Venerdì, 7 Maggio 2021
Covid-19

"Vi spiego perché morire dopo aver fatto il vaccino non vuol dire morire per il vaccino"

Il blocco precauzionale di un lotto di farmaco anti covid AstraZeneca in Italia rischia di scatenare una psicosi inutile e fuorviante. L'attività di vaccinazione è sicura e risulta adeguata proprio perché gli eventi avversi vengono identificati con rapidità. Cosa dicono gli esperti

Foto Ansa

Alcuni lotti di vaccino anti covid dell'azienda anglo-svedese AstraZeneca sospesi in via precauzionale in diversi Paesi europei, Italia compresa, e valutazioni in corso da parte del comitato per la sicurezza dell'Agenzia europea del farmaco Ema su alcune segnalazioni di eventi trombo-embolitici dopo la somministrazione di questo farmaco. È il quadro dopo gli ultimi sviluppi internazionali e sul fronte interno. Il blocco precauzionale di un lotto di farmaco anti covid AstraZeneca in Italia rischia di scatenare una psicosi inutile e fuorviante. L'attività di vaccinazione è sicura e risulta adeguata proprio perché gli eventi avversi vengono identificati con rapidità.

Come stanno davvero le cose? Lo spiega Ranieri Guerra, esperto italiano in forze all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms): "Questo fa parte di ogni campagna di vaccinazione. L'attività di monitoraggio di tutti gli effetti indesiderati dei vaccini è parte integrante della sicurezza di una campagna. La sospensione di un lotto non è niente di particolare. È una misura precauzionale inevitabile. L'attività di vaccinazione è sicura e risulta adeguata proprio perché gli eventi avversi vengono identificati con rapidità. Bisogna ancora capire se sussiste un rapporto di causa-effetto", dice l'esperto all'Adnkronos Salute.

"Qui - spiega Ranieri Guerra - parliamo ancora di lotti, non di sospensione di un vaccino in generale, cosa che invece potrebbe rappresentare un problema per la campagna. Per questo è importante poter risalire anche a ciascun singolo produttore dei vaccini e poter controllare e tracciare tutta la catena produttiva". Dietro un evento avverso, avverte, "ci possono essere vari fattori", più spiegazioni possibili. "Può essere legato a difetti nel metabolismo delle persone che hanno ricevuto la dose, oppure a problemi non identificati prima che emergono ora con la vaccinazione allargata, oppure ancora a problemi nella produzione che vanno identificati".

E su questo, prosegue l'esperto, "bisogna avere massima cautela: abbiamo infatti un sistema che funziona e che ci permette di bloccare subito i lotti per non avere incidenti ulteriori, ma bisognerà capire se sussiste un rapporto di causa-effetto o se il fatto che si siano verificati gli eventi segnalati è casuale, come è capitato anche con vaccini più classici. Su questi episodi c'è stata subito una comunicazione dell'Ema". L'agenzia europea "ha voluto mandare un messaggio alle persone, che hanno bisogno di rassicurazioni fattuali sulla sicurezza dei vaccini e sul fatto che il sistema sanitario ne esegue il monitoraggio con molta competenza ed efficacia".

"Nessuna prova dell'aumento del rischio di embolia polmonare o trombosi"

Dopo le segnalazioni di alcuni eventi avversi gravi comunicati in concomitanza temporale con la somministrazione del vaccino AstraZeneca contro Covid-19, "l'azienda sta collaborando con le autorità sanitarie e regolatorie che stanno procedendo agli accertamenti necessari". Lo sottolinea AstraZeneca in una nota stampa, precisando che "da un'analisi dei nostri dati di sicurezza su oltre 10 milioni di somministrazioni non è emersa alcuna prova di un aumento del rischio di embolia polmonare o trombosi venosa profonda in qualsiasi gruppo di età, sesso, lotto o in qualsiasi Paese in cui è stato utilizzato il vaccino AstraZeneca contro Covid-19". "Il numero di questi eventi osservati - viene rilevato - è significativamente inferiore nei soggetti vaccinati rispetto al numero osservato nella popolazione generale. AstraZeneca intende inoltre precisare che dagli accertamenti di qualità internamente effettuati, non si sono evidenziati aspetti che possano avere avuto un impatto sulla qualità, sicurezza, efficacia del lotto in questione e di questo sono state prontamente informate le autorità competenti".

Il legame causa-effetto improbabile

"Morire dopo un vaccino non significa morire per il vaccino", precisa Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, intervenuto ad Agorà su Rai3: "In questo periodo in Italia muoiono 2mila persone al giorno. È probabile che qualche persona muoia vicino al periodo in cui è stata vaccinata. Uno può essere vaccinato e dopo 3, 4, 5 o 10 giorni morire, ma sarebbe morto in ogni caso". Secondo lo scienziato, anche se "è giusta una grande attenzione ed è giusto voler essere sicuri di limitare ogni eventuale danno", è improbabile un legame causa-effetto fra le somministrazioni del vaccino anti covid di AstraZeneca e gli eventi segnalati in queste ore.

