15mila km su un vecchio pulmino: la ‘folle’ impresa di quattro amici con la passione per il viaggio

Davide, Alessandro, Mark e Francesco sono pronti a salire su un furgone del 1988 per raccogliere fondi per CoolEarth e Save the Children Italia. Uno di loro ci ha raccontato l’organizzazione di questa straordinaria esperienza che no, non è affatto una passeggiata

Davide Giorni, Alessandro Giordani, Mark Cimbali e Francesco Giannetti del team Aquilante's Last Ride - Mongol Rally Team 2018

Quattro trentenni, un pulmino Fiat del 1988, sedici nazioni da attraversare in 45 giorni, 15mila i chilometri da percorrere. 

I numeri sono la misura di un progetto che può sembrare assurdo; la meta - la Mongolia - decisamente lontana dai più gettonati luoghi estivi scelti dai tradizionali vacanzieri. Ma loro, Davide, Alessandro, Francesco e Mark, tre filmaker e un informatico di Roma, sono pronti a intraprendere questa ‘folle’ avventura, risultato di una combinazione avvincente di passione, audacia e voglia di mettersi alla prova che sfida il concetto comune di viaggio e diventa esperienza. Una di quelle che ‘da grande’, quando poi ci pensi, “…quella sì che è stata una figata”, ti fanno sospirare.

Niente piani dettagliati prestabiliti, nessun Google Maps che indichi il percorso, banditi i più classici mezzi di trasporto. 

È il Mongol Rally, signori, mica una vacanza qualsiasi. 

Mongol Rally, cos’è e come è organizzato 

Il Mongol Rally è una gara non competitiva nata nel 2004 dall’idea di due inglesi che per primi hanno raggiunto la Mongolia a bordo di una Fiat Panda. Da allora viene organizzata ogni anno con lo scopo di raccogliere fondi da destinare in beneficienza per due ONG, una è CoolEarth che si occupa di contrastare i cambiamenti climatici nelle foreste pluviali, e un’altra che viene scelta dalla squadra.

Lo spirito del Mongol Rally è un po’ quello della "corsa più pazza del mondo": non c’è una classifica, non ci sono premi, non esiste un percorso prefissato. I partecipanti sanno solo che partiranno da un unico punto e che viaggeranno su mezzi che non possono  superare i 1100 di cilindrata alla volta del luogo stabilito.

E così il 12 luglio avrà inizio l’avventura degli Aquilante’s Last Ride, il team di composto dai quattro amici romani che prende parte alla gara e destinerà i fondi raccolti all’associazione CoolEarth, indicata dal regolamento, e a ‘Save the Children Italia’.

(Di seguito, il video di presentazione del viaggio e loa campagna di crowdfunding)

Il mezzo su cui viaggeranno è un vecchio pulmino Fiat 900e del 1988 rinvenuto in un campo di capre e galline a Prima Porta (zona alla periferia di Roma), ribattezzato ‘Aquilante’ perché malmesso e scolorito come il cavallo giallo di Brancaleone del film di Mario Monicelli, in sintonia perfetta con i pregi e i difetti di un ronzino un po’ sgangherato e punk come loro.

“Erano un po’ di anni che ognuno di noi pensava di farlo singolarmente, ma ogni volta qualche problema ce lo aveva impedito” racconta Alessandro Giordani, membro del temerario team, con quel pizzico di timore che annega subito nell’entusiasmo di chi non vede l’ora di andare. “Tutto è nato da Davide, il primo deciso a partire. Così mi sono convinto anche io ed è nato un gruppetto di 6 persone che poi via via si è sfaldato per vari problemi organizzativi. Siamo rimasti in 4 e da un lato menomale… Il nostro pulmino è omologato per 6”.

Qual è il programma di viaggio? 

“Partiremo da Roma e andremo a prendere Mark che vive a Praga per lavoro. Là, il 16 luglio a mezzogiorno, è fissata la partenza di tutte le squadre (una decina quelle italiane) con una cerimonia ufficiale che si terrà in un luogo segreto. Segreto nel vero senso della parola, perché davvero non ci hanno comunicato dove sia esattamente… Ci hanno solo mandato le coordinate GPS necessarie per raggiungere una zona vicino Praga. Lo spirito del Mongol Rally è non usare Internet. Solo in casi estremi.

Avete già pensato a un percorso?

La via più breve sarebbe quella di fare tutta la Transiberiana e in 12 giorni si potrebbe arrivare facilmente a Ulan-Udé (Siberia) che quest’anno è stato indicato come punto d’arrivo. Ma quella è una linea dritta, totalmente fuori dallo spirito del Mongol Rally, per cui ognuno deve anche fare dei giri “senza senso”, volendo… Noi, infatti, abbiamo scelto la rotta più complicata. Se dobbiamo farlo, dobbiamo farlo bene (ride, ndr).

A cosa avete rinunciato per fare questa esperienza?45 giorni sono tanti…

Siamo tre filmaker freelance, il quarto è un informatico che ha un posto fisso e ha preso le ferie per partire e, infatti, probabilmente non arriverà con noi fino alla fine proprio per  tornare a lavoro e prenderà un aereo in Kazakistan. Durante il viaggio gireremo dei filmati e questo, infatti, è uno dei problemi che stiamo affrontando perché in alcuni nazioni del centro Asia il filmaker non è ben visto. Il problema è l’Iran che non ci ha ancora dato il visto e da un mese ci ha bloccato la richiesta. Ora abbiamo parlato con il consolato e la situazione si sta sbloccando.

