Domenica, 19 Settembre 2021
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Addio all'ex ministro Adriano Ossicini: inventò il "Morbo K" per salvare gli ebrei di Roma

Aveva 99 anni. Antifascista ed ex partigiano, psichiatra e professore universitario, Ossicini inventò una falsa malattia per salvare gli ebrei ricoverati al Fatebenefratelli: le SS la leggevano sulle cartelle cliniche e si allontanavano

Adriano Ossicini in una foto del 1995 a Spalato ANSA

E' morto questa mattina a Roma Adriano Ossicini, ex partigiano, psichiatra e professore universitario nonché per lunghi anni parlamentare della Sinistra Indipendente ed ex ministro nel governo Dini. La storia di Ossicini è legata inoltre a quella dell'ospedale Fatebenefratelli all'Isola Tiberina di Roma, dove lavorò a lungo e dove diede ospitalità a decine di ebrei romani, fuggiti dopo la retata nazista del 16 ottobre 1943.

Per sottrarli alla deportazione, Ossicini inventò insieme al primario Giovanni Borromeo (in seguito riconoscito dal memoriale della Shoah Yad Vashem come Giusto tra le Nazioni) e a un giovane medico ebreo, Giorgio Sacerdoti, una malattia contagiosissima chiamata 'Morbo di K' (K come gli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler). Le SS, leggendola sulle cartelle cliniche, si allontavano.

Ossicini ha raccontato il fatto in un libro e in diverse fortissime testimonianze. "Fino all'ultimo, a chi veniva a trovarlo da ricoverato, ha ricordato quanto accaduto in quegli anni di resistenza", scrive oggi la rivista online Shalom, della Comunità ebraica di Roma, celebrano la figura del medico romano. 

Ossicini e il "Morbo di K", la malattia inventata per salvare gli ebrei dalla deportazione

Il sito 16ottobre1943 riporta la testimonianza di Ossicini su quei fatti: 

Non appena mi resi conto di quello che stava succedendo, fui chiamato all’ingresso dell’ospedale dal mio amico Giulio Sella, un vecchio combattente antifascista, il quale dopo essere stato a lungo in carcere, sopravviveva facendo il guardiano del vicino dormitorio di Santa Maria in Cappella. Scesi e mi disse: «Vediamo di fare qualcosa». E difatti, con il suo aiuto, riuscimmo (purtroppo in pochi casi) a far sfuggire alcuni giovani ebrei alla rappresaglia, prima che venissero caricati sui camion, come si trattasse di bestie, per essere deportati nei campi di concentramento, ricoverandoli come pazienti nel Fatebenefratelli.

Ricordo ancora lo straziante grido di una madre in quell’alba, a via della Reginella, che urlava al figlio piccolo: «Scappa via, bello de mamma, scappa!». Questo ricovero degli ebrei facendo finta che fossero pazienti divenne poi, con l’aiuto del coraggioso primario, il professor Giovanni Borromeo – il quale per questa sua azione ha avuto poi, postumo, un riconoscimento solenne da Israele – abbastanza sistematico ed i soggetti ricoverati furono numerosi. Sembra impossibile che ci sia ancora qualcuno che, non solo ignori questo dramma, ma che possa solidarizzare con uno dei più grandi delitti della storia.

In un mio volume nel quale documento le vicende di quell’epoca, sono riuscito a riprodurre l’elenco, pressoché completo degli ebrei che allora ricoverammo come pazienti. Sulla loro cartella dovevamo per forza scrivere qualcosa, per distinguerli dagli altri pazienti e ad un giovane medico ebreo, Giorgio Sacerdoti, venne in mente di metterci “sindrome di K”. Di fatto, esistono varie malattie che cominciano con la lettera K, ma in questo caso, in modo quasi ironico, il “morbo di K” voleva sintetizzare, con questo termine, “morbo di Kesserling”, nome dell’ufficiale nazista, razzista e persecutore.
 

Al Fatebenefratelli trovarono un nascondiglio sicuro non solo ebrei ma anche altri antifascisti perseguitati. Nei sotterranei dell'ospedale era stata poi impiantata una radio trasmistettente, per le comunicazioni con il Comando alleato di Brindisi.

L'ospedale Fatebenefratelli all'Isola Tiberina di Roma ha ricevuto dalla Fondazione internazionale Raoul Wallenberg, con il patrocinio della comunità ebraica di Roma e la Fondazione Museo della Shoah, il titolo di "Casa di Vita" in memoria del salvataggio degli ebrei durante le persecuzioni naziste. 

Adriano Ossicini: medico, antifascista, politico

Novantanove anni (era nato a Roma il 20 giugno 1920), ex partigiano, psichiatra, professore universitario di Psicologia, Ossicini è stato anche per lunghi anni parlamentare della Sinistra Indipendente (che contribuì a fondare con Ferruccio Parri) e vice Presidente del Senato, oltre che ministro per la Famiglia e la Solidarietà Sociale nel Governo Dini. Figlio di un dirigente del Partito Popolare, è stato, dopo il 1938, uno dei più autorevoli dirigenti del Movimento dei Cattolici Comunisti e, successivamente, del Partito della Sinistra Cristiana.

Laureato in medicina alla fine del 1944, Ossicini venne subito ammesso come assistente volontario all'ospedale Fatebenefratelli. Si poi iscrive al corso di specializzazione in psichiatria e a quello in malattie nervose e mentali; nel 1947 è docente di psicologia presso l'Università La Sapienza di Roma. Nello stesso anno, insieme a Giovanni Bollea, apre a Roma il primo Centro medico psicopedagogico d'Italia; lascia il Fatebenefratelli nel dicembre del 1947, per la carriera universitaria.

Nel 1968, però rientra in politica ed è eletto al Senato come indipendente nelle liste del PCI e aderisce al gruppo degli Indipendenti di Sinistra; conferma il suo seggio a Palazzo Madama ininterrottamente fino al 1992. Tra il 1970 e il 1989 è promotore della legge per l'istituzione dell'Ordine degli psicologi. Presidente del Comitato nazionale per la bioetica dal 1992 al 1994, è ministro per la famiglia e la solidarietà sociale del governo Dini. Nel 2001 passa a La Margherita e poi al Partito Democratico.

adriano ossicini ansa 2-2-2

Il cordiale incontro del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con Adriano Ossicini,al quale è stata consegnata l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'OMRI,stamane 4 maggio 2009 al Quirinale. Enrico Oliverio-Ufficio stampa della Presidenza della Repubblica/ANSA

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