Limitare l'impiego di un lotto dal quale provengono dosi vaccinali in seguito alla cui somministrazione si sono verificati effetti gravi "è dettato da cauzione - precisa lo scienziato, concordando con quanto deciso dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa -. È qualcosa che bisogna fare quando c'è un pericolo potenziale, quindi è logico che si faccia. Ci sarà una commissione che deciderà se i problemi evidenziati sono o non sono in relazione con il vaccino. E non c'è dubbio che avremo tanti di quegli episodi - avverte il farmacologo - perché il vaccino è concepito per impedire la crescita del virus" Sars-CoV-2, "ma non ha azione su altri tipi di patologia. Le patologie extra covid che normalmente si sviluppano continueranno a farlo".

Casi di trombosi, fa notare Garattini, "non sono stati rilevati in Gran Bretagna o in Israele dove la vaccinazione è stata fatta a milioni di persone". Va bene fare tutte le verifiche del caso, ripete, "però poi bisogna accettare il giudizio delle commissioni che dicono che non c'è alcun rapporto" fra un sospetto effetto collaterale e il vaccino, "come è successo durante la sperimentazione - rammenta il presidente del 'Mario Negri' - quando l'uso del vaccino AstraZeneca è stato stoppato per un certo numero di giorni per casi di mielite che poi si sono dimostrati non collegati".

I morti per Covid-19 e le reazioni avverse ai vaccini

Lo scienziato commenta infine il rapporto dell'Aifa secondo il quale, su oltre 4 milioni di dosi di vaccino anti covid somministrate nel nostro Paese (non solo AstraZeneca, ma di tutti i prodotti a oggi disponibili), si sono verificate 30mila reazioni avverse. "Bisogna tenere conto del rapporto benefici-rischi", ragiona l'esperto: "Abbiamo 100mila morti per Covid-19 in Italia a fronte di 30mila reazioni ai vaccini, che vuol dire mal di testa, febbre, qualche dolore articolare. Io credo che dobbiamo tener conto che c'è una grande differenza tra i benefici ottenibili e i danni connessi con l'impiego di qualsiasi farmaco. Ogni farmaco ha i due lati della medaglia".

Si potrebbe decidere di interrompere l'utilizzo di questo vaccino? Armando Genazzani, membro italiano del Comitato Chmp dell'Agenzia europea del farmaco Ema spiega quali sono gli scenari possibili. "Io non credo - dice - ma nell'ipotesi in cui siano moltissimi questi casi, si potrebbe arrivare anche a questa decisione. Oppure, bisogna informare i pazienti che esiste un rischio su 100mila che gli succeda qualcosa. Teniamo presente che siamo in una situazione che deve essere monitorata, bisogna studiare per bene e rapidamente i casi, raccogliere i dati, e cercare di capire se esiste un nesso di causalità".

"Quando accadono queste cose - puntualizza il farmacologo in un'intervista a Il Messaggero - può succedere di tutto: da una situazione in cui non cambiamo niente perché il beneficio-rischio è identico a quello che immaginavamo, si può passare a quella in cui il beneficio-rischio di questo farmaco comincia a diventare dubbio e quindi è meglio non darlo. Si deve continuare a monitorare cosa succede ai pazienti che prendono il farmaco. Per cui, quando c'è un segnale come in questo caso, bisogna valutare la situazione. Sarà una questione di ore, di giorni".

Al momento però, prosegue, "non sappiamo se i casi segnalati rappresentino un problema. Bisogna considerare che si tratta di situazioni che si verificano molto raramente. Alla fine dei trial clinici in cui ci sono 20-30-40 mila pazienti, questi casi si potrebbero non osservare. Visto che finora abbiamo avuto milioni di vaccinazioni, con ciascuno dei vaccini è chiaro che possono emergere casi di questo tipo".

Quanto alle sospensioni annunciate ieri da diversi Paesi europei, tra cui l'Italia che ha fermato un lotto specifico, Genazzani ribadisce che "in questo momento non ci sono elementi per dire che il lotto non va bene. La procedura di sospensione è stata decisa in maniera cautelativa per capire quale sia il problema. Potrebbe essere legato alla vaccinazione, oppure potrebbe non dipendere dal vaccino ma da un determinato lotto. Quindi è tutta una situazione che è ancora in fase di valutazione". I dati, spiega l'esperto, "dicono che quello di AstraZeneca è senz'altro un vaccino buono. Certo, se emergono dei rischi associati che non erano noti prima, va rivalutato nel rapporto beneficio rischio". In questo momento "è emerso un segnale di rischio, quindi bisogna capire bene come è associato il rischio al vaccino, e poi valutare questo rischio". 

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