Venerdì, 5 Marzo 2021

Matteo Bassetti: "L'ultimo Dpcm? Colpita solo la movida. È sbagliato dare sempre la colpa a qualcuno"

L'infettivologo del San Martino di Genova: "Si è voluto colpevolizzare i contagi che provengono dalle persone che fanno vita notturna. Mi aspettavo misure più decise sui trasporti"

Matteo Bassetti, ANSA

"Nell'ultimo Dpcm ci sono molte cose che potevano essere fatte in maniera diversa. Si è voluto colpevolizzare i contagi che provengono dalle persone che fanno vita notturna o vanno al bar, e questo è sbagliato. Dalla mia esperienza in reparto vedo pochissimi di questi casi mentre vedo molti anziani che vengono contagiati in altri luoghi, come le Rsa". Così il direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, commenta il nuovo Dcpm varato dal Governo. "Il virus circola - dice Bassetti all'AdnKrons Salute - e dare la colpa sempre a qualcuno, punendolo, è un modo sbagliato di intervenire. Meglio meno obblighi e più rassicurazioni su cosa e non fare". 

Bassetti: "Il nuovo Dpcm? Mi aspettavo misure più decise sui trasporti pubblici"

Che cosa ha sbagliato il governo? "Mi aspettavo misure più decise, ad esempio, sui trasporti pubblici. Con un maggior distanziamento sui mezzi" spiega l'infettivologo. "Sul versante delle feste in casa bastava dire di fare attenzione se ci sono persone anziane, e non stabilire un massimo di persone. Un conto è dire che non puoi far entrare 6 persone in una casa piccola, altro è in una abitazione più grande e con spazi all'aperto. Va bene che bisognava dare un segnale perché c'è stato un aumento dei casi, quindi bene la scelta dell'obbligo delle mascherine che va in quella direzione e ha trovato la comunità scientifica unita, ma su altre scelte andava fatto un lavoro diverso".

Nuovo Dpcm, Bassetti: "Servono più spiegazioni e meno divieti"

Secondo Bassetti bisognerebbe agire in modo diverso. "L'impostazione di punire e puntare il dito non serve. Occorrono più spiegazioni e meno divieti. Dobbiamo essere uniti e non fare muro contro muro. Entrare in casa per controllarti crea blocchi contrapposti che non servono a nessuno". 

Il problema degli assembramenti su bus e metro

Il tema dei contagi su bus e trasporti pubblici non è stato posto solo da Bassetti. Ieri Cgil, Cisl e Ugl hanno inviato una lettera prefetto di Roma Matteo Piantadosi per denunciare gli assembramenti che si verificano ogni mattina sui bus e nelle metro della Capitale. "Riceviamo giornalmente decine di segnalazioni che riguardano l'eccessivo affollamento sugli autobus circolanti a Roma e sui treni che trasportano i pendolari verso la Capitale. Il rischio di un'incidenza negativa sulla salute dei lavoratori e dei cittadini è alto ed è necessario mettere in campo le opportune contromisure" si legge nel documento dei sindacati che hanno chiesto già da tempo "che si incrementi l'offerta di mezzi pubblici". Le immagini dei lavoratori accalcati alle fermate o nei vagoni, a Roma come in altre città, sono state molto condivise sui social negli ultimi giorni.

coronavirus metro roma-2

Per il Cts in metropolitana il rischio è basso

Per il Comitato tecnico scientifico, almeno sulle metro, il rischio di contrarre il coronavirus non è così elevato. "La metropolitana non è un veicolo di contagio".

"Il tempo di permanenza medio nei trasporti pubblici inferiore ai 30 minuti, l’uso della mascherina, il limite di occupazione ridotto all’80% agiscono sulla riduzione del rischio che si può considerare mediamente basso" ha detto al Corriere della Sera Sergio Iavicoli, componente del Cts, precisando però che tuttavia bisognerebbe evitare le situazioni che favoriscono l’affollamento.

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