rotate-mobile
Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Soccorsi a ostacoli / La Spezia

La nave ong costretta a 100 ore di navigazione per sbarcare i migranti

Lo sfogo di Medici Senza Frontiere. Dopo il soccorso con la Geo Barents di un gommone in difficoltà deve andare fino a La Spezia: il tutto è diretta conseguenza del decreto del governo Meloni per limitare i soccorsi delle imbarcazioni umanitarie

Sempre più dura la vita per le navi ong che salvano vite umane in mezzo al Mediterraneo. "Dopo il salvataggio di oggi, le autorità italiane ci hanno assegnato La Spezia come luogo di sbarco. Questa città dista circa 100 ore di navigazione dalla nostra posizione attuale". Lo sfogo sui social è di Medici Senza Frontiere, dopo il soccorso con la Geo Barents di 69 persone fra cui 25 minori e 9 donne. Erano a bordo di un gommone in acque internazionali vicino alla Libia. "Perchè farli sbarcare a La Spezia quando ci sono porti idonei molto più vicini?", chiede Msf, che ribadisce: "Si va contro il diritto marittimo internazionale".

L'ultimo salvataggio di migranti

Si è trattato di un salvataggio complesso. Il gommone carico di migranti in difficoltà, l'intervento della motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica, persone in acqua, l'equipaggio della nave Ong insultato e minacciato dai libici. "State lontani o spariamo". Così la guardia costiera libica risponde via radio all'equipaggio a bordo della nave di Medici senza frontiere che si stava avvicinando all'imbarcazione in difficoltà in acque internazionali. "Mentre ci avvicinavamo per aiutare le persone e portarle in salvo - dicono dalla Geo Barents - hanno minacciato di sparare".

Geo Barents ha soccorso anche una seconda imbarcazione  con 61 migranti nelle ore seguenti. Il governo italiano è stato avvisato ma non ha dato alcuna indicazione: è possibile che contesti una violazione del suo codice di condotta, perché pur non essendoci un divieto esplicito di compiere più soccorsi, le attività della nave non devono "impedire di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco". 

Le navi Ong nel 2022 hanno salvato "solo" una minima percentuale dei migranti approdati in Italia da inizio anno (vedi grafico poco sotto): tutti gli altri vengono soccorsi da motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza, che trasferiscono poi uomini, donne e bambini nei porti italiani (quelli vicini, siciliani e calabresi). Le navi Ong invece vengono invece indirizzate a porti distanti centinaia di chilometri: è diretta conseguenza del decreto fortemente voluto dal governo Meloni per limitare i soccorsi delle imbarcazioni umanitarie sulla rotta del Mediterraneo centrale.

ong 2023

La stretta contro le Ong

L'ultimo decreto varato dal governo delinea infatti un "codice di condotta" per le navi ong: stop al trasbordo dei naufraghi (cioè quando una nave più piccola compie un soccorso e poi trasferisce su una nave più grande i naufraghi per continuare a operare altri soccorsi) e in molte circostanze ai soccorsi multipli (a meno che non siano richiesti dalle autorità della zona Sar). Obbligo di chiedere il porto di sbarco all’Italia immediatamente dopo aver effettuato il primo salvataggio, possibilità per i migranti di chiedere asilo direttamente a bordo delle navi straniere e non nel Paese di primo approdo. Le ong devono poi chiedere "nell’immediatezza dell’evento l’assegnazione del porto di sbarco" che, si legge nella norma, deve essere "raggiunto senza ritardo per il completamento dell’intervento di soccorso".

Per chi viola le regole c'è un sistema sanzionatorio di natura amministrativa, in sostituzione del vigente sistema di natura penale; sono previste multe da 10mila fino a 50mila euro (per il comandante e per l’armatore). Prevista anche la confisca della nave per due mesi. Analoghe sanzioni si prevedono qualora il comandante e l’armatore della nave non forniscano le informazioni richieste dall’autorità nazionale per la ricerca e il soccorso in mare o non si uniformino alle indicazioni impartite da quest'ultima.

Piantedosi: "Ong pull factor"

Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, torna a parlare della questione migranti dopo il salvataggio in mare di 69 persone da parte della Geo Barents, nave a cui è stato indicato La Spezia come porto di sbarco. "C''è questa coincidenza astrale: la presenza delle imbarcazioni delle ong, insieme alle condizioni climatiche, fanno ripartire i gommoni dalla Libia, anche quelle più fragili - spiega -. Noi ci lamentiamo di questo, loro si lamentano della lunga percorrenza". Secondo Piantedosi, "il naufragio e il salvataggio sono qualcosa di occasionale e non una ricerca sistematica che induce alle partenze. La presenza delle ong, guarda caso, fa ripartire i gommoni, non le barche strutturate. Questo è il dato fattuale che registriamo".

In realtà il pull factor delle navi Ong non è mai stato dimostrato. Non c'è infatti alcuna correlazione tra l'arrivo delle Ong davanti alle coste libiche e maggiori partenze dal paese, dal 2018 al 2022, secondo i dati raccolti da chi studia il fenomeno da anni.

Perché l'Ue vuole aumentare i rimpatri di migranti irregolari

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La nave ong costretta a 100 ore di navigazione per sbarcare i migranti

Today è in caricamento