Mercoledì, 17 Luglio 2024
La testimonianza

"Quasi 20 anni per essere riconosciuta figlia dei miei genitori": l'appello di Fiorella, nata da maternità surrogata

"Vogliamo che nessun altro bambino debba mai subire questo calvario". La 24enne lancia un appello mentre è pronto per essere discusso in Senato il disegno di legge per rendere la gestazione per altri "reato universale"

Fiorella Mennesson ha 24 anni ma per lo Stato francese è figlia dei suoi genitori solo da quando ne ha 19. "Eravamo una famiglia, ma la legge non ci riconosceva come tale", spiega. La sua storia è quella di una bambina nata attraverso la gestazione per altri (Gpa) negli Stati Uniti e si inserisce nel dibattito sulla maternità surrogata e sul disegno di legge voluto dal governo Meloni per rendere la pratica reato universale.

La storia di Fiorella Mennesson

La madre di Fiorella, Sylvie Mennesson, italo-francese, nel 1998 scopre di avere una malattia che le impedisce di portare avanti una gravidanza e insieme al marito Dominique, decide quindi di tentare la strada della gestazione per altri, vietata in Francia. La coppia si reca quindi negli Stati Uniti, dove la pratica è legale e normata, e nel 2000 nascono due gemelle, Valentina e Fiorella.

Riconosciuti come una famiglia dopo 19 anni: "Un accanimento giuridico e mediatico"

Rientrati in Francia, però, le autorità si rifiutano ti trascrivere i certificati di nascita statunitensi e inoltrano una segnalazione alla procura. Da lì inizia una lunga battaglia legale conclusasi solamente nel 2019. "In 19 anni abbiamo avuto 16 sentenze, un numero incredibile, quasi una all'anno. Ognuna era come un brutto regalo di compleanno", dice ora Fiorella nell'appello rilanciato dall'associazione Luca Coscioni. "Il nostro riconoscimento che ha richiesto tutto questo tempo è stato un accanimento giuridico e mediatico", dice la 24enne. 

"Finalmente, il 4 ottobre 2019, la Cassazione ha autorizzato la trascrizione del mio stato civile americano sui documenti francesi, un semplice atto che ha richiesto 19 anni di sofferenza. Vogliamo che nessun altro bambino debba mai subire questo calvario. Un bambino ha bisogno dei suoi genitori, non di sentenze o dibattiti sulla sua identità".

In Italia altre famiglie potrebbero vivere lo stesso calvario

"Se in Italia venisse approvata la legge contro la maternità surrogata, tante famiglie subirebbero lo stesso calvario giudiziario", dice l'avvocata Filomena Gallo, segretaria dell'associazione Coscioni, riferendosi al disegno di legge pronto per andare in aula al Senato dopo il via libera della commissione Giustizia.

Cosa cambia con il disegno di legge sulla Gpa "reato universale"

Cosa significa che la maternità surrogata potrebbe diventare "reato universale"? Il ddl in discussione, di fatto, punta ad estendere il divieto di "utero in affitto" (già previsto nella legge 40 del 2004) anche alla pratica compiuta all’estero. Il nuovo testo recita: "Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità, anche all’estero, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro". La Lega avrebbe voluto pene ben più severe (fino a 10 anni di carcere e 2 milioni di multa), ma l'emendamento proposto è stato respinto.

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"È essenziale considerare le implicazioni umane e pratiche di una simile legge, che rischierebbe di trasformarsi in un incubo giudiziario per molti cittadini innocenti. Oltre a presentare profili di incostituzionalità, il disegno di legge a prima firma Varchi sarebbe inapplicabile perché la cooperazione giudiziaria con un Paese che riconosce la Gpa sarebbe compromessa. Inoltre, il sistema giudiziario verrebbe sovraccaricato di processi destinati a risolversi a vantaggio delle famiglie aggredite, imponendo un'inutile sofferenza a genitori e bambini", prosegue l'avvocata Gallo, che insieme ad altre associazioni ed esperti ha elaborato la proposta di "gravidanza solidale per altri", già sottoscritta da 10mila cittadini, giuristi e medici. 

"La gestante per altri è libera di decidere"

"Solidale" in quanto, spiegano dall'associazione Luca Coscioni, "nel nostro testo di legge, la gestante per altri è libera di decidere, in totale autonomia se, come e quando affrontare una gravidanza per altri. È una donna già madre, in età fertile, in pieno possesso delle proprie capacità di intendere e volere, fisicamente idonea ad affrontare una gravidanza ed economicamente indipendente. L'unico costo previsto durante il percorso di gravidanza solidale è il rimborso delle spese affrontate dalla gestante. Nessun prezzo o corrispettivo economico: l'obiettivo è garantire che ogni donna agisca in piena libertà e autonomia, evitando ogni forma di sfruttamento".

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