Siccome l’organizzazione di tutto è a carico del partecipante, questa è la parte più difficile. A marzo ci siamo messi seriamente d’impegno per pianificare tutto, ma considera che da un mese io faccio solo questo: organizzo il viaggio. 

Cosa ne sarà dei filmati che girerete durante il percorso?

Partiamo con delle piccole telecamere e dei microfoni, ma non andiamo là con l’idea di metterci a pensare di fare chissà quali inquadrature, con una sceneggiatura o un canovaccio. Filmare, fare foto, registrare fa perdere il bello a ciò che vedi e noi vogliamo goderci il viaggio. L’idea è sì di fare un documentario, ma prima di tutto volgiamo vedere che succede. C’è una casa di distribuzione interessata all’eventuale produzione di un documentario, ma noi siamo stati chiari: non partiamo per quello scopo.

Parliamo di ‘Aquilante’, il furgone che vi accompagnerà in questa impresa. E' quasi vostro coetaneo... Come mai proprio "lui" e come ve lo siete ritrovato?

Il regolamento prevede che il mezzo di trasporto non debba superare i 1100 di cilindrata. Non deve essere per forza ‘datato’, ma è meglio che non sia nuovo. Nelle zone che attraverseremo non si conoscono molto le macchine moderne, quindi se si rompe qualcosa sarebbe difficile trovare il modo di ripararla. Sono più esperti delle macchine anni Ottanta o Novanta. La Panda, infatti, è la macchina più usata dai team. Il nostro, invece, è un furgoncino, un mezzo stranissimo trovato in un campo di capre e galline a Prima Porta (una zona alla periferia di Roma, ndr) pagato 400 euro. Era ridotto malissimo, ma il motore va. Ora stiamo controllando freni, marce…. La carrozzeria è completamente arrugginita, ma la lasciamo così. 

E una volta raggiunta la meta, che succede?

Si torna in aereo. C’è un accordo con il Mongol Rally per cui una volta finita la gara, il mezzo utilizzato viene spedito in Estonia. Poi sta al team decidere se andare a riprenderlo o farlo smaltire. In origine il regolamento prevedeva che il mezzo con cui avevi affrontato il viaggio venisse donato alla Repubblica Mongola per essere usato nel sociale. Poi negli anni, visti “i catorci” che venivano lasciati, hanno deciso affinché tornassero ai proprietari. 

Quali sono gli imprevisti che avete messo in conto in questi 45 giorni?

Il mezzo di trasporto, sicuramente. Ma ciò non toglie la possibilità di raggiungere comunque la meta che quest’anno è Ulan-Udé, al confine tra la Mongolia e la Russia, e  proseguire con mezzi pubblici, come negli anni scorsi hanno fatto altre squadre. Poi, appunto, altri imprevisti potrebbero essere i visti: noi ne abbiamo otto, ma ci sono Stati come il Turkmenistan, l’Uzbekistan, l’Iran che nonostante il visto potrebbero fare problemi e impedirti il passaggio. 

Dove pensate di dormire?

Tenda. Ostelli al massimo.

Come mai solo uomini nel vostro gruppo? Non c’è stata un’amica o una fidanzata da invitare?

Premesso che siamo tutti fidanzati, penso che sia un tipo di viaggio in cui è importante il feeling tra i membri del team. Considera che bisogna stare in una macchina per 45 giorni e percorrere 15mila chilometri. Meglio essere tutti molto amici, l’intesa di gruppo è importante. Si tratta di uno spirito di sopravvivenza che forse non è molto adatto a una coppia in questo tipo di gruppo. Già sarebbe diverso se a partire fosse una coppia da sola. 

La reazione delle vostre fidanzate alla decisone di partire? 

Come tutte le cose estreme, all’inizio c’è stata qualche riserva. Poi quando hanno capito che si tratta di una cosa a cui ci tenevamo lo hanno accettato.

Il Mongol Rally è legato alla beneficenza. A cosa servirà la raccolta fondi che vi state impegnando a realizzare?

C’è un minimo garantito per CoolEarth e ‘Save the Children Italia'. Solo una piccola parte servirà per il viaggio. Superata una certa soglia va tutto a Save the Children. Le spese affrontate fino ad ora per l’organizzazione, l’acquisto del furgone, la sua riparazione restano interamente a carico nostro. Giovedì 5 luglio a Roma ci sarà una serata all’insegna della musica che servirà proprio per questo, per raccogliere fondi da aggiungere al crowdfunding. Ci sarànno The Niro e Nathalie (vincitrice di X Factor nel 2010) e lo stand di Save The Children che illustrerà il progetto in relazione alla ONG. 

Domanda delle domande: perché avete deciso di fare proprio questo tipo di esperienza?

Perché ci piace viaggiare. Io, per esempio, sono ho viaggiato molto da solo, in moto o in macchina… Non lo facciamo per soldi, perché, appunto non guadagniamo nulla; non lo facciamo per un ritorno di immagine perché non siamo youtuber che hanno bisogno di pubblicità. C’è un ritorno di esperienza che secondo noi è la cosa più importante, molto più del denaro. Un’esperienza che se non fai in quel modo non saprai mai ottenere in nessun altro modo. Alla fine chiunque può prendere un aereo e andare….

Ma voi avete scelto 'Aquilante'...

Sì. Se uno guarda questo viaggio con i parametri normali è una cosa totalmente senza senso, tolto l’obiettivo della beneficenza. Ma, secondo me, questa è la cosa più sensata che una persona possa fare in un mondo folle come il nostro, e per noi che lavoriamo nell’arte, è una specie di performance già iniziata con l’organizzazione che finirà con il raggiungimento della meta.

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