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Venerdì, 24 Maggio 2024
Il racconto

La disperazione di un giovane migrante: "Meglio morire in mare che tornare in Libia"

Le parole di un naufrago siriano di 17 anni tratto in salvo insieme ad altre 75 persone da Emergency: "Nei centri di detenzione ci picchiavano con bastoni e fili di ferro"

Per sei volte ha provato ad attraversare il Mediterraneo "ma sono sempre stato respinto e riportato in Libia". Questa volta, la settima, il giovane naufrago 17enne siriano tratto in salvo insieme ad altre 75 persone lo scorso 11 agosto dall'equipaggio della Life Support, c'è l'ha fatta. "Le milizie libiche fanno accordi con i trafficanti per riportarci a terra una volta partiti, quindi sanno quando una barca sta partendo e dove si trova", ha raccontato ai soccorritori di Emergency. Lui in Libia è rimasto per cinque mesi. "Quattro li ho passati nei centri di detenzione - dice -. La mia famiglia voleva che tornassi in Siria, sapevano che la Libia è un Paese molto pericoloso e non volevano che mi facessero del male".

L'orrore dei centri di detenzione lo ricorda bene. "Ci picchiavano, a volte con dei bastoni o dei fili di ferro, per poter chiedere più soldi alle nostre famiglie", racconta adesso che è in salvo in Italia. Dal suo Paese è partito da solo. "È stato molto difficile resistere alla tentazione di tornare, mi mancava tantissimo la mia casa, ma sapevo che non c'era futuro per me in Siria. Adesso non sanno nemmeno che sono vivo, mi hanno preso il telefono in Libia e non ho potuto contattare mia madre per dirle che questa volta, la settima che provavo ad attraversare il Mediterraneo, ce l'ho fatta".

La barca su cui viaggiava il diciassettennne era stata segnalatada Seabird 2 di Sea Watch, poi da Mrcc (Maritime Rescue Coordination Centre) italiano e infine è stata individuata. A bordo anche 7 donne e 24 minori, di cui 12 non accompagnati. C'era anche una neonata di solo 7 mesi. 

"Abbiamo iniziato le operazioni dopo aver comunicato con l'Mrcc italiano, che ha coordinato il salvataggio – afferma Carlo Maisano, capo missione della Life Support di Emergency -. Quando abbiamo effettuato il soccorso, la barca di legno era ferma e sovraccarica, e abbiamo scoperto che la stiva era vuota e questo rischiava di sbilanciarla. A operazioni concluse abbiamo ricevuto un'altra segnalazione da Alarm Phone di un'imbarcazione in difficoltà con caratteristiche analoghe, ma dopo un'ora e mezzo di pattugliamento non siamo riusciti a individuarla e ci siamo confrontati con l'Mrcc che riteneva la segnalazione corrispondesse con l’imbarcazione già soccorsa". 

(Fonte AdnKronos)

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