Giovedì, 28 Ottobre 2021
Alberto Berlini

Opinioni

Alberto Berlini

Giornalista Today

Fortezza Europa: i muri della vergogna

Siamo di fronte a un certo "degrado morale che mette seriamente in pericolo i valori della democrazia europea". Lo dice in un'intervista a Repubblica il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, parlando della proposta avanzata da 12 Paesi per la costruzione di muri anti migranti finanziati da fondi europei. A firmarla i ministri degli interni di Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia. Non figurano Italia, Spagna, Francia e Germania, i paesi che ricevono il maggior numero di domande di asilo.

I Paesi europei che chiedono muri anti-migranti

"L'Unione non può diventare una fortezza contro la povera gente che scappa per la guerra, la fame o da regimi infami - sottolinea Sassoli - Proteggere i nostri confini, specie quando sono minacciati da regimi autoritari, è un dovere nei confronti dei nostri cittadini, ma alzare muri contro persone disperate sarebbe rinnegare i nostri valori e perdere la nostra umanità".  "L'unica soluzione è una politica comune europea che salvaguardi il diritto d'asilo e regoli i flussi migratori. I Paesi di frontiera non possono essere lasciati da soli a gestire questi fenomeni e ne sa qualcosa anche l'Italia". Comunque "davanti a un muro, non sparisce l'immigrazione, cambiano soltanto le rotte. Occorre assumere le frontiere esterne come frontiere di tutti e lavorare per soluzioni comuni".  

Eppure in realtà sono già innumerevoli i muri che si stanno elevando sul lato orientale, e non solo, del continente europeo. Nella piccola enclave spagnola di Ceuta e Melilla, in Marocco, ma anche in Ungheria, ci sono muri di filo spinato. Il muro costruito nel 2015 da Viktor Orba'n al confine tra Ungheria e Serbia si estende per 175 chilometri e ha un filo spinato alto quattro metri: progettato per "preservare le radici cristiane", ha ispirato Slovenia, Austria, e Macedonia, che hanno fatto lo stesso ai loro confini. Anche la Bulgaria ha innalzato quasi 176 chilometri di recinzione di filo spinato lungo il confine con la Turchia.

Poi si sono mossi prima l'Estonia con i suoi 110 chilometri di barriera hi-tech lungo il confine con la Federazione russa, poi i 90 chilometri di filo spinato in costruzione alle frontiere lettoni e il "Muro europeo" voluto dall'Ucraina, infine la Lituania, con una barriera alta 2 metri che corre lungo 50 dei 130 chilometri di frontiera con l'enclave russa di Kaliningrad.

Il muro di oltre 1000 chilometri alzato in Europa contro i migranti

E anche la Grecia ha completato la costruzione di una barriera di 40 km alla frontiera con la Turchia, con un nuovo sistema di sorveglianza: le forze di sicurezza greche sono state messe in allerta per impedire il ripetersi della crisi migratoria del 2015 quando quasi un milione di persone, principalmente dal Medio Oriente, varcarono il confine con la Turchia. Tanto che nel marzo 2020, agenti greci hanno anche sparato ai migranti che attraversavano il confine con la Turchia: un atto scioccante su un confine normalmente pacificato, dove non è consuetudine sparare.

Secondo i dati di uno studio realizzato dal think tank olandese Transnational Institute in tutto il mondo sono oggi centinaia di chilometri di muri o barriere elettrificate eretti ai confini: da sei che erano nel 1989, oggi le barriere fisiche sono diventate 63. Se il più noto è quello che separa gli Stati Uniti dal Messico, l'ultimo è quello quasi terminato in Turchia costruito principalmente per prevenire l'arrivo di migranti clandestini e che ha avuto un'accelerazione nelle ultime settimane sul versante iraniano, unica parte non completata, dopo il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan.

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