Martedì, 2 Marzo 2021

Coronavirus, lo studio che scagiona le mascherine: ''Non peggiorano l'aria che respiriamo''

L'Agenzia per l'ambiente della Provincia di Bolzano ha analizzato gli effetti dell'utilizzo prolungato dei dispositivi di protezione bocca-naso: ''Il ricambio d'aria è sufficiente e l'anidride carbonica è come nei locali chiusi''

Foto di repertorio

Le mascherine non peggiorano l'aria che respiriamo. A sfatare una delle ''leggende'' sull'utilizzo prolungato dei dispositivi di protezione è uno studio dell'Agenzia per l'ambiente della Provincia di Bolzano: il ricambio d'aria è sufficiente e l'anidride carbonica è come nei locali chiusi. Certo, indossarla può creare comunque disagio, anche considerando il fatto che la temperatura, al di sotto della mascherina, aumenta di circa due gradi. La concentrazione di anidride carbonica inalata indossando una mascherina è sui livelli di quella rilevata in molti ambienti di vita quotidiani chiusi, e risulta essere molto inferiore rispetto a quella espirata.

''La mascherina non peggiora l'aria che respiriamo''

I contenuti dello studio sono stati spiegati dall'assessore Giuliano Vettorato: "L'obiettivo dello studio era soprattutto quello di accrescere la consapevolezza della popolazione con informazioni il più possibile supportate da dati rilevati attraverso un approccio scientifico". "Un motivo d'orgoglio", ha aggiunto l'assessore, che ha quindi ribadito l'invito a tutti i cittadini a seguire le tre misure da seguire tutti i giorni: indossare la mascherina, lavarsi spesso le mani e mantenere le distanze di sicurezza. "È doveroso il rispetto di noi stessi e verso gli altri", ha affermato Vettorato.

Lo studio su mascherine e qualità dell'aria

Come è stato condotto lo studio? Nell'ambito delle analisi è stata quantificata la percentuale di CO2 re-inalata rispetto a quella espirata. Per capirlo sono state prese in considerazione diverse tipologie di dispositivi di copertura naso-bocca: mascherina artigianale, mascherina chirurgica, FFP2 o KN95, visiera e fasce di stoffa.

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"L'aria che espiriamo - afferma Luca Verdi, direttore del Laboratorio Analisi e radioprotezione - contiene un'elevata concentrazione di anidride carbonica, circa 40.000 ppm, ovvero il 4%. Dallo studio è emerso che indossando un dispositivo di copertura naso-bocca si ha comunque un notevole ricambio d'aria che porta ad una consistente riduzione della concentrazione di CO2. Più precisamente la percentuale di anidride carbonica espirata che viene re-inalata varia da un minimo del 3% con la visiera, a un massimo del 14% con la mascherina artigianale".

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Alla luce di questi dati, l'Agenzia provinciale per l'ambiente e la tutela del clima ribadisce che i locali in cui soggiornano più persone vanno ventilati frequentemente, come del resto già raccomandato da tutti gli esperti del settore. Infatti, "in ambienti chiusi, poco ventilati, dove soggiornano abitualmente più persone, come ad esempio nelle aule scolastiche - ha spiegato Verdi - la concentrazione di anidride carbonica aumenta in generale molto velocemente".

Mascherine e aumento della temperatura

Oltre alla qualità dell'aria, lo studio ha indagato anche su un'altro fonte di disagio: l'aumento della temperatura. ''Grazie ad una termocamera abbiamo misurato la temperatura superficiale del viso, con e senza mascherina - ha aggiunto Clara Peretti, consulente per il Laboratorio Analisi aria e radioprotezione nell'ambito del progetto europeo Qaes - Dalla prova è emerso che nella zona del viso coperta dal dispositivo di copertura la temperatura superficiale aumenta in media di due gradi. Innalzamento di temperatura e conseguente sudorazione possono creare una sensazione di fastidio".

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