Martedì, 3 Agosto 2021
La testimonianza

Danilo Tolomeo, il medico in pensione che soccorre migranti a largo di Lampedusa

Volontario del CISOM, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, ha scelto di tornare in servizio per aiutare chi è in difficoltà: "Ne ho viste diverse io e i vari equipaggi, piangi lacrime amare. Azzardare una giustificazione al fatto che ci sia una persona senza vita in mare non ce n'è, non la trovo"

"Ho girato il mondo tante volte a bordo delle navi da crociera ma la soddisfazione di soccorrere un fratello in mezzo al mare non ha paragone". Danilo Tolomeo è un medico in pensione. Qualche anno fa, dopo aver smesso la professione di medico a bordo delle navi da crociera. ha deciso di diventare volontario del CISOM, il Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta, che dal 2008 è impegnato - in particolare del Canale di Sicilia - a offrire assistenza sanitaria a fianco della Guardia Costiera nei soccorsi di emergenza. Soltanto in questi primi sei mesi del 2021 le operazioni del CISOM  hanno permesso di salvare quasi 5mila migranti in 83 interventi. 

"Ciò che provi quando sei in mare, a fornire assistenza ai migranti in difficoltà, è forte. Quello che non puoi dimenticare è l'espressione di terrore nei loro occhi. Al solo pensiero mi viene la pelle d'oca!", racconta Tolomeo, di stanza a Catania e attualmente impegnato al nucleo aereo emergenze e assistenza (SAR) migranti a Lampedusa, con alle spalle più di 90 missioni solo in elicottero in aggiunta ad altre svolte a bordo delle navi della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera 'Dattilo' e 'Diciotti' e sulle motovedette classe 300 impiegate nelle attività di soccorso nell'isola.

Il racconto del dottor Tolomeo, volontario sugli elicotteri per salvare i migranti nel Mediterraneo

"Nelle missioni di soccorso in mare l'intervento dell'elicottero arriva nella fase più emergenziale e quando ti trovi ad aiutare un migrante, lo porti a bordo del velivolo per qualche minuto il terrore nei loro occhi ti blocca. Dai loro sguardi, infatti, riesci a vedere tutta la loro storia o per lo meno la più recente, quella che li ha portati ad abbandonare la propria casa e a intraprendere un viaggio pieno di pericoli. Poi, quando capiscono che noi siamo lì per loro, come un'ancora di salvezza, li vedi che si calmano", spiega Tolomeo, che ribadisce: "Una mamma che affronta il deserto, la prigione, eventuali torture, angherie e poi il viaggio in mare con condizioni meteo particolarmente avverse per dare un futuro migliore al proprio figlio o figli, ti porta a vedere le cose da una prospettiva diversa". 

Tante le storie che il dottor Tolomeo può raccontare. Come quella di uno degli ultimi soccorsi importanti fatti a largo di Lampedusa, per recuperare tre casi piuttosto seri a bordo di una nave di una ong. Due viaggi, per portare in salvo una mamma con la sua bambina di tre mesi e ragazza in travaglio all'ottavo mese. Di quel primo viaggio, un'immagine gli è rimasta impressa: la piccola, che aveva avuto una sindrome da annegamento a seguito di una caduta in mare, aveva finalmente ritrovato la serenità in braccio alla mamma, "che si sa è la miglior medicina". "Seppure fossimo a bordo di un elicottero militare, in una situazione di emergenza e di particolare stress, questa immagine mi è rimasta impressa, un'immagine per il futuro", ricorda.

Nel secondo viaggio Tolemeo ha recuperato una giovanissima ragazza in travaglio all'ottavo mese. "Con i rumori dell'elicottero è anche difficile parlare, è più facile capirsi con gesti, oltre al fatto che questa donna aveva davanti a sé persone coperte dalla testa ai piedi, con il casco e la mascherina. Ho cercato quindi di calmarla e lei si è sentita serena come a voler dire 'sono in mani sicure'. Gli spazi a bordo di un elicottero sono limitati, ci sono i piloti, gli operatori, il medico. Io e lei eravamo vicini, ad un certo punto si è messa con la testa sulle mie cosce, e con le mani mi ha abbracciato la gamba, mi stringeva talmente forte che quasi non mi circolava più il sangue ma 'niente ci fa, a costo che me le tagliano la signora deve arrivare tranquilla a destinazione' e si è addormentata in un momento particolarmente difficile". Con lei c'era anche un'altra donna sotto shock perché aveva perso il bambino durante il naufragio, con il corpicino in un sacco mortuario. "Vi lascio immaginare come stava. Abbiamo cercato di tranquillizzarla e quando ha visto la giovane donna che si è affidata a me è come se avesse pensato 'se lei si fida, anche io mi posso fidare di questi ragazzi che sono qui con questi caschi e mascherine'. Quando eravamo vicini al punto di atterraggio a Lampedusa, le due donne si sono messe in ginocchio, hanno alzato le mani e hanno iniziato a cantare una specie di salmo - racconta Tolomeo - Una volta atterrati si sono messe a piangere e quando è stato il momento di affidarle al personale medico di terra la donna incinta mi ha abbracciato e ringraziato mentre l'altra si rifiutava di scendere dall'elicottero. Sono andato da lei e in inglese le ho fatto capire di stare tranquilla e di fidarsi 'Dottore mi fido di lei e la seguo'".

"Dedichiamo tutti almeno un minuto a qualcuno che ha bisogno"

"Ne ho viste diverse io e i vari equipaggi, piangi lacrime amare. Azzardare una giustificazione al fatto che ci sia una persona senza vita in mare non ce n'è, non la trovo. Provi un senso di impotenza. Non ci fai l'abitudine, piangi amaro, come gocce di fuoco che ti lasciano delle cicatrici che non dimentichi mai. Io non ne dimentico uno di quelli che ho visto e purtroppo mi è capitato di vederne diversi", ammette il medico. Difficile se non impossibile mantenere i contatti con le persone soccorse una volta giunti a terra. Però quando è possibile Tolomeo cerca di informarsi, chiamando l'ospedale, per avere notizie. Il pensiero è sempre per loro, e per quelli che di cui ha perso le tracce dopo i soccorsi. 

"Il mio invito per la Giornata mondiale del rifugiato è che tutti dedicassero almeno un minuto del proprio tempo a un fratello bisognoso, anche offrendogli un caffè. Sforziamoci a essere più buoni. A chi, invece, è in procinto di iniziare un'esperienza come volontario dico fallo immediatamente e vedrai che sarai più ricco di quanto immagini non solo per la tua formazione professionale ma anche per la tua apertura mentale. Se fosse per me lo farei fare a tutti, anche se non sei un operatore sanitario, direi di farlo. Non c'è paragone, quando vedi il sorriso di un'anziana o di un disabile che hai aiutato". 

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