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Martedì, 28 Giugno 2022
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Stop alle mascherine all'aperto, Speranza dopo il parere del Cts: "Via dal 28 giugno"

La pronuncia del Comitato tecnico scientifico e l'annuncio del ministro della Salute

  • Aggiornamento 22:15 "Dal 28 giugno superiamo l'obbligo di indossare le mascherine all'aperto in zona bianca, ma sempre nel rispetto delle indicazioni precauzionali stabilite dal Cts". Lo annuncia il ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo il parere favorevole del Comitato Tecnico Scientifico.

Si va verso lo stop all'uso delle mascherine all’aperto. Dal Comitato Tecnico Scientifico, riunito per formulare un parere chiesto dal ministero della Salute in merito, arriva il via libera ma la decisione finale sulla data precisa spetta al governo.

Quando e dove resta l'obbligo di mascherine

Resta l'ipotesi delle due date: il 28 giugno o il 5 luglio. Lo stop all'obbligo dell’utilizzo del dispositivo di protezione quando si è all’aperto potrebbe scattare quindi già il prossimo 28 giugno, quando tutta Italia sarà in zona bianca, oppure dalla settimana successiva. La scelta tra queste due date spetta al governo. 

La decisione al termine della riunione del Cts durata due ore. Per gli esperti del Comitato tecnico scientifico quindi ci sarebbero le condizioni per dire addio alla mascherina all’aperto. Dal punto di vista epidemiologico, secondo il Cts, non ci sarebbero differenze. rimandando però alla politica la decisione su quando questo sarà possibile. Resta però opportuno rispettare il distanziamento, se non si è tra congiunti, e la mascherina andrà comunque indossata qualora ci sia il rischio assembramento quando ci si trova all’aperto. 

Via la mascherina all’aperto

"La mascherina all'aperto possiamo toglierla, soprattutto se siamo vaccinati. Ma dobbiamo rimetterla se non possiamo restare distanti o se ci troviamo in situazioni in cui si urla o si canta. In questo caso il virus si diffonde più facilmente. Fatico a immaginare che rivivremo le ondate del passato, soprattutto in termini di ricoveri ospedalieri", aveva detto questa mattina a Repubblica Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe, in attesa della riunione del Cts in programma nel pomeriggio. "La copertura vaccinale comincia ad allargarsi", aveva ricordato, ed è "normale che oltre una certa soglia le prenotazioni volontarie si esauriscano", ma "se la voglia di vaccinarsi calerà troppo, bisognerà cambiare strategia" puntando su "strategie di chiamata attiva: andando a cercare le persone che mancano all'appello. Occorrerà chiamare, spiegare, convincere". Per Cartabellotta  "siamo a un livello di circolazione del virus abbastanza basso da poter riprendere il tracciamento dei casi, ma purtroppo le regioni sono disincentivate, per paura di dover uscire dalla zona bianca. Dovremmo anche potenziare il sequenziamento del virus per accorgerci in tempo delle varianti. Se non lo facciamo ora che la situazione è calma, resteremo in balia degli eventi. Rischiamo di vedere gli effetti di una variante più contagiosa solo dopo l'aumento dei casi".

Sul tema era intervenuto anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. "Da un mese chiedo al Cts una valutazione, scientifica in primis, ma anche di buon senso. Dovrà dirci qual'è oggi il ruolo di questo dispositivo di protezione in condizioni epidemiologiche mutate e in base alle nuove evidenze sui contagi all'aperto - aveva detto all’Adnkronos Salute -  È giusto che il Cts dia raccomandazioni come organo consultivo del ministro della Salute, ma queste devono essere ragionevoli. Oggi le persone hanno difficoltà a tenere la mascherina con l'afa, quindi non deve essere un atteggiamento ideologico altrimenti sviliamo questo importante dispositivo. Io avrei eliminato l'obbligo all'aperto già oggi, ma sono fiducioso che dal 28 di giugno potremmo togliercela all'aria aperta". Secondo Bassetti "se poi in autunno dovesse esserci la necessità si può pensare di rimettere l'obbligo delle mascherine all'aperto, ma con queste condizioni epidemiologiche dobbiamo comprendere che il rischio di fare diventare indigeribile agli italiani questo dispositivo, che invece è stato determinante in una fase importante della pandemia, è alto".
 

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