Giovedì, 17 Giugno 2021
La pandemia e gli aiuti al programma Covax

Tra "un paio di mesi" via le mascherine. E Draghi apre alla sospensione dei brevetti sui vaccini

Il presidente del consiglio al Global Health Summit: "Dobbiamo aiutare i paesi a basso reddito"

MARIO DRAGHI. EPA/FILIPPO ATTILI / CHIGI PALACE PRESS OFFICE

"Ancora no, un paio di mesi...". Con una battuta, che suona tuttavia come un auspicio, il premier Mario Draghi ha concluso la conferenza stampa del Global Health Summit al fianco della presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. Qualcuno, tra i fotografi, ha chiesto al presidente del Consiglio di togliere le mascherine: Draghi se l'è sfilata per prestarsi agli scatti, ma ha risposto sul lungo periodo, pensando a quando potremo fare a meno del dispositivo di protezione. Lo stesso orizzonte temporale indicato oggi anche dal presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Giorgio Palù il quale, ha spiegato a 'Otto e mezzo', ritiene "verosimile che ci potremo togliere le mascherine tra due mesi". 

Draghi apre alla sospensione dei brevetti sui vaccini

Nel corso del suo intervento il presidente del consiglio italiano ha toccato vari temi, su tutti quello dei brevetti dei vaccini (aprendo a una sospensione) e di Covax, il programma internazionale che ha come obiettivo l'accesso equo ai vaccini anche per i Paesi in via di sviluppo. "Dobbiamo anche aiutare i paesi a basso reddito, compresa l'Africa, a produrre i propri vaccini" ha detto Draghi. "Probabilmente avremo bisogno di più cicli di vaccinazione in futuro, e aumentare la produzione è essenziale. Una proposta è quella di introdurre una sospensione dei brevetti sui vaccini Covid-19. L'Italia è aperta a questa idea, in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l'incentivo ad innovare per le aziende farmaceutiche". 

Tuttavia "questa proposta - ha osservato il presidente del Consiglio - non garantisce che i paesi a basso reddito siano effettivamente in grado di produrre i propri vaccini. Dobbiamo sostenerli finanziariamente e con competenze specializzate. L'Italia accoglie con favore l'iniziativa della Commissione Europea volta a produrre vaccini e prodotti sanitari nei paesi a basso e medio reddito. Vogliamo coinvolgere le nostre aziende farmaceutiche e i nostri centri di ricerca per sostenere la produzione, in particolare in Africa. E lo faremo insieme ad altri paesi partner, tra cui Francia e Germania".

Il presidente del consiglio ha fatto sapere che l'Italia donerà "circa 15 milioni di vaccini per il pool di donazioni. Non è la promessa più grande che è stata fatta, qualcuno ha fatto di più, stiamo tutti lavorando attivamente. Questa collaborazione è veramente importante". Quel qualcuno è ad esempio la Germania che ha fatto sapere di voler donare fino a 30 milioni di dosi di vaccino anti Covid al Covax da qui alla fine del 2021. 

Draghi: "Eliminare i divieti di esportazione"

Il premier ha poi rivolto un appello agli altri Stati affinché vengano eliminati barriere e divieti. "I vaccini anti Covid-19 sono il prodotto di complesse catene di fornitura - ha spiegato -, che si estendono in molti paesi, ognuno dei quali si basa sulla propria capacità e competenza industriale. La Dichiarazione di Roma difende giustamente il ruolo del sistema di scambi multilaterali e in particolare il ruolo centrale dell'Organizzazione mondiale del commercio. Dobbiamo preservare il commercio transfrontaliero ed eliminare barriere commerciali ingiustificate e divieti generali di esportazione. Questo è essenziale se vogliamo reagire efficacemente agli shock".  E "l'apertura totale dei confini è fondamentale per far sì" che i vaccini vengano "prodotti in grande quantità e distribuiti a tutti".

Per von der Leyen servono stabilimenti in Africa per produrre vaccini

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Roma al termine del Global Health Summit, ha sottolineato che "nel lungo periodo servono stabilimenti produttivi". Per questo, ha aggiunto, verrà investito "1 miliardo di euro" per realizzare "hub regionali" in diverse parti del continente africano, "infrastrutture produttive", con la partecipazione delle compagnie farmaceutiche che "condivideranno la conoscenza e i brevetti".

Si tratta "anche di portare la tecnologia dell'mRna in Africa: questo è il passaggio più importante", ha evidenziato von der Leyen. Come rimarcato nella Dichiarazione di Roma, ha detto ancora, è fondamentale "evitare le strozzature" nella circolazione delle materie prime e dei semilavorati necessari a realizzare i vaccini e le "supply chain devono rimanere aperte", dato che la produzione dei vaccini è assai complessa e richiede molti componenti e passaggi transfrontalieri.

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