Domenica, 28 Febbraio 2021

Ma quindi questo Natale il cenone si fa o no?

È stata una Pasqua diversa a causa del lockdown e lo saranno anche queste prime festività natalizie in tempo di pandemia

Immagine di repertorio Ansa

Si fa presto a dire dicembre: Natale è già qui. Nonostante il clima poco festoso causa pandemia, è già da qualche settimana che in strada e nei negozi hanno iniziato a fare la loro comparsa i primi addobbi di Natale. E la festività tradizionalmente legata proprio a condivisione e socialità è già da tempo entrata nell’orizzonte temporale del governo e delle autorità sanitarie. Ma che Natale sarà? Cosa si potrà fare? Cosa resterà della tradizione?

“L’importante è arrivarci sereni”, aveva detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte presentando il Dpcm del 25 ottobre e ritenendo comunque decisamente remota l’ipotesi di un Natale 2020 tra abbracci e “feste e festicciole”. Da allora sono passate quasi due settimane. In mezzo ci sono stati un altro Dpcm, l’Italia divisa in zone rosse, arancioni e gialle, e la preoccupazione che continua a salire, e quando in questi giorni si è trovato a parlare Conte ha ribadito di guardare al futuro in maniera realistica. Contenere la curva servirà non tanto a farci fare Natale e Capodanno come se non ci fosse una pandemia in corso quanto piuttosto a far ripartire i consumi. "Se riusciamo a intervenire, riusciremo ad affrontare le settimane che verranno con un margine di serenità”, ha spiegato oggi Conte, ribadendo di non aver “mai detto che faremo veglie e cenoni ma se riusciamo a contenere la curva dei contagi possiamo far ripartire i consumi sotto Natale e sarebbe utile per tutti". 

Natale, cenoni e sacrifici

“Se in queste tre settimane (al termine delle quale per lui si dovrebbero vedere i primi effetti delle nuove restrizioni, ndr) vedremo una iniziale riduzione del fenomeno forse non ci siamo giocati il Natale”, è stato il commento di Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano. Salvo poi aggiungere: “Il Natale ce lo siamo giocati comunque, rispetto a quello a cui eravamo abituati”. 

Qualche altra indicazione sul Natale che verrà l’ha data l’epidemiologo e e assessore alla Sanità e al Welfare della Regione Publica Pier Luigi Lopalco.  “Nella speranza che a metà dicembre i contagi siano in fase di discesa - ha detto alla trasmissione ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio Uno - A Natale la tavola dovrà accogliere al massimo sei, sette persone”. Niente tavolate infinite, dunque, ma poco più che una normale cena in famiglia rispettando anche da noi la “regola del 6” come nel Regno Unito, dove però già si discute e, con british humour, ci si interroga. La vignetta del Times di qualche settimana fa è emblematica: una squadra di agenti di polizia pronti a calarsi dal camino non per fare le veci di Babbo Natale ma per verificare se a tavola ci sono più di sei persone.   

Un sondaggio recentemente realizzato nel Regno Unito sostiene che molte famiglie britanniche sarebbero disposte a infrangere le regole pur di trascorrere insieme le festività natalizie. Una tentazione che non si può non ritenere condivisibile, ma difficile da sostenere. È evidente che qualche sacrificio andrà fatto. Di sicuro sarà un Natale “strano”. Come del resto è stata una Pasqua “strana”, quella che gli italiani si sono trovati a vivere a metà aprile, in pieno lockdown generale, al tempo del “distanti ma vicini”.

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