Mercoledì, 2 Dicembre 2020

Quelli che dicono no al lockdown

Franco Locatelli: "Non ci sono le condizioni al momento. I posti in terapia intensiva ci sono. Ma è fondamentale che tutti facciano quanto è nelle proprie possibilità per limitare la diffusione del virus". E in tanti escludono per ora un blocco totale: Conte, Di Maio, Sala

L'ipotesi di coprifuoco notturno trova spazio oggi sui giornali. C'è chi da giorni spiega, come Andrea Crisanti, che uno stop di qualche settimana prima o poi potrebbe diventare irrinunciabile. Alessandro Vespignani ipotizza 5-6 mesi "durissimi" nella lotta alla diffusione del contagio. La Campania di Vincenzo De Luca chiude le scuole fino al 30 ottobre (e poi chissà).

In tutta Europa vengono prese misure forti per evitare un nuovo lockdown: quasi tutti i Paesi stanno adottando restrizioni per fermare il contagio, in una corsa contro il tempo che ha la chiusura totale solo come ultimissima spiaggia. In Lombardia oggi un incontro tra i sindaci, i prefetti e il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana potrebbe portare a novità (anche grosse) già nelle prossime ore: chiusure, strette, restrizioni? 

Locatelli: "Nessun lockdown, siamo ancora in tempo"

C'è però chi, come il professor Franco Locatelli, predica cautela e spiega come non ci siano al momento le condizioni per un lockdown. Lo dice al Corriere della Sera, intervistato da Margherita De Bac: "Non ritengo vi siano elementi che possano indirizzarci a prevedere un prossimo, nuovo lockdown, né tantomeno un lockdown da realizzarsi in un tempo così definito, ma ancora relativamente lontano, quale le festività natalizie".

Il presidente del Consiglio superiore di sanità, componente del Comitato tecnico-scientifico, Cts, non è l'unico a spiegare che sarà determinante quello che ognuno di noi "nei comportamenti individuali sarà in grado di fornire come contributo per evitare che l’incremento di nuovi casi giornalieri assuma un andamento esponenziale sfuggendo al controllo".

Siamo ancora in tempo per invertire la marcia? "Sì, siamo certamente in tempo, ma dipende da come i singoli cittadini e, insieme, come Paese, siamo disposti a fare, perché questo possa avvenire. È quindi fondamentale che tutti, nessuno escluso, facciano quanto è nelle proprie possibilità per limitare la diffusione del virus. Non ci possiamo proprio più permettere deviazioni dalle buone regole". 

I focolai intrafamiliari sono circa il 70%. Come mai? "Il rischio è che la famiglia, intesa sia come persone sia con riferimento alla sfera abitativa, possa essere percepito come il luogo in cui si è meno portati ad adottare misure atte a preventive il contagio".

I posti in terapia intensiva ci sono

I letti di terapia intensiva, che sono l'elemento da tenere davvero sott'occhio, già scarseggiano? No, non è vero: "Al momento nessuna regione - dice Locatelli -  ha esaurito le risorse a disposizione. Infatti, i dati che si riferiscono a una tendenza all’esaurimento dei posti letto nelle rianimazioni pertengono alla dotazione aggiuntiva specifica per i pazienti affetti da Covid-19".

Esiste però tutta la quota, assai elevata, di posti letto convenzionali nelle rianimazioni degli ospedali che, quando la curva dei contagi era limitata, avevano ripreso a svolgere le funzioni di supporto normalmente dedicate ad altre patologie». E se i ricoveri aumentassero in modo esponenziale? «Anche se si assistesse a un ulteriore incremento del numero di pazienti , sono disponibili posti di terapia sub-intensiva prontamente convertibili in intensiva. Sempre che dovesse essere necessario».

Conte: "Non mi aspetto lockdown a Milano"

"Non mi aspetto un lockdown su Milano" dopo la riunione di oggi tra sindaco e prefetto nel capoluogo lombardo. Lo ha detto ieri sera a Bruxelles il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti al rientro in albergo dopo la prima giornata del Consiglio europeo. "In questo momento - ha osservato il premier - noi dobbiamo continuare, e soprattutto riporre fiducia nel comportamento di tutti quanti, di noi cittadini tutti insuime; perché quella è la nostra forza". Quella, ha continuato Conte con riferimento all'esperienza del lungo lockdown italiano, "è stata la nostra forza, e io l'ho detto anche oggi nel mio intervento" al Consiglio europeo. "Ho detto: le misure prescrittive benissimo, le misure precauzionali bene; ma se i cittadini non hanno fiducia nelle misure precauzionali che noi indichiamo, se non esprimono quel senso di responsabilità e di coesione, quel senso di appartenenza a un comune destino e perseguimento di un medesimo obiettivo, non si ottengono risultati. Dobbiamo puntare su quello".

