Venerdì, 14 Maggio 2021

Chi vuole un lockdown a Natale in Italia (e quanto ci costerebbe)

Un'ala del governo è pronta a restrizioni più dure magari già dalla prossima settimana. Ma un blocco totale sarebbe insostenibile per l'economia del paese. Intanto iniziano le zone rosse

Ad uscire allo scoperto ieri per primo è stato Andrea Crisanti, professore di immunologia a Padova: "Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose: si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo". A seguirlo subito dopo ma con maggiore cautela è stato il virologo Fabrizio Pregliasco: il rischio "c'è, ma se prendiamo provvedimenti credo che potremmo convivere con la presenza del virus. È necessario scovare più positivi possibile, soprattutto gli asintomatici; più li controlliamo e meno contagiano". I lockdown però vengono consigliati dagli esperti e decisi dalla politica (che spesso poi cerca di scaricarne la responsabilità sui primi). 

Chi vuole un lockdown a Natale (e quanto costerebbe)

E c'è un'ala del governo che il lockdown lo vuole. Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che fino a ieri tendeva a escluderlo con dichiarazioni molto rassicuranti, per la prima volta ha detto che non vuole fare previsioni e ha buttato la palla nel campo delle Regioni, a cui ha lasciato la responsabilità di deciderlo nei territori (e ieri è toccato ad Arzano in provincia di Napoli). La verità è che il premier sa che se il primo lockdown nazionale ha fatto balzare alle stelle la sua popolarità, un secondo sarebbe insostenibile per l'economia del paese e metterebbe a rischio stavolta la sua leadership. 

Ma nel governo le sensibilità sono diverse, e l'uscita del ministro della Salute Roberto Speranza a Che tempo che fa sulle feste private da vietare, poi sconfessata dal Dpcm che ha soltanto consigliato la famosa regola delle sei persone è la spia di una divisione all'interno dell'esecutivo. E proprio Speranza (Leu), scrive oggi Il Fatto Quotidiano, "insieme con il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini (Pd), rappresenta nel governo l’ala più intransigente e pronta a restrizioni più dure come il coprifuoco di Macron in Francia magari già la prossima settimana".

Conte cerca di mediare tra questa posizione e quella dei più “aperturisti a ogni costo”, come le ministre Teresa Bellanova (renziana) e Paola De Micheli (Pd), nella “convin zione – spiegano fonti vicine a Palazzo Chigi – che un nuovo lockdown generalizzato sarebbe un tracollo per il Paese ora che, al contrario, si stanno avendo importanti segni di ripresa”. E su questo punto sono d’accordo anche al ministero della Salute: “La macchina si è appena rimessa in moto, fermarla sarebbe disastroso”.

Conte non esclude, invece, i lockdown locali per province e città, come il governatore Nicola Zingaretti ha fatto nel Lazio, o addirittura regionali: “Lo schema è molto chiaro – annuncia Conte –: continueremo ad aggiornarci con le Regioni. La formula vincente è collaborare, collaborare, collaborare. Per le regioni abbiamo predisposto la possibilità per i presidenti di introdurre misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità, per quelle di allentamento occorre invece un’intesa con il ministro della Salute”. E ancora: “È chiaro che molto dipenderà dal comportamento dei cittadini”.

Un lockdown a Natale quindi dovrebbe trovare un governo totalmente concorde e ad oggi l'ipotesi sembra non tanto vicina. Ma i numeri del bollettino della Protezione Civile dicono che i contagi sono a livello di record e l'allarme suona fortissimo in quella Lombardia che fu l'epicentro della prima ondata dell'epidemia di coronavirus all'inizio dell'anno: 1800 casi in un giorno, perché, come scrove ancora Il Fatto, perché sta saltando il sistema di individuazione dei focolai e di tracciamento dei contatti dei positivi. “Da settembre – racconta sotto anonimato al quotidiano un addetto al contact tracing dell ’Ats di Milano – abbiamo oltre 2500 casi-inchiesta in sospeso, frutto dei contagi avvenuti in estate. Ciascun caso è diverso, ma se un positivo è una persona che gioca a calcetto e va all ’università, allora ricostruire la sua rete di contatti diventa una caccia al tesoro... E con le nostre forze ridotte, siamo solo 7 addetti qui, stiamo perdendo il controllo”. E il fatto che i nuovi contagi di ieri siano nel 65% dei casi di età compresa fra i 18 e i 49 anni, certo non aiuta.

Quanto ci costa un lockdown a Natale

Il Corriere della Sera racconta che intanto nel governo il rebus è se non ci sia bisogno di rivedere in corsa il Dpcm appena firmato, se non sia il caso di inasprire le regole sugli assembramenti fermando locali, ristoranti e attività sociali e culturali, anche alla luce del coprifuoco alle 21 scattato a Parigi.

«Sono stato preoccupato sin dall’inizio, figuriamoci se non l o sono adesso», è lo stato d’animo del ministro della Salute, Roberto Speranza. In questo clima, ieri Conte ha ricevuto la lettera con cui Riccardo Nencini, presidente della commissione Cultura del Senato, sprona il governo a colmare il ritardo logistico accumulato sui trasporti: «Sarà un novembre drammatico, il Cts dice che treni e bus sono possibili focolai».

Poi c'è il versante dell'economia, e qui c'è poco da discutere: il lockdown a Natale è un incubo da 4,1 miliardi per il turismo solo per le mancate spese degli oltre 10 milioni di italiani che lo scorso anno sono andati in vacanza nel periodo delle feste. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe' in riferimento all'arme lanciato da Crisanti sullo sviluppo della pandemia in Italia nei prossimi mesi. Un duro colpo per il sistema economico gia' duramente provato da una estate che - sottolinea la Coldiretti - ha lasciato un buco da 23 miliardi nei conti turistici nazionali per il calo delle presenze italiane e l'assenza praticamente totale degli stranieri.

A pagare il prezzo più salato sono le strutture impegnate nell'alloggio, nell'alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir secondo l'analisi della Coldiretti. Si stima peraltro - precisa la Coldiretti - che 1/3 della spesa turistica di italiani e stranieri in Italia sia destinata all'alimentazione. In gioco c'e' un sistema turistico Made in Italy che si compone di 612mila imprese e rappresenta - conclude la Coldiretti - il 10,1% del sistema produttivo nazionale, superando il settore manifatturiero, con 2,7 milioni di lavoratori, il 12,6% dell'occupazione nazionale secondo Unioncamere. 

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