Giovedì, 23 Settembre 2021
L'intervista

Polizia munita di farmaco anti overdose: l'idea che ribalta il concetto di lotta alla droga

Il fondatore di Villa Maraini ed esperto di tossicodipendenze Massimo Barra apre al referendum ma con riserva: "Non è l'urgenza". L'intervista a Today

Massimo Barra - foto Ansa

"Dobbiamo andare a cercare i tossicomani, nelle strade, nelle farmacie e nelle carceri. Se li cerchi in questi tre posti, in un giorno li hai intercettati tutti. Servono le forze dell’ordine con attitudini terapeutiche. Noi pensiamo che gli agenti di polizia debbano avere con sé il Naloxone, che è il farmaco che evita le overdose, perché spesso arrivano prima dell’ambulanza. Così, solo a Tor Bella Monaca a Roma, abbiamo fatto più di 3mila interventi negli ultimi 20 anni".

Così Massimo Barra, già presidente di Croce Rossa Italiana e inviato speciale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, rilancia un cambio totale di paradigma con il concetto di "riduzione del danno" perché, ne è convinto, "in Italia serve liberalizzare le cure, non le droghe". Anche perché così i volontari e gli operatori hanno già salvato oltre 3mila vite. I servizi? Ci sono, ma invece di "curarne più possibile, ne curano meno che possono” e poi sono troppo ingessati al concetto burocratico, per cui “se uno ha i suoi motivi per non essere curato in quella struttura, viene rifiutato dalle altre. Il sistema deve essere assorbente, non solo in grado di ricevere, ma di raddoppiare, andando in contro a chi non chiede aiuto perché quelli sono i veri patologici. Questa è la riduzione del danno, contro tutto ciò che lo aumenta: metterlo alle strette, cacciarlo di casa, denunciarlo". E pensare che la cronaca ci racconta anche di casi di genitori esasperati che denunciano i figli. "È profondamente sbagliato perché l’esperienza ci insegna che prima li denunciano e poi spendono subito soldi per l’avvocato difensore. Pensare di salvarli così è una pia illusione". 

Prendere una posizione dunque e tentare di affrontare di petto la questione. Come ha fatto il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha dichiarato la storica “guerra alla droga fallita”, rilanciando nuove misure, fra cui la riduzione del danno. "Il presidente Usa ha dato una dimostrazione senza precedenti. Lei pensa che ci sia un politico capace di un analogo statement? Sui nostri siti abbiamo pubblicato il discorso di Biden proprio per sottolineare la diversità del livello del dibattito fra italiani e statunitensi, i quali hanno saputo emendarsi dei propri errori, hanno saputo fare autocritica e ci aspettiamo una posizione adeguata anche in Italia, dove rileviamo guerre alle droghe e slogan cretini. Tutto questo è squallido". 

Perché bisogna firmare il referendum sulla cannabis

Il riferimento è anche alle parole di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, la quale aveva paragonato il reddito di cittadinanza al "metadone di Stato". Un'offesa per chi ogni giorno lavora per salvare vite: "Tutti quelli che si occupano di droga soffrono di solitudine e incomprensione, soffrono lo stigma e la discriminazione nei confronti dei tossicomani, trattati come se fossero affetti da una malattia infettiva che si ripercuote anche su chi si prende cura di loro. Sono curabili, possono migliorare la loro qualità della vita, con una enorme quantità di evidenza scientifica su cosa funziona e cosa no. Il metadone è tra quelle che funziona di più, tanto che viene raccomandato dalle Nazioni Unite come best practices. Il fatto che se ne parli con un’attitudine negativa, come se fosse una parolaccia, ci offende. Offende i professionisti che lo usano come se fossero complici dei tossicomani e offende i 90mila tossicomani italiani stessi".

Barra non ha gradito neppure la replica alla Meloni del Ministro Andrea Orlando, che "ha obiettato parlando di povertà e non di tossicomani e questa è una grande mistificazione che aumenta lo stigma e non fa bene al Paese, dove il problema della droga è diffuso e complicato e interessa tutte le fasce di popolazione". 

Dunque il presidente della fondazione Villa Maraini-CRI, noto centro di accoglienza per la terapia dell’abuso di droghe, bacchetta la politica e lo fa proprio nei giorni del boom di firme per sostenere il referendum per la legalizzazione della cannabis. "Se ne parla solo in termini di appartenenza ideologica, in una dicotomia fra proibizionisti e antiproibizionisti, la loro unica preoccupazione è classificarti nel gruppo dei guelfi o ghibellini. Gruppi che esagerano, come fosse una competizione da stadio. È un modo ignorante di affrontare il fenomeno. Invece bisogna prendere il toro per le corna, prendere in cura le centinaia di migliaia di persone coinvolte nel fenomeno della droga". 

Proprio sul referendum Barra apre, ma con riserva: "Non penso sia utile, ma sono favorevole perché non mi sembra che quattro piantine coltivate in casa siano un problema. Non è una cosa che mi scandalizza e mi sembra un po’ ridicolo che lo Stato debba occuparsi di un cittadino con due piante per uso personale". Tuttavia l’ex presidente di Croce Rossa conferma come non tutti i consumatori di cannabis passino alle droghe pesanti, ma chi consuma queste ultime, è sempre passato per la cannabis. "Ma certo, nessuno si sveglia con l’idea di mettersi un ago in vena. È chiaro che l’interesse di un Paese non è avere milioni di persone che si trastullano con sostanze psicoattive, però bisogna anche prendere atto che il livello di stress attuale è tale che qualcuno ha bisogno di sedativi. Non è una bella cosa ma è un dato di fatto. In generale non sono per misure che favoriscano il consumo. Se dovessi collocarmi, mi metterei tra i proibizionisti ma, se permette, un proibizionista illuminato, che non ha nulla a che vedere con gli altri che si definiscono tali". 
 

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