Venerdì, 18 Giugno 2021
Il profilo

Chi è Marco Gervasoni, il professore universitario perquisito per gli insulti a Mattarella

Docente all'università del Molise, saggista, editorialista e 'polemista' social, è già finito più volte al centro delle polemiche per i suoi tweet. Lui si difende: "Critica politica, non minacce""

Tra i perquisiti nell'ambito dell'inchiesta per i reati di offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella c'è anche un professore universitario, Marco Gervasoni, dell'Università del Molise, che secondo gli inquirenti è risultato "in contatto con gruppi e militanti di ispirazione suprematista e antisemita tramite la piattaforma social russa VKontakte (simile a Facebook)".

Gervasoni risponde alle accuse: "Critica politica, non minacce"

"L'unico reato per cui sono indagato è vilipendio al presidente della Repubblica a mezzo social su twitter. La cosa curiosa è che il mio profilo è pubblico, e tutti possono andare a vedere cosa ho scritto, quindi non so perché ci sia stato bisogno di cercare altre prove scaricando tutti i miei materiali e portando via due pc", ha detto Gervasoni all'Adnkronos. "Io sono un professore universitario e la mia è stata solo legittima critica politica", ha affermato il professore, che ha ammesso l'esistenza sul suo profilo di post "contro il presidente della Repubblica", ma si tratterebbero secondo lui solo di "tweet di critica politica, assolutamente non minacce. E se diventa vilipendio la critica politica allora vuol dire che siamo in regimi di altro tipo.... Fa effetto". Con il sequestro dell'account "la mia libertà di espressione è stata fortemente limitata", ma si è detto "tranquillo: non troveranno nei miei dispositivi nessun contatto con ambienti eversivi e i tweet sono pubblici, quindi non vedo che elementi di novità possano emergere dalle indagini, se non a mio discarico".

Secondo Gervasoni "si sta alzando il tiro colpendo figure più note e collocate in una certa area politica. Tra l'altro, io non è che sono di estrema destra, sono vicino a Fdi, non ho nulla a che vedere con l'estremismo... Quindi, secondo la mia lettura, da un lato c'è il tentativo di deviare su altri problemi e dall'altro quello di zittire, impaurire, perché, com'è successo a me, può accadere ad altri, e quindi prima di scrivere qualcosa contro il Capo dello Stato la prossima volta ci si penserà due volte... Anche perché si tratta di un reato che comporta in teoria fino a 5 anni di carcere...". Gervasoni ha respinto anche le accuse di antisemitismo, "quando uno degli ultimi post che avevo fatto era pro Israele", e ha smentito di essere "indagato per istigazione alla violenza o associazione per delinquere

Poi c'è la questione politica: "Sui social possono istigare alla violenza contro Meloni, contro Salvini e non succede niente... è vero che non sono il capo dello Stato ma nessun magistrato se ne occupa, e invece si occupano della critica politica al presidente della Repubblica, come quella avanzata dal sottoscritto e dalla giornalista Francesca Totolo, ad esempio". Secondo Gervasoni ci sarebbe una deriva liberticida "in Italia e in tutti i paesi occidentali" e "su vari versanti", che adesso, "sta interessando anche media e social, che fino a poco tempo fa erano uno strumento di libertà individuale e adesso sono censurati sia dai propri 'editori' sia dalla magistratura".

Chi è Marco Gervasoni

Storico, saggista, docente di storia contemporanea, in passato anche direttore scientifico della Fondazione Craxi, Marco Gervasoni, oltre che editorialista oggi e in passato per numerosi quotidiani, è anche molto attivo e "polemico" sui social.  Numerose sue posizioni controverse e commenti al limite sono finiti più volte sotto i riflettori. Quando lo scorso settembre commentò con un "Ma che è, n'omo?", la copertina del settimanale L'Espresso con la vicepresidente dell'Emilia-Romagna Elly Schlein, fu costretto a chiederle scusa in diretta su Tv8, incalzato dal conduttore Alessio Viola, mentre la stessa Università del Molise prese le distanze da lui. Ma Gervasoni ne ha avuto un po' per tutti, da Ilaria Cucchi ("La Segre dei poveri") a Liliana Segre, passando per Repubblica, la Sea Watch, Pd e M5s. Gervasoni finì nel report dell'Osservatorio Antisionismo per aver "twittato una serie di malevoli post cui sono seguiti decine di insulti contro Liliana Segre. Qualche esempio: ebrea di professione, stronza, vecchia rincoglionita, sionista pensa ai palestinesi, senatrice senza meriti che lucra sull'Olocausto, vecchia ignorante e in malafede, personaggio squallido, vecchia demente, Alzheimer".

Sul Foglio, Michele De Feudis lo definisce "studioso del populismo, neo ideologo del sovranismo e allo stesso tempo scatenato critico dell’establishment e dei tic della sinistra conformista", con posizioni "rigide" sul tema dell'immigrazione. In un tweet dell'11 maggio, condividendo un articolo di Maurizio Belpietro su La Verità dal titolo 'Per i clandestini il Covid non esiste. I controlli valgono solo per noi", Gervasoni scrive: "Si chiama grande sostituzione", citando lo scrittore francese Renaud Camus (condannato per incitamento all'odio razziale nel 2014 e più recentemente a risarcire due associazioni antirazziste). Un'altra polemica dopo un tweet ("Ha ragione Giorgia Meloni, la Sea Watch va affondata. Quindi Sea-Watch bum bum, a meno che non si trovi un mezzo meno rumoroso"), gli costò la docenza a contratto alla Luiss.

Feltri e Meloni difendono Gervasoni

"Giù le mani da Gervasoni, che è un ottimo professore ed eccellente editorialista con l'unico vizio di non essere di sinistra", ha twittato questa mattina il direttore di Libero Vittorio Feltri, mentre Giorgia Meloni sui social ha scritto: "Mi auguro ci siano ragioni solidissime per una retata con perquisizioni affidate ai Ros nei confronti di 11 persone tra cui giornalisti, professori e professionisti accusati di una 'rete sovranista' su internet e forse di 'vilipendio al presidente della Repubblica'. Attendiamo di conoscere le gravissime accuse alla base di questa azione giudiziaria, in mancanza delle quali ci troveremmo davanti a un episodio che ricorda sinistramente i peggiori regimi autoritari". Intanto è arrivato già il commento della ministra dell'Università, Cristina Messa, che si è detta "certa che l'Università del Molise prenderà seri provvedimenti contro il professor Gervasoni e comunque li solleciterò a farlo".

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