Mercoledì, 19 Maggio 2021

Cosa succede col Covid in Molise e perché la regione ha chiesto aiuto all'esercito

Un comune su quattro è in zona rossa. Gli ospedali sono in affanno e negli ultimi giorni otto pazienti sono stati trasferiti in altri territori per alleggerire le terapie intensive. Un piccolo lembo d'Italia sta già facendo i conti con la terza ondata

Foto di repertorio

Che cosa sta accadendo in Molise? Nella regione che si affaccia sull’Adriatico un quarto dei comuni è in zona rossa per effetto dell’ordinanza firmata giorni fa dal governatore Donato Toma. "C'è stata nel basso Molise, nella zona di Termoli, una esplosione di casi per la variante inglese del coronavirus, oltre 250” ha detto ieri all'Adnkronos Salute Oreste Florestano, direttore generale dell'Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem), facendo il punto della situazione epidemiologica di Covid-19. “Una recrudescenza della pandemia che ha messo in difficoltà le strutture ospedaliere della Regione". "Le misure messe in campo - ha detto Florestano -, le nuove restrizioni e la zona arancione, dovrebbero fa abbassare i nuovi contagi. Servono però medici. C'è un bando con la Protezione Civile per 60 unità di cui 11 medici". 

Covid, in Molise terapie intensive piene e ospedali in affanno

Oggi sono stati registrati altri 109 contagi, dopo i 110 di ieri. Non pochi per una regione che conta poco più di 300mila abitanti. E gli ospedali sono in affanno. Secondo i dati di Agenas, il 38% dei posti letto di terapia intensiva e il 48% di quelli in area non critica sono occupati da pazienti Covid, contro una media nazionale rispettivamente del 24 e 29%. Negli ultimi giorni a causa degli ospedali saturi, otto pazienti sono stati trasferiti in altre strutture nel Foggiano, a Grosseto, Roma e Cesena per alleggerire la situazione nei reparti critici. Ed è di questa mattina la notizia che il presidente della Regione Molise Donato Toma chiederà al ministero della Difesa l'intervento dell'Esercito per l'attivazione di almeno dieci posti letto di terapia intensiva aggiuntivi negli ospedali della regione. La richiesta è contenuta in una mozione dai consiglieri di minoranza del Pd che però l’assemblea regionale ha approvato a maggioranza.  

Molise terapie intensive-2

In Molise "la situazione è grave e gli ospedali sono in forte affanno” afferma all'Adnkronos Salute David Di Lello, presidente del sindacato degli anestesisti-rianimatori Aaori-Emac del Molise. "Le terapie intensive sono piene e credo che si attiveranno altre richieste di Cross, il trasferimento di pazienti in altre Regioni. Temiamo che questa seconda ondata si possa diffondere dalla zona costiera a quella interna della provincia di Isernia. Quindi non è il caso di allentare le misure, anzi dobbiamo prepararci ad affrontare una situazione peggiore con un aumento dei casi legati alla diffusione delle varianti". "Avevo chiesto pubblicamente che, per affrontare anche la grave carenza di specialisti che il Molise ha da anni, si imponeva un intervento delle Forze armate con i loro anestesisti e rianimatori” prosegue Di Lello. Credo che oggi quell'ipotesi debba essere ripresa seriamente in mano - esorta Di Lello - prima che l'epidemia si diffonda al altri territori limitrofi".

"La popolazione è preoccupata e il territorio ora è nudo"

Ed esprime forte apprensione anche Fernando Crudele, presidente dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri (Omceo) della provincia di Isernia. "La popolazione è molto preoccupata soprattutto dalla possibile saturazione dei posti letto, non parliamo solo di pazienti Covid ma anche di altre patologie. E' accaduto quello che dopo una pessima programmazione a livello nazionale era inevitabile, ovvero che il territorio è nudo. Ora è chiaro che nell'emergenza manchino i medici, se aumenti i posti letto per le Malattie infettive, poi devi anche metterci gli specialisti. Ma i bandi vanno deserti". L’aumento dei casi ha provocato una sorta di psicosi. "Nessuno vuole andare più in pronto soccorso, c'è una evidente paura che in ospedale ci si possa contagiare", racconta Crudele, medico del 118. "Questa mattina (ieri, ndr) presto - prosegue - siamo intervenuti a casa di una signora positiva che stava desaturando perché l'ossigeno non era messo nella posizione corretta. Si cominciano a rifiutare i ricoveri per paura e questo significa che c'è stata, purtroppo, una informazione sbagliata e contraddittoria”. 

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