Domenica, 7 Marzo 2021
Danimarca

Che cos'è questa storia delle mascherine chirurgiche che "servono a poco" contro il virus

La ricerca di cui si parla molto, pubblicata sulla rivista scientifica "Annals of Internal Medicine", è stata effettuata in Danimarca nel pieno della prima ondata pandemica in primavera, ma è rimasta nel cassetto a lungo. Che cosa ne possiamo trarre, tra dubbi e certezze

Il tema è molto delicato, perché il rischio è quello di incoraggiare comportamenti che possono realmente essere pericolosi. Basti pensare che secondo l'Oms se l’uso delle mascherine raggiungesse il 95%, i lockdown non sarebbero nemmeno necessari per arginare la diffusione del virus Sars-CoV-2.  Ma le sfaccettature non mancano. E le certezze quando si parla di un virus ignoto fino a un anno fa sono sempre poche. Uno studio danese solleva però interrogativi sull'efficacia reale dell'uso delle mascherine chirurgiche, le più diffuse, contro il Covid-19. Va sottolineato che lo studio del principale ospedale danese, sebbene non sia riuscito a vedere una protezione significativa contro la trasmissione del coronavirus, non può essere in alcun modo considerato "conclusivo" a causa di una serie di fattori. Oggi però se ne parla molto, soprattutto negli Stati Uniti: vediamo perché.

Lo studio danese che mette in dubbio l'efficacia delle mascherine chirurgiche

Mentre dai Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) a stelle e strisce arriva per la prima volta l'indicazione secondo cui le mascherine chirurgiche proteggerebbero dal contagio non solo il prossimo, ma anche chi le indossa, alcuni network, tra cui Fox News, rilanciano con forza lo studio pubblicato il 18 novembre sulla rivista scientifica "Annals of Internal Medicine". La ricerca ha coinvolto un campione randomico di oltre 6mila persone: alla metà del campione sono state fornite mascherine e istruzioni sul loro utilizzo corretto all'esterno delle loro abitazioni; l'altra metà, invece, non ha dovuto indossarle: in entrambi i gruppi, gli autori dello studio hanno riscontrato "simili tassi di contagio da Sars-Cov-2", come riferito dal principale autore dello studio, Henning Bundgaard, e dall'Università di Copenaghen. Lo studio non ha visto una protezione significativa come ci si attendeva delle mascherine contro la trasmissione del coronavirus. I ricercatori si aspettavano di vedere un dimezzamento del rischio di trasmissione nei casi in cui i soggetti indossavano mascherine, ma sono rimasti sorpresi nel vedere un tasso di protezione molto più modesto, del solo 20%.

Lo studio è stato effettuato nel pieno della prima ondata pandemica in primavera, ma è stato pubblicato solo di recente e tra tanti dubbi. Il giornale danese "Berlingske" ha rivelato che tre riviste scientifiche di settore, di cui non è stato fatto il nome, si sarebbero rifiutate di pubblicarlo

I ricercatori scrivono nelle conclusioni sintetiche dello studio che "la raccomandazione di indossare la mascherina chirurgica a sostegno di altre misure di salute pubblica non ha ridotto il tasso di infezione tra quanti l'hanno indossata di oltre il 50 per cento in una comunita' con tasso di infezione moderata, un certo livello di distanziamento sociale, e un utilizzo sporadico delle mascherine. I dati riscontrati sono compatibili con un livello di protezione inferiore". Un'altra nota del Copenhagen University Hospital spiega che "lo studio non conferma il presunto dimezzamento del rischio di infezione di cui dovrebbero beneficiare le persone che indossano la mascherina. Lo studio potrebbe indicare un livello di protezione piu' modesto, tra il 12 e il 20 per cento. Tuttavia, lo studio non puo' escludere che le mascherine non forniscano alcuna protezione (dal virus)".

Insomma, nessuna indicazione in merito all'efficacia delle mascherine nel proteggere gli individui sani, se a indossarle sono le sole persone contagiate. Chi si oppone all'obbligo di indossare le mascherine però rilancia in queste ore lo studio e un senatore Usa, Rand Paul, che è chirurgo oftalmico, ha citato lo studio come "prova" che "le restrizioni dei governatori e del governatore del Michigan sono del tutto arbitrari".

Lo studio però appare viziato - secondo le voci critiche - dal dubbio se i partecipanti allo studio siano stati rigorosi nell'utilizzo delle mascherine fornite. Su questo punto, sui comportamenti specifici, non ci sono dettagli. Poi è importante notare che lo studio ha esaminato esclusivamente gli effetti protettivi delle maschere per chi li indossa e non la capacità di chi li indossa di proteggere gli altri. La sperimentazione è stata poi condotta ad aprile e maggio quando in Danimarca l'uso di maschere non era molto diffuso: all'epoca solo il 5% della popolazione danese indossava regolarmente le mascherine mediche. La Danimarca ha inasprito le regole sulle mascherine solo in estate. Lo studio si può leggere integralmente a questo indirizzo.

Come usare le mascherine chirurgiche secondo gli esperti

Le mascherine chirurgiche - che sono quelle che vanno per la maggiore - secondo il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, sono "efficaci due, massimo sei ore, ma ad oggi non ci sono strumenti e metodologie che ne garantiscano il riutilizzo con le stesse performance". Va poi ricordato che si tratta di mascherine sostanzialmente monouso e dunque non ne è consigliato "neppure il ricondizionamento mentre può essere preso in considerazione l’uso prolungato". Tra i consigli degli esperti per usarle correttamente, mai toccare la mascherina con le mani se non adeguatamente disinfettate, non fare a meno del distanziamento fisico che va dunque sempre rispettato anche se si ha la mascherina, arerare l'ambiente chiuso sempre quando possibile (anche se fa freddo!), non abbassare mai le mascherine sotto al mento, perché così si raccoglie molta sporcizia. La mascherina non va messa in tasca né indossata sul braccio.

In Italia il Dpcm di inizio novembre 2020 conferma l'obbligo di indossare le mascherine all’aperto e nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private (non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico).  Si fa eccezione a tali obblighi, sia in luogo chiuso che all’aperto, nei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. Non sono soggetti all’obbligo di mascherina i bambini al di sotto dei sei anni, nonché le persone con patologie o disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e chi li assiste/interagisce con loro.  L’uso della mascherina non è obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva. L'uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus, ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani.

Di mascherine si parla anche dalle parti del Premio Nobel. Di recente anche l’Accademia reale svedese delle Scienze, che assegna i Nobel per la fisica e la chimica, le ha definite importanti per ridurre le infezioni da Covid-19. Ma l'approccio è più morbido in Svezia: le autorità sanitarie raccomandano soprattutto distanziamento e igiene delle mani, e non invece un ampio e diffuso utilizzo della mascherina, non essendoci certezze su come il dispositivo da solo possa incidere sulla pandemia. Non si mette in dubbio che in alcune situazioni, come nelle strutture sanitarie, siano un'arma importante. Gli scienziati scandinavi sono arrivati alla conclusione che un buon ricambio d'aria e l'uso di mascherine siano misure utili per ridurre la diffusione dell'infezione negli ambienti interni e nei trasporti pubblici. Uno strumento in più quindi: ma non si fa riferimento a dati certi sull'efficacia all'aperto ad esempio, dove invece le mascherine sono obbligatorie, in molte situazioni, in tanti Paesi europei.

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