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Domenica, 14 Agosto 2022
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I medici scrivono al governo: "Modificare il decreto sicurezza, limita il diritto alla salute"

La lettera della Fnomceo al presidente del Consiglio e ai ministri di Interno e Salute: "La progressiva applicazione del decreto sicurezza rischia di comportare difficoltà e ostacoli di natura amministrativo-burocratica rispetto ai necessari interventi di natura clinico-assistenziale"

Con una lettera al presidente del Consiglio e ai ministri dell'Interno e della salute, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) chiede al governo di modificare il Decreto sicurezza, "garantendo in ogni caso le prestazioni sanitarie a soggetti vulnerabili e persone bisognose di protezione e mantenendo, come sancito dalla Corte costituzionale (sentenza n.252 del 2001), la sussistenza di un nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana".

Per la Fnomceo, scrive il presidente Filippo Anelli, "ogni legge che limita, direttamente o indirettamente, il diritto e l'accesso alla salute nella sua globalità" costituisce "un grave atto contro quanto previsto dalla nostra Costituzione, oltre a essere contraria al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sottoscritta dall'Italia nel settembre 2015". Anelli avverte quindi che "la progressiva applicazione del decreto sicurezza rischia di comportare difficoltà e ostacoli di natura amministrativo-burocratica rispetto ai necessari interventi di natura clinico-assistenziale".

La lettera della Fnomceo al Governo per modificare il Decreto Sicurezza

Un aspetto specifico della legge riguarda quello che secondo la Federazione prefigurerebbe un "improprio coinvolgimento della figura del medico". Si tratta della disposizione che assegna al medico, dipendente da una struttura sanitaria pubblica o convenzionato con il Ssn, il compito di accertare - ai fini di un eventuale rilascio da parte del Questore di un permesso di soggiorno per cure mediche - se, in caso di rientro al Paese di origine o di provenienza, il paziente straniero in condizioni di salute di particolare gravità possa subire un rilevante pregiudizio. "Al medico viene chiesto di valutare ed accertare proprio la 'particolare gravità' delle condizioni del paziente, e di verificare ed accertare, 'mediante idonea documentazione?, che quella persona non abbia, nel proprio paese di origine o provenienza, la possibilità di essere curata adeguatamente", sottolinea la lettera della Fnomceo.

"La Legge, nell'affidare al medico questo ruolo - osserva Anelli - non chiarisce né di quali mezzi potrebbe disporre per l'accertamento di dette situazioni né a quali responsabilità andrebbe incontro nell'espletamento di tale compito, che di fatto costituirebbe la constatazione dell'impossibilità di cura efficace del paziente straniero in caso di rientro al Paese di origine o di provenienza".

"Forte preoccupazione"

Per questo, la Federazione esprime "una forte preoccupazione che, a fronte di tali compiti, il medico si trovi effettivamente nella situazione di dover decidere, senza poter disporre di informazioni, strumenti e criteri oggettivi, su un eventuale rimpatrio forzato per provvedimento di espulsione rischiando di compromettere la prognosi e la qualità di vita di una persona, senza trascurare il verificarsi di situazioni e responsabilità di notevole impatto da un punto di vista deontologico".

"Il patrimonio di diritti universali costruito dall'Italia attraverso il suo Ssn, che ha portato a promuovere e tutelare la salute di tutti, senza alcuna distinzione deve essere custodito orgogliosamente e messo al riparo da misure che ne possano compromettere lo spirito ed i risultati di salute pubblica", dice Anelli, ribadendo la richiesta di modificare la normativa, nell'ambito della revisione dei decreti sicurezza "che  secondo quanto annunciato dallo stesso ministro Lamorgese, dovrebbe essere messa all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri entro gennaio".

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