Lunedì, 17 Maggio 2021
La campagna a singhiozzo

Perché i medici di base vogliono vaccinare con il farmaco di Johnson&Johnson

L'incontro con il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo e le sei richieste al governo per accelerare la campagna di vaccinazione

Le prime dosi del vaccino anti covid di Janssen (Johnson & Johnson) arriveranno in Europa a metà aprile, ha confermato Sandra Gallina, direttrice generale per la Salute della Commissione europea, in audizione alla commissione Cont (Controllo dei bilanci) del Parlamento europeo, a Bruxelles. Dopo l'ok arrivato dall'Ema, il vaccino contro il coronavirus Johnson&Johnson ha incassato nei giorni scorsi anche il via libera dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco.

L'ok al farmaco monodose dell'azienda farmaceutica americana potrebbe rivelarsi una mossa importante, si spera decisiva, nella lotta alla pandemia: si tratta di un siero che prevede una sola iniezione, un fattore che consente di velocizzare molto il numero delle vaccinazioni. Non solo: è più facile da usare e conservare rispetto agli altri vaccini (va tenuto a temperature da frigorifero, tra i due e gli otto gradi), ha dimostrato ottimi risultati di sicurezza ed efficacia soprattutto contro i casi gravi della malattia e potrebbe risolvere i problemi con le forniture riscontrati dalle altre case farmaceutiche. Problemi che, in Italia e in Europa, stanno rallentando la campagna vaccinale.

E proprio per velocizzare le somministrazioni, i medici di medicina generale chiedono al governo di avere a disposizione "prioritariamente" il vaccino Johnson&Johnson per le inoculazioni ai cittadini. Lo ha comunicato la segretaria generale del sindacato dei medici italiani, Pina Onotri, illustrando una serie di proposte che verranno presentate dal sindacato dei medici all'incontro con il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus, il generale dell'esercito Francesco Paolo Figliuolo, previsto per domani.

"Con il commissario Figliuolo - scrive la segretaria Onotri - vorremmo ragionare insieme per mettere in moto, definitivamente, tutto il sistema di vaccinazione anti covid. Superando tutti i limiti a partire dalla conservazione del vaccino, dall’esiguità dei punti vaccinali (per le problematiche complessità delle norme autorizzative), dalla carenza dei vaccini stessi, fino alla difficile movimentazione di una popolazione a cui l’informazione arriva a tratti in modo incompleta, contraddittoria, farraginosa".

Le sei richieste dei medici di base al governo

L'obiettivo è quello di arrivare all'immunizzazione in tempi brevi di almeno l'80% della popolazione. I medici di base fanno sei richieste precise al governo, sei proposte che saranno presentate nell'incontro di domani con il commissario Figliuolo per discutere del piano vaccini. Eccole di seguito:

  • Auspichiamo che il governo fornisca i medici di medicina generale del vaccino Johnson&Johnson per le vaccinazioni anti covid, in quanto è un farmaco molto maneggevole, può essere tenuto in un normale frigorifero e per il fatto che preveda una sola dose può semplificare di molto la procedura vaccinale.
  • Sveltire le pratiche di attivazione di strutture finalizzate alla produzione di vaccini e predisporre ogni azione affinché venga affidata la produzione vaccinale nazionale alle competenze del ministero della Salute ed avviare i processi produttivi dei vaccini nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.
  • Riordinare in tempi rapidi la farraginosa, complessa normativa autorizzativa dei locali adibiti a vaccinazione con deroghe nei punti non essenziali (burocraticamente onerosa, costosa e affetta da problematiche intrinseche di ordine legale).
  • Creare una normativa temporanea derogatoria per gli operatori della sanità che espletano le funzioni di vaccinatore (non ricomprendendo ovviamente la colpa grave e prevendendo uno scudo penale per i soggetti che vaccinano).
  • Derogare temporaneamente alle norme di incompatibilità tutt’ora vigenti che avviluppano in lacci e lacciuoli normativi ogni tentativo di svincolare molti operatori della sanità all’esecuzione dei vaccini
  • Sveltire le pratiche burocratiche (non ha senso stampare 14 fogli di consenso informato e anamnesi vaccinale per cittadino: quasi un miliardo di fogli da conservare per almeno cinque anni se non addirittura di più, con aziende sanitarie che si trovano costrette ad affittare locali a norma per stipare tutto questo oceano montante di carta) con una sinergia più stretta tra AGID, fascicolo sanitario elettronico in fattispecie e deburocratizzazione informatizzata si potrebbero raggiungere grandi risultati in breve tempo snellendo il tutto.

"Proponiamo un confronto chiaro su ogni punto, da noi attentamente vagliato con analisi chiare, col solo scopo di mettere in moto una macchina potente, veloce efficiente che, ogni giorno, assiste almeno un milione e mezzo di cittadini nei loro fabbisogni di salute, piccoli e grandi", conclude Onotri.

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