Giovedì, 25 Febbraio 2021

Matteo Bassetti: "In Italia abbiamo sbagliato a contare i decessi". Ma è vero?

L'infettivologo del San Martino di Genova: "A marzo e aprile anche un infarto con tampone positivo veniva registrato come morto per Covid". Abbiamo provato a capire se ha ragione e se l'alto tasso di letalità si possa attribuire solo a un problema di "conteggio"

Matteo Bassetti, ANSA

"Abbiamo sbagliato perché abbiamo contato i decessi in maniera diversa rispetto a tutto il resto d’Europa. Vogliamo dirlo o non vogliamo dirlo? Da quando abbiamo cambiato la metodologia di conteggio dei decessi noi stiamo drammaticamente decrescendo come letalità ma abbiamo un peccato originale che riguarda marzo-aprile, dove chiunque arrivasse in ospedale con un tampone positivo, anche che aveva un infarto, veniva qualificato come morto per Covid". Ospite a "l’Aria che tira", su La7  l’invettivologo del San Martino di Genova Matteo Bassetti ha parlato dei numeri della letalità da Covid in Italia, ben più alta di quelli altri Paesi. Perché? Bassetti spiega che il peccato originale è stato commesso ad inizio epidemia, quando a suo dire anche le morti per altre cause venivano conteggiate come Covid se in presenza di un tampone positivo. 

"Se oggi a distanza di nove mesi non sappiamo guardare indietro ed ammettere un errore - ha aggiunto l'infettivologo -, continueremo ad essere considerati i peggiori d’Europa. E da medico questa cosa non mi piace. Siamo noi che abbiamo insegnato come fare ai tedeschi e ai francesi, eppure ci ritroviamo ad avere una mortalità più alta di quella che ha l'India. È evidente che c’è un problema, secondo me soprattutto di conteggio".

Covid, come sono conteggiati i decessi in Italia

Ha ragione Bassetti? E come vengono conteggiati i morti Covid in Italia? Secondo l'Istituto Superiore di Sanità (qui il report) per definire un decesso come dovuto a COVID-19, devono essere presenti tutti i seguenti criteri:

  1. Tampone positivo a COVID-19.
  2. "Presenza di un quadro clinico e strumentale suggestivo di COVID-19. La definizione di quadro clinico compatibile - si legge nel report dedicato dell'Istituto Superiore di Sanità - è di pertinenza del medico che certifica le cause di morte (curante o necroscopo)".L'Iss ricorda inoltre che i Centers for Disease Control and prevention statunitensi hanno identificato i seguenti sintomi come tipici dell’infezione COVID-19:
  • Febbre
  • Tosse
  • Dispnea
  • Brividi
  • Tremore
  • Dolori muscolari
  • Cefalea
  • Mal di gola
  • Perdita acuta di olfatto o gusto
  1. Assenza "di una chiara causa di morte diversa dal COVID-19 o comunque non riconducibile all’infezione da SARS-CoV-2 (per esempio trauma). Ai fini della valutazione di questo criterio, non sono da considerarsi tra le chiare cause di morte diverse da COVID-19 le patologie pre-esistenti che possono aver favorito o predisposto ad un decorso negativo dell’infezione. Una patologia preesistente - spiega l'Iss - è definita come qualsiasi patologia che abbia preceduto l’infezione da SARS-CoV-2 o che abbia contribuito al decesso pur non facendo parte della sequenza di cause che hanno portato al decesso stesso. Per esempio, sono patologie pre-esistenti il cancro, le patologie cardiovascolari, renali ed epatiche, la demenza, le patologie psichiatriche ed il diabete.
  2. Assenza di periodo di recupero clinico completo tra la malattia e il decesso. Per periodo di recupero clinico completo deve intendersi la documentata completa remissione del quadro clinico e strumentale dell’infezione da" Sars-CoV-2.

Il decesso viene dunque conteggiato come Covid in presenza di un quadro clinico compatibile con la malattia e in assenza "di una chiara causa di morte diversa dal COVID-19". 

