Sabato, 6 Marzo 2021
CRONACA

Folla e assembramenti per lo shopping: così Milano e Torino dimenticano subito la zona rossa

Code davanti ai negozi e migliaia di persone nelle vie del centro nel primo giorno di zona arancione

Folla in centro a Torino

In coda e assembrati per lo shopping nei negozi del centro cittadino: stesse scene a Torino e Milano, nel primo giorno di zona arancione per Piemonte e Lombardia. Il coronavirus, nella giornata di ieri, sembrava solo un brutto ricordo. Il centro di Torino già dal mattino si è affollato come non accadeva da tempo. Negozi che sono rimasti chiusi quasi un mese - principalmente abbigliamento, casalinghi e oggettistica - finalmente hanno potuto alzare le serrande e iniziare a fare qualche incasso in vista delle festività natalizie.

La folla in centro e gli assembramenti per lo shopping a Milano e Torino

I torinesi - solo loro al momento, poiché al momento non ci si può spostare da un comune all'altro - hanno approfittato delle promozioni ancora valide del Black Friday e per i negozianti è stata senza dubbio una piccola boccata d'ossigeno. Chi alla ricerca dei primi regali di Natale, chi solo per trascorrere qualche ora all'insegna della normalità, a migliaia - giovani, anziani e intere famiglie - hanno affollato le vie dello "struscio". Non sono mancate, soprattutto nelle ore pomeridiane, le code nelle vie dello shopping - via Roma, via Garibaldi, via Lagrange in primis - di persone che spesso e volentieri si sono dimenticate di rispettare il consueto distanziamento. Code anche davanti ai bar che in questa fase continuano a tenere aperto esclusivamente per le consumazioni da asporto: sarebbe sempre valido il divieto di non fare assembramento davanti a questi locali, ma nella giornata di ieri le regole - bisogna dirlo - sono passate un po' in secondo piano.  Insomma, un ritorno alla normalità in piena regola.

Anche le strade di Milano hanno subito cambiato aspetto ieri, complici meteo favorevole, la voglia dei milanesi di uscire di casa senza giustificare lo spostamento e la riapertura dei negozi. Nel pomeriggio di domenica 29 novembre le vie dello shopping del capoluogo lombardo si sono popolate: sono tornati i clienti sia in Corso Buenos Aires, in via Dante e in via Torino, oltre che per le zone del quadrilatero. Il governatore della regione, attraverso un post su Facebook, ha esortato a "comprare prodotti italiani, lombardi" per aiutare gli esercizi commerciali a rialzarsi dalla crisi. Secondo Confcommercio, tuttavia, ci sarà un calo dei consumi pari al 20,3% rispetto al 2019. Secondo la stima dell'ufficio studi dell'associazione i soldi della tredicesima destinati agli acquisti saranno 2 miliardi e 716 milioni di euro contro i 3 miliardi e 408 milioni dello scorso anno (-692 milioni).

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Diversi i fattori che incideranno sulla flessione dei consumi: le crescenti difficoltà nell'occupazione (massiccio ricorso alla cassa integrazione, mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato, sensibile riduzione del reddito dei lavoratori autonomi e, in generale delle famiglie) e il notevole aumento della propensione al risparmio (dall’8,3% del 2019 al 16,6% di quest’anno).

"È sconcertante che le persone stentino a comprendere la gravità della situazione e che molto dipenda dai nostri comportamenti che devono essere virtuosi". Così la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, a 24Mattino su Radio 24, a proposito delle folle da shopping in alcune città italiane passate da zona rossa ad arancione. "Capisco che devi fare compere - ha proseguito - ma se vedi che la situazione è così, forse cambi giorno o zona, forse torni a casa. Questo non è un buon segnale, non conforta".

Cosa cambia da zona rossa a zona arancione

In Lombardia e Piemonte è cambiato il "colore dell'emergenza": le due regioni sono passate infatti da zona rossa a zona arancione. Il cambiamento più grande consiste nel venire meno del divieto di spostamento all'interno del proprio comune. Nelle regioni in zona arancione, infatti, è possibile spostarsi liberamente e senza autocertificazione sempre nei confini del comune dove si vive e rispettando il coprifuoco, che per le zone arancioni rimane valido dalle 22 alle 5. Anche nelle zone arancioni è invece vietato spostarsi al di fuori del proprio comune e della propria regione salvo che per comprovate necessità e motivi di lavoro, studio e salute.

Rimane consentito, analogamente a quanto accade nelle rosse, andare ad assistere un parente o un amico non autosufficienti senza limiti di orario. Così come è consentito uscire per "raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche tra Comuni di aree differenti". Tutti questi spostamenti - si legge nelle Faq del ministero - dovranno in ogni caso avvenire scegliendo il tragitto più breve e nel rispetto di tutte le prescrizioni di tipo sanitario". È consentito (anche se "fortemente sconsigliato") anche spostarsi per accompagnare i propri figli dai nonni.

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Rimangono invece chiusi al pubblico - anche nel caso di passaggio a zona arancione - bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie (ad esclusione delle mense e del catering) che possono continuare ad effettuare esclusivamente servizi d'asporto (fino alle 22) e a domicilio. Permane, di conseguenza, anche il divieto di consumare cibo e bevande nelle adiacenze dei locali. A poter aprire in area arancione sono invece i negozi di tutti i tipi (non più soltanto quelli alimentari), compresi quelli di estetica, e i centri commerciali (che però rimangono chiusi nei giorni festivi e prefestivi).

Per quanto riguarda la scuola, non ci sarebbero cambiamenti per gli istituti superiori e professionali: anche in area arancione è prevista la didattica a distanza al 100%. Rimangono aperte scuole elementari e dell'infanzia. Per quanto riguarda le medie, le lezioni dovrebbero tornare ad essere in presenza anche per gli allievi di seconda e terza. Invariata con la "promozione" a zona arancione la situazione dei trasporti pubblici, sui quali permane il limite di capienza fissato al 50%. Stessa cosa per l'ambito sportivo e culturale: rimangono chiusi teatri, cinema, piscine e palestre.

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