappresenta il numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto dopo l'applicazione delle misure di contenimento. Ma non è però l'unico criterio per determinare l'entrata di una regione nello scenario 4. Per questo, dice il Piano redatto dall'Istituto superiore di sanità, si devono registrare "incidenza dei casi e gravità cliniche elevate, con pressione sostenuta per i dipartimenti di prevenzione e i servizi assistenziali nelle diverse regioni". Sono tredici al momento le regioni che risultano oltre la soglia Rt di 1,5. E due regioni superano il livello 2:

  • Piemonte (2,16)
  • Lombardia (2,09)
  • Calabria (1,66)
  • Emilia Romagna (1,63)
  • Friuli Venezia Giulia (1,5)
  • Lazio (1,51)
  • Liguria (1,54)
  • Molise (1,86)
  • Provincia di Bolzano (1,96)
  • Provincia di Trento (1,5)
  • Puglia (1,65)
  • Umbria (1,67)
  • Valle d’Aosta (1,89)

Conte ha spiegato oggi che a stabilire la classificazione di una regione in una delle aree di rischio dello scenario 4 sono ventuno criteri, in base ai quali sarà definito un "coefficiente di rischio". Tra questi criteri, ha spiegato il premier, ci sono "il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità".

Il meccanismo automatico delle tre aree di rischio

E chi dovrà stabilire che una regione è in una fascia o in un'altra? Sarà il ministero della Salute a determinarlo, sulla base di un monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità (che viene pubblicato ogni venerdì pomeriggio), coordinandosi con il presidente della regione stessa. "L'inserimento di una regione in una delle tre aree, con conseguente attivazione automatica delle misure previste, avverrà con un'ordinanza del ministro della Salute", ha spiegato oggi Conte.

Il nuovo Dpcm di novembre, il lockdown "morbido" e il coprifuoco in tutta Italia

A seconda dei dati epidemiologici settimanali, dunque, il meccanismo di entrata e uscita in una categoria o in un'altra sarà automatico, così come sarà automatica anche l'attivazione delle misure che scatteranno, progressivamente, all'ingresso di una regione in una fascia. Il governo dovrà discutere con le regioni, nello specifico, sulle misure che scatteranno nelle diverse fasce e che saranno più rigide e restrittive nel passaggio dall'area arancione a quella rossa. Per le regioni "dell'area verde" dovrebbero invece valere le misure annunciate dal premier nel nuovo Dpcm a livello nazionale (coprifuoco serale, centri commerciali chiusi nei weekend, riduzione al 50% della capienza dei mezzi pubblici).

La mappa delle regioni a rischio lockdown con il nuovo Dpcm

Bisognerà attendere il nuovo Dpcm per conoscere nel dettaglio le misure da seguire legate all'appartenenza di una regione alle aree/fasce più a rischio. E al momento non si può determinare se vi siano regioni che ricadrebbero già nell'area rossa. Ci sono tuttavia alcune zone in cui Rt, l'indice di replicazione del virus, è ben oltre l'1,5: sono questi i territori su cui sono puntati gli occhi in queste ore.

Oggi in Italia la mappa del rischio, scrive Michele Bocci su la Repubblica, "contiene" anche Trieste e Caltanissetta, Brindisi e Bolzano. In quattro province emiliane - Modena, Reggio-Emilia, Ferrara e Ravenna - l’Rt è sopra 1,5. La provincia di Rieti ha un Rt superiore a 1,5. Ma sonon talmente tante le province con Rt che balla tra 1,25 e 1,5 che prendere decisioni drastiche solo sulla base di quest'indice è impossibile. In Lombardia solo una provincia, quella di Bergamo, ha un Rt tra 1,25 e 1,5. Tutte le altre sono sopra 1,5. Treviso e Rovigo in Veneto hanno un Rt superiore a 1,5. In Calabria le province di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria hanno un Rt superiore a 1,5, così come Brindisi in Puglia ed Enna e Caltanissetta in Sicilia. Quota 1,5 superata anche in Trentino Alto Adige e a Trieste in Friuli Venezia Giulia.

Nel mirino, raccontano fonti parlamentari della maggioranza all'agenzia di stampa AdnKronos, ci sarebbero:

  • Lombardia, Piemonte e Calabria, considerate dall'ultimo report settimanale dell'Iss Regioni a rischio alto con, rispettivamente, un'indice Rt a 2.01, 1.99 e 1.84, tanto da rientrare nel cosiddetto scenario 4;
  • poi ci sono le regioni a rischio moderato come Molise (Rt 2,01), Bolzano (Rt 1,92), Emilia Romagna (Rt 1,6) e Trento (Rt 1,56);
  • inquadrate nello scenario 3 con rischio definito alto ci sarebbero poi Puglia (Rt 1,47), Sicilia (Rt 1,38) Toscana (Rt 1,19);
  • rientrano nello stesso scenario ma con rischio considerato moderato: Friuli Venezia Giulia (Rt 1,47), Umbria (1,45) Lazio (1,43) Marche (1,35) e Campania (1,29).

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(Credit infografica: Il Fatto Quotidiano)

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