Martedì, 28 Settembre 2021
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"Cerciello non aveva la pistola, l'aveva dimenticata"

"Aveva solo le manette. Se anche avesse avuto la pistola non avrebbe avuto la possibilità di reagire". Il punto delle indagini sull'omicidio del vice brigadiere di Somma Vesuviana

Mario Cerciello Rega non si è difeso. Non ha fatto in tempo, per l'aggressione fulminea, e non aveva con sé la pistola d’ordinanza che aveva invece il collega Andrea Varriale, impegnato in una colluttazione distante da lui con Natale Hjorth e impossibilitato a correre in aiuto del vicebrigadiere fin quando i due non si sono dati alla fuga. 

Il carabiniere ucciso a Roma "non aveva con sé la pistola"

"Aveva solo le manette. Se anche avesse avuto la pistola non avrebbe avuto la possibilità di reagire", ha detto il generale Francesco Gargaro nel corso di una conferenza stampa nella sede del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina. Che la vittima fosse disarmata si legge anche nell’ordinanza di convalida del fermo dei due ragazzi americani, a demolire la legittima difesa putativa ipotizzata dalla difesa di Elder Finnegan Lee.

Gargaro ha spiegato che prima di prendere servizio la notte tra giovedì e venerdì scorsi, Mario Rega Cerciello ha portato il gelato ai colleghi in caserma ed è poi salito sull'auto civetta insieme al carabiniere Andrea Varriale, come lui in borghese. Con sé aveva solo le manette, la pistola la troveranno poi, a tragedia avvenuta, nel suo armadietto.

Secondo Michele Prestipino, procuratore facente funzioni di Roma, Nunzia D’Elia - procuratore aggiunto - e il generale Francesco Gargaro, ci sono delle motivazioni ben precise per le quali i due carabinieri (insieme a Mario Cerciello Rega, c’era anche il collega Varriale) non hanno sparato. Francesco Gargaro, nello specifico, ha affermato: "Non c’è stata possibilità di usare le armi. Primo perché è disciplinato e comunque perché sono stati sopraffatti nell’immediatezza. Né il carabiniere Varriale poteva sparare a un soggetto in fuga, altrimenti sarebbe stato lui indagato. I colpi in aria a scopo intimidatorio non sono previsti dal nostro ordinamento".

Il procuratore Prestipino: "Indiziati interrogati nel rispetto della legge"

"Accerteremo i fatti senza alcun pregiudizio e con il rigore già dimostrato da questa procura in altre analoghe vicende", ha detto il procuratore di Roma Michele Prestipino, durante la conferenza stampa per fare il punto delle indagini sull'omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, in merito alla foto di Natale Hjorth bendato e ammanettato. "La procura - ha aggiunto - ha già avviato le indagini per accertare quanto accaduto". "Gli indiziati sono stati individuati e interrogati dai magistrati nel rispetto della legge", ha aggiunto il procuratore aggiunto di Roma.

"Gli interrogatori sono stati effettuati con tutte le garanzie difensive - ha spiegato -, alla presenza dei difensori, dell'interprete e previa lettura di tutti gli avvisi di garanzia previsti dalla legge. Gli interrogatori sono stati anche registrati".

"Basta ombre e presunti misteri"

Il generale Francesco Gargaro, a capo dei carabinieri di Roma, nella conferenza stampa ha sottolineato la linearità dell'intervento effettuato la notte del 26 luglio che ha portato alla morte del vicebrigadiere. "Esprimo disappunto e dispiacere per ombre e misteri sollevati sulla vicenda", ha dichiarato. Mario Cerciello Rega e il collega Andrea Varriale "sono stati aggrediti immediatamente" dai due americani. "Non c'è stata possibilità di usare armi, di reagire", ha proseguito il comandante dei carabinieri di Roma. "Nel momento in cui si sono qualificati sono stati immediatamente aggrediti, pochi attimi in cui Varriale è stato sopraffatto e buttato a terra", ha aggiunto Gargaro. "Non c'è stato tempo di reagire, Varriale non poteva sparare ad un soggetto in fuga altrimenti sarebbe stato indagato per un reato grave", ha ribadito.

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