Sabato, 27 Febbraio 2021

Matteo Bassetti: "Valutare l'ipotesi di differenziare orari tra giovani e anziani"

L'infettivologo a Domenica In: "Nelle grandi città è il momento di agire, non si può più aspettare. Gli studi parlano di un virus mutato e più contagioso"

Matteo Bassetti, 50 anni

"Rispetto alla prima ondata siamo diventati più bravi ad intercettare i casi, ma bisogna fare qualcosa per evitare che questi contagi crescano ancora". Così Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova, durante l'ultima intervista rilasciata a Domenica In. "Ci auguriamo - aggiunge - che le misure prese diano frutti, anche se io credo che nelle città in cui c'è una circolazione più elevata sia il momento di agire e non si può aspettare". 

L'ipotesi di differenziazione oraria

"Io credo - prosegue Bassetti - che abbiamo una fascia delle popolazione, ovvero gli ultra 70enni e le persone più fragili, che sono da mettere in sicurezza. Si potrebbe pensare ad una differenziazione di orari, ovvero fasce in cui studenti e lavoratori escono e orari differenziati per le persone anziane. Potrebbe essere un modo per distanziarli". 

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Bassetti si pronuncia poi sulla questione della didattica: "Se guardiamo al resto d'Europa, nessuno ha chiuso le scuole. Se i bambini stanno a casa, qualcuno li deve accudire. Dunque almeno gli asili e le scuole elementari - per cui è più difficile collocare bambini - magari è giusto che restino aperte, a differenza delle medie e superiori". 

L'infettivologo sottolinea che a causa dei "numeri impressionanti che abbiamo, in molte città il tracciamento si sta perdendo". 

"Gli studi parlano di un virus mutato e più contagioso"

Alla domanda sul perché si abbia l'impressione che il virus si stia diffondendo più rapidamente rispetto alla prima ondata di marzo, il medico risponde: "In un recente articolo pubblicato da una prestigiosa rivista, si dice che il virus ha avuto delle mutazioni ed è diventato più facilmente diffusibile, dunque si parla di maggior contagiosià. E' evidente che mentre nella prima fase capitava che in alcuni nuclei familiari non avvenissero contagi, ora vediamo nuclei familiari in cui vengono tutti contagiati. L'ipotesi dunque può essere che la contagiosità sia maggiore". 

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