Sotto osservazione resta in queste ore tutta la zona della Città metropolitana di Milano, dove da due giorni l'indice Rt ha superato 2. A riferire ufficialmente il dato è stato il sindaco Giuseppe Sala, al termine del vertice sull’aumento dei contagi svoltosi nel pomeriggio in Prefettura, al quale ha preso parte anche il prefetto Renato Saccone. La tendenza preoccupa il primo cittadino, secondo il quale “per capire dove intervenire bisognerebbe sapere dove nascono i contagi”. Al momento, Sala esclude "interventi radicali”.

Niente lockdown anche secondo il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che però non nasconde la gravità della situazione. "Parliamoci chiaramente. La crisi pandemica non è finita, i contagi aumentano e i dati devono farci riflettere. Il virus è presente in Italia e i rischi sono alti. Proprio per questo motivo come governo siamo intervenuti per rendere più rigide le misure anti covid. L'obbligo di usare la mascherina anche all'aperto era una misura necessaria. Ricordate cos'è successo nei mesi più bui? Quando siamo stati costretti a chiudere tutto? Ecco, adesso il governo sta intervenendo per evitare di arrivare a una situazione estrema come quella, perché la nostra economia non se lo può permettere. Le imprese, i nostri commercianti, gli autonomi e tutto il mondo industriale non possono fermarsi un'altra volta". 

"Il tempo di discutere delle responsabilità ci sarà, ora è il tempo di agire: bisogna pensare ai numeri che destano preoccupazione ma che dicono che c`è solo il 10 per cento dei posti occupati nelle terapie intensive - dice Matteo Renzi a Tg2Post - La pandemia cresce in tutto il mondo: dobbiamo imparare a convivere col virus e sperare che davvero il vaccino arrivi entro Natale come ci dice il team di Pomezia. Sono orgoglioso che il vaccino e le cure siano italiani. Dobbiamo essere saggi e prudenti: i contagi sono alti ma i decessi controllati, e pensare che ogni giorno in Italia muoiono 1800 persone, non possiamo sottovalutare tra questi coloro che muoiono di tumore o di altre malattie. È necessario trovare il gusto equilibrio tra sicurezza sanitaria ed economica: chiudere tutto sarebbe disastroso. C'è gente che non mangia più, come i lavoratori dello spettacolo o i settori della ristorazione e turismo. Un Natale in lockdown non sarebbe davvero possibile".

"Pur avendo l'Italia imparato a contrastare molto meglio questo virus dobbiamo avere grande attenzione". Alcuni Paesi europei "stanno prendendo restrizioni molto robuste", ma "l'Italia non può permettersi un nuovo lockdown generalizzato". Quindi "dobbiamo essere pronti a eventuali restrizioni molto mirate perché col virus dobbiamo convivere e cercare di mantenere viva l'economia, il lavoro e la scuola". Lo ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, durante l'inaugurazione di due nuovi laboratori di Hpe Coxa a Modena.

Per ora nessuno indica una soglia, ma secondo voci riportate oggi anche dal Fatto, se nei prossimi giorni i nuovi contagi schizzassero a 15/20 mila al giorno un altro Dpcm con una sorta di coprifuoco sarà preso in considerazione: entro due settimane le ultime misure adottate dovranno aver dato frutti e aver bloccato l'aumento esponenziale della curva. E' quanto ci si augura.

"Fondamentale trovare spazi per isolare chi necessita di cure semplici"

C'è anche un altro tema importante: "È fondamentale trovare spazi per isolare chi necessita di cure semplici, ma anche per garantire quarantene sicure. Siamo in un limbo critico, ma gestibile" assicura il virologo Fabrizio Pregliasco.

I decessi legati al Covid in Italia potrebbero arrivare a 300 al giorno, picco previsto per metà gennaio, anche con l'eventuale introduzione di ulteriori sei settimane di lockdown stretto e uso generalizzato della mascherine. Fino a raggiungere i 55.240 decessi totali (ora sono 36.289) a fine gennaio. La proiezione (e questo è lo scenario più favorevole) è dell'Institute for Health Metric and Evaluation (Imhe), un centro studi nato nel 2007 con l'obiettivo di rappresentare "un quadro imparziale dei trend sanitari basato su evidenze scientifiche per fornire informazioni utili a governi e scienziati". Ma va sottolineato che l'ultima stima dell'Imhe è stata effettuata il 9 ottobre, prima del Dpcm varato lunedì, quindi le nuove proiezioni dell'Istituto, attese a giorni, potrebbero essere riviste al ribasso, in seguito alle nuove restrizioni introdotte.

Ci sono anche voci molto più preoccupate, come quella di Massimo Galli del Sacco di Milano: "Tra quindici giorni saremo come la Francia, la
Spagna, il Regno Unito. In più, abbiamo una distribuzione dei contagi in tutto il territorio. E quando cominci a vedere la realtà nelle aree dove la prima ondata ha colpito meno sai che il rimescolamento delle carte di quest’estate creerà grossi problemi perché si tratta di aree che non hanno vissuto questa esperienza e non hanno strutture attrezzate".

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