Domenica, 29 Novembre 2020

Mascherine, perché cominciano di nuovo a scarseggiare

Cittadini e farmacisti lamentano che ad oggi è quasi impossibile trovare dispositivi di protezione individuale alla cifra indicata dal governo: facciamo un po' di chiarezza

In Italia cominciano di nuovo a scarseggiare le mascherine chirurgiche nelle farmacie, nonostante l'accordo siglato tra associazioni di categoria e il Commissario all'emergenza Covid-19, Domenico Arcuri. Reperire una 'tre strati', come si dice in gergo, a prezzi accettabili in questi primi giorni della fase due è davvero un'impresa.

"Le mascherine cosiddette 'di Stato', cioè quelle, per la maggior parte importate, messe a disposizione dal Commissario Arcuri - vendute ai distributori intermedi a 0,38, alle farmacie a 0,40 e al pubblico a 0,50, il tutto +Iva - al momento non sono ancora state immesse nel ciclo distributivo" spiega il presidente di Federfarma Marco Cossolo illustrando i motivi alla base della carenza.

"Non sono arrivate ancora presso i nostri depositi. È abbastanza comprensibile che ci voglia un po' di tempo a coprire un centinaio di distributori in Italia".

C'è poi il problema delle "mascherine cosiddette assimilabili". L'Istituto Superiore di Sanità non riesce a evadere tutte le richieste di conformità per via della mole di autocertificazioni presentate. "Queste mascherine che sarebbero disponibili non sono sul mercato" spiegano da Federfarma mentre scarseggiano anche "le mascherine già marchiate Ce, quindi immediatamente commercializzabili".

Mascherine a 50 centesimi

Quanto poi al rispetto dell'accordo sul prezzo massimo fissato dagli accordi siglati tra farmacisti, distributori e il commissario all'emergenza Arcuri, l'associazione delle farmacie assicura che se qualcuno dovesse venderle oltre il prezzo calmierato va denunciato. "Come Federfarma siamo i primi a costituirci parte civile" spiega il rappresentate dell'associazione Marco Cossolo.

Il problema vero deriverebbe dalla distribuzione con la vendita degli stock presenti nei magazzini a prezzi più alti di quelli imposti dall'esecutivo, causando una perdita secca per gli esercizi autorizzati, a cominciare dalle farmacie. Lo Stato ha garantito un ristoro ma al momento non si sa quando e come arriverà.

A Roma, ad esempio, basta fare un giro delle farmacie per rendersi conto che l'acquisto dei vari modelli continua ad essere tutt'altro che economico. I farmacisti sono inviperiti: ''Trovare chirurgiche calmierate, a 50 centesimi, è impossibile''. Inoltre, si ritrovano sul groppone migliaia di 'chirurgiche' , FFP1 FPP2 e FFP3 costate un occhio della testa al momento dello scoppio della pandemia con l'Iva sempre al 22% visto che quella al 4% fino ad ora è rimasta solo una promessa.  

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