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Martedì, 16 Aprile 2024
Il mare come tomba / Crotone

Le accuse delle Ong dopo la strage di migranti: "Naufragio frutto di precise scelte politiche"

Davanti alle coste di Crotone i soccorritori cercano ancora uomini, donne e bambini. Si temono 100 morti. Il dolore e la rabbia dei soccorritori

Del barcone usato dai migranti per cercare una vita nuova non restano che pezzi di legno, alcuni in mare altri sulla spiaggia, le persone che erano a bordo non ci sono più. I più fortunati - pochi - sono stati tratti in salvo, sono sotto choc e fatica raccontano ciò che hanno visto. La maggior parte di quegli uomini, quelle donne, quei bambini che tentava di arrivare in Italia è morta. Sulla sabbia a Steccato, località del comune di Cutro (Crotone) c'è una fila di lenzuola bianche che coprono pietosamente i cadaveri. Ci sono però decine e decine di dispersi dopo il naufragio avvenuto a 150 metri dalla costa e il numero delle vittime potrebbe arrivare a cento. Proprio nel pomeriggio di lunedì 27 febbraio è stato trovato nei pressi della spiaggia di steccato di Cutro (Crotone) un altro corpo, quello di una bambina, dall'apparente età di 14 anni, con capelli neri e ricci. A ritrovarlo sono stati i sommozzatori dei vigili del fuoco, a qualche centinaio di metri dalla riva, che lo hanno portato a terra e consegnato agli uomini della Capitaneria di porto Si tratta della 63esima vittima del naufragio di ieri mattina.

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Le Ong: "Naufragio frutto di scelte politiche"

Mentre i soccorritori proseguono le ricerche scoppia la polemica per l'ennesima strage che si poteva evitare. Gli occhi sono sull'atteggiamento della politica, sulle decisioni prese in tema di migrazioni e salvataggi. Le Ong lanciano accuse chiare. "Questo naufragio è frutto di precise scelte politiche", dicono da Emergency.

emergency

Mentre il ministro dell'Interno Piantedosi tira in ballo il ruolo dell'Ue - "Sulla questione dei migranti l'Europa, probabilmente, deve fare qualcosa di più - la voce delle Ong è chiara. L'Unicef ricorda Aylan, il bambino profugo morto nell'ottobre del 2015 su una spiaggia turca le cui immagini fecero il giro del mondo. "Le immagini di questi corpi e di queste donne ci rimandano a Aylan e a tutto quello che è successo negli ultimi dieci anni - le parole di Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia - Non è più il tempo dell'indifferenza. La politica deve fare un salto di qualità e non salire su queste vicende, chi prima e chi dopo, per contrastarsi. Ci vuole buon senso e dialogo e speriamo che gli impegni che stiamo ascoltando in questi momenti e dettati dal dolore proseguano perché altrimenti domani mattina il rischio è che tutto questo torni nell'indifferenza. La domanda che mi pongo è: di nuovo abbiamo dovuto vedere i corpi dei bambini morti e delle mamme morte per poterci indignare? Non c'era bastato Aylan? Basta, mai più, adesso bisogna trovare soluzioni, lo si può fare, la politica lo può fare". 

Per SeaWatch, organizzazione tedesca no-profit che opera nel Mediterraneo centrale, è "intollerabile che l'unica via d'accesso all'Europa sia il mare. L'assenza di missione di ricerca e soccorso europea è un crimine che si ripete ogni giorno".

"Ancora una volta, l'ennesima, ci troviamo a piangere la morte ingiusta di chi cerca un futuro migliore in fuga da guerre e povertà. Mentre la politica, in Italia e in Europa, pensa di risolvere con muri e restrizioni per le Ong", scrive su Twitter Filippo Ungaro, direttore della Comunicazione di Save the Children Italia.

filippo ungaro

Il naufragio a pochi metri dalla costa

Secondo una prima ricostruzione, l'imbarcazione era partita giovedì mattina, 23 febbraio, da Izmir, in Turchia, con un carico di cittadini iracheni, iraniani, afghani e siriani. A bordo almeno 180 persone che per questo viaggio avevano pagato circa 2.500 euro. Arrivati sulle rive di Crotone, la nave si è imbattuta su una secca e si è spezzata in due.  

"Le persone non ci hanno parlato di navi di guardia di finanza e guardia costiera nei paraggi, ma solo di aver sentito un'esplosione ma nessuno dei feriti ha ustioni. Quindi è la barca fatiscente che non ha retto il peso delle persone e le onde alte", ha detto Sergio Di Dato, responsabile dell'intervento di Msf a Crotone.

Oggi 27 febbraio sono stati recuperati altri cadaveri. La conta delle vittime sale a 63. I superstiti portati in centri di accoglienza e ospedali sono circa 80. Tra loro anche due gemellini e un neonato. Resta però ancora incerto il numero complessivo dei migranti che viaggiavano sul barcone, che secondo le testimonianze dei profughi si aggirerebbe sulle 200 persone. Potrebbero esserci pertanto ancora molti dispersi ad aggravare la tragedia. In prefettura tornerà a riunirsi nelle prossime il Centro coordinamento soccorsi.

"Sono stati momenti complicati, terribili. C'erano tanti bambini, e non ce l'hanno fatta …", dice il tenente colonnello Raffaele Giovinazzo è il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone che da ore si trova sulla spiaggia in cui sono stati recuperati alcuni dei corpi dei naufraghi morti annegati davanti alle coste.

Le ricerche dei dispersi proseguono con un dispositivo che comprende due unità navali della guardia costiera, supportate da un'imbarcazione della guardia di finanza e da un velivolo delle stesse fiamme gialle che si alterna con un altro della polizia. Sono operativi anche nuclei di sommozzatori della guardia costiera e dei vigili del fuoco, mentre a terra operano per il pattugliamento alcune colonne mobili della protezione civile regionale oltre che dei reparti dei carabinieri e della guardia di finanza di Crotone.

La Procura di Crotone ha aperto un'inchiesta, con le ipotesi di omicidio e disastro colposi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Tre presunti scafisti sono stati fermati e saranno sentiti nelle prossime ore dagli inquirenti.

Naufragio al largo di Crotone, strage di migranti 

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