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Martedì, 16 Aprile 2024
L'intervista

Perché avremo sempre meno medici nei Pronto Soccorso

Vengono sempre più rifiutate "le specializzazioni che sono servite a fronteggiare l'emergenza Covid" ci racconta Pina Onotri, segretaria del Sindacato Smi. Cosa rischia di succedere nei prossimi anni

"Nel 2021, su 1.077 borse per la medicina d'urgenza, ne sono rimaste vacanti 497 e, delle 2.100 della rianimazione, ne sono rimaste 160. Nonostante ci sia stato lo sforzo di aumentarle, la copertura non c'è stata per tutte e delle 17mila borse di studio messe a disposizione, 1.300 non sono state coperte perché sono state rifiutate o non assegnate".

A dirlo è Pina Onotri, segretaria generale del Sindacato medici italiani (Smi), che, direttamente a Today, diffonde gli ultimi dati di una fuga dei giovani medici dalle scuole di specializzazione che dovrebbero formare i camici bianchi dei reparti dell'emergenza. Un interesse sempre più scarso dunque da parte dei giovani medici nei confronti di alcune specializzazioni a partire dalle borse di studio riservate all'emergenza urgenza e alla rianimazione, che non piacciono più. È l'altra faccia di un sistema sanitario nazionale che non forma più i medici, sempre più depressi e incapaci.

Stiamo crescendo una generazione di medici depressi e incapaci

"È curioso che siano proprio quelle specializzazioni, che sono servite a fronteggiare l’emergenza Covid" prosegue Onotri, che spiega poi perché la specializzazione che più dovrebbe rappresentare la missione di un medico, è paradossalmente la più lacerata. “Quella della medicina d’urgenza è una specializzazione poco attrattiva per una serie di questioni: sono presenti maggiori  difficoltà professionali in termini di carichi di lavoro; turnazioni pesanti per carenza di personale; elevato contenzioso medico-legale; scarsa progressione di carriera; impossibilità di espletare libera professione. Tutto ciò a fronte di una minore retribuzione e una maggiore penalizzazione della vita privata, per non parlare delle sempre più frequenti aggressioni da parte del personale  che lavora nei Pronto Soccorso".

Insomma sono gli "angeli" che intervengono per primi quando abbiamo bisogno di essere soccorsi. Eppure vengono sottopagati, costretti a turni massacranti, non hanno possibilità di fare carriera e non possono neppure guadagnare di più con la libera professione, che garantisce invece praterie per i colleghi delle chirurgie, per esempio. Adesso poi i medici dei Pronto soccorso sono i più denunciati e malmenati.

Medici in fuga: "Turni massacranti da 14 ore al giorno"

Infatti "è emerso che oggi i giovani medici preferiscono iscriversi a specializzazioni che garantiscono anche la possibilità di svolgere attività ambulatoriale - prosegue la numero uno del Smi - . Inoltre non c'è neppure la volontà di riconoscere questa professione come lavoro usurante. Quindi le grandi responsabilità, la fatica e la forte pressione nell'ambiente lavorativo, a fronte di scarso riconoscimento, la rendono chiaramente poco attrattiva. È inoltre importante sottolineare la necessità di un'adeguata formazione soprattutto oggi che gli specializzandi già dal terzo anno vengono proiettati nel mondo del lavoro. È presente, infatti, una difformità formativa nelle diverse scuole di specializzazione anche a livello regionale, che andrebbe uniformata e messa a rete".

Pina Onotri

Il sindacato dunque lancia l'allarme perché, se si va avanti così, quando chiederemo aiuto al Pronto soccorso degli ospedali, non ci saranno più medici a visitarci. "Tutto ciò rischia di lasciare scoperti molti "posti chiave" dentro gli ospedali nel prossimo futuro, anzi diremmo già in questo presente, in quanto non ci sarà il turnover necessario per poter far fronte non solo ai pensionamenti, ma anche alla grande fuga dagli ospedali che si sta evidenziando. È chiaro, quindi comprendere come questo meccanismo possa incidere ulteriormente sulla mancanza di personale del sistema di Emergenza urgenza (Pronto soccorso e 118) e sulla salute dei cittadini" ha concluso Pina Onotri.

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