Lo studio sui deceduti positivi al virus: 9 su 10 sono morti di Covid

È sempre stato così? Da quanto siamo riusciti a ricostruire, né l'Iss né il Ministero della Salute hanno mai comunicato di aver rivisto i criteri con cui vengono classificati i decessi Covid. Del resto lo stesso Bassetti ha sottolineato che a nove mesi di distanza non abbiamo saputo "guardare indietro ed ammettere un errore". 

In un report dell'Iss datato 16 luglio e basato sulle cartelle cliniche di 4.942 pazienti deceduti viene però affermato che "Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell'89% dei decessi di persone positive al test Sars-CoV-2, mentre per il restante 11% le cause di decesso sono le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), le patologie del sistema respiratorio (1%), il diabete (0,6%), le demenze e le malattie dell'apparato digerente (rispettivamente 0,6% e 0,5%)". I risultati del report sembrano dunque suggerire che tra i pazienti deceduti risultati positivi i morti non-Covid sono in una percentuale molto bassa. 

decessi covid 19 italia-2

In Italia l'eccesso di mortalità è più alto che in Francia e Germania

In realtà però sappiamo anche che tra marzo e aprile molti decessi che potrebbero essere legati al Covid non sono stati registrati nelle statistiche perché non era stato eseguito il tampone. In particolare, da uno studio realizzato dall'Inps è emerso dall'1 marzo a fine aprile 2020, in piena emergenza, in Italia sono morte circa 47mila persone in più rispetto alla media degli anni precedenti, +43%. Nello stesso periodo, il bollettino ufficiale contava 27.938 morti Covid. Mancano all'appello quasi 19mila decessi in più rispetto agli anni precedenti, non considerati ufficialmente provocati dal coronavirus. Si tratta del così detto eccesso di mortalità che si realizza quando il numero di persone decedute supera la media annuale di chi muore di vecchiaia o per normali patologie. L'ente previdenziale aveva spiegato che "tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all epidemia in atto".

A giugno Pagella Politica ha pubblicato un articolo illuminante sulle morti sommerse di Covid nei vari Paesi europei. Se in Spagna l'eccesso di mortalità si è rivelato superiore a quello italiano (i 19mila decessi di cui parlava l'Inps), nel periodo 2 marzo - 3 maggio 2020 il Regno Unito ha invece fatto registrare una differenza di 12.412 decessi. In Francia lo scarto tra i decessi nel periodo marzo-aprile 2020 (60 giorni) e la media dei cinque anni precedenti (2015-2019) è stato solo di 1.429 casi. Ancora meglio ha fatto la Germania. Prendendo in esame il periodo 16 marzo - 10 maggio 2020 (55 giorni) e confrontando il numero dei decessi con la media riferita allo stesso periodo degli anni precedenti, si scopre che nel 2020 sono morte 7.755 in più rispetto alla media dei quattro anni precedenti. "Allo stesso tempo - spiega Pagella Politica -, le vittime ufficiali della Covid-19 sono state 7.775: venti in più rispetto all’aumento registrato. Questo significa che il valore di mortalità in eccesso e il conteggio ufficiale di decessi legati alla pandemia sono sostanzialmente coerenti". 

E dire che nelle prime fasi dell'epidemia la Germania era stata accusata di nascondere le vittime tanto che il Robert Koch Institute fu costretto a spiegare che "tutti i decessi correlati alla malattia di Covid-19 sono registrati" sia con riferimento alle "persone decedute direttamente dalla malattia" sia "per i pazienti con malattie precedenti che rendono impossibile dimostrare chiaramente quale è stata, in definitiva, la causa della morte". In caso di sospetti, aveva aggiunto l'istituto, "possono essere svolti esami post-mortem".

Il tasso di letalità e l'anomalia italiana

Insomma, dai dati sulla mortalità in eccesso non sembra che l'Italia sia stato un esempio virtuoso. Anche guardando al tasso di letalità però l'Italia fa peggio di altri Paesi europei. Stando ai dati della Johns Hopkins University di Baltimora, il Messico è primo in classifica con dieci persone morte ogni cento ufficialmente positive al Sars-CoV-2. Segue l'Iran al secondo posto con il 5% di letalità. E al terzo posto della c'è proprio l'Italia. Quasi quattro morti, 3,8 per la precisione, ogni cento casi di coronavirus, contro l’1,6% della Germania, il 2% della Francia e il 2,8% della Spagna. 

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