Venerdì, 18 Giugno 2021
Attualità Rovigo

Due morti dopo il focolaio nell'ospedale dei sanitari no vax

Il caso a Rovigo. Secondo la Ulss le due vittime, risultate positive al tampone, "non presentavano sintomi correlati al virus". Ma la polemica divampa comunque: sedici tra infermieri e operatori non avrebbero fatto il vaccino, cinque di loro sono risultati positivi

Foto di repertorio

Sono due i decessi nel reparto di geriatria dell’ospedale di Rovigo dove all'inizio del mese di febbraio è scoppiato un focolaio Covid-19 che ha contagiato 30 pazienti e cinque operatori sanitari. Le vittime sono una donna di 90 anni che era ricoverata nel nosocomio dallo scorso 28 gennaio e, secondo la Ulss 5 Polesana, “presentava una grave situazione generale” e “dalle indagini in corso potrebbe aver contratto il Covid in ambito familiare”. La seconda vittima, una paziente di 77 anni, “presentava una gravissima patologia generale emorragica e cardiologica. Il 1° febbraio 2021 - spiega l’azienda sanitaria - la paziente risulta positiva al tampone. Veniva quindi trasferita in Malattie Infettive a Rovigo dove è deceduta”. La Ulss però specifica anche che “le due pazienti non presentavano sintomi Covid correlati, ma purtroppo entrambe erano curate per gravi quadri cronico-patologici pregressi”. I due decessi dunque potrebbero non essere direttamente riconducibili a Covid-19. Ma la polemica divampa comunque.

Il caso dei sanitari no vax nel reparto di geriatria di Rovigo

Sì perché nel reparto di geriatria del nosocomio molti operatori sanitari hanno scelto di non aderire alla campagna vaccinale. E cinque di loro sono stati contagiati. Un paio di giorni fa la Ulss ha spiegato che all’ultima rilevazione “erano 5 gli operatori (3 infermieri e 2 OSS) delle Geriatria di Rovigo che non avevano aderito alla campagna vaccinale e sono risultati positivi”. Nel dettaglio su 24 infermieri in forza al reparto, 8 di loro - pari ad uno su tre - avrebbero scelto di non fare il vaccino, e così  pure 8 su 12 operatori sociosanitari (il 66%).

Il commissario della Ulss 5 Polesana, Antonio Compostela, ha precisato che il coronavirus non è entrato nel reparto di Geriatria dell'ospedale di Rovigo portato dagli operatori sanitari, ma infermieri ed Oss non vaccinati e ritrovati poi positivi potrebbero aver contribuito alla diffusione del contagio.

 Il focolaio "e' iniziato ufficialmente l'1 febbraio con due positivita'. Il 5 febbraio erano 22 e a fine settimana 30... Considerando che i pazienti ricoverati in Geriatria l'1 febbraio erano 34 si capisce che il contagio ha interessato la quasi totalita' dei pazienti, la velocita' di propagazione e' stata molto alta e il virus ha attraversato le stanze di degenza", ricostruisce Compostela ipotizzando che si tratti di "un ceppo di virus ad alta contagiosita'". Per questo la Ulss sta facendo tipizzare il ceppo dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie e attende risposte nei prossimi giorni. Intanto, "i pazienti contagiati sono stati trasferiti, 27 nel covid hospital di Trecenta e gli altri nel reparto di malattie infettive di Rovigo, e sono tutti asintomatici dal punto di vista covid". Quanto allo scoppio del focolaio, "il virus puo' essere entrato nel reparto attraverso un paziente, un familiare di un paziente o gli operatori", continua Compostela. "Abbiamo fatto un'accurata analisi di eventi e cronologie e l'ipotesi piu' probabile e' l'entrata del virus attraverso un paziente ricoverato il 27 gennaio, con tampone molecolare negativo, che il 31 gennaio ha ripetuto il tampone ed e' risultato positivo. Molto probabilmente questa persona incolpevolmente era nella fase finestra, stava incubando il virus", chiarisce Compostela.

Non c’è quindi "nessun nesso di causalità tra positività degli operatori e avvio del focolaio, la cronologia degli eventi ci dice che è escluso... Non sono stati gli operatori a introdurre il virus in reparto". Detto questo, cinque operatori, tra cui tre infermieri e due Oss sono risultati positivi, "personale che non ha aderito alla campagna di vaccinazione senza presentare controindicazioni". In sostanza, "non vaccinarsi è stata una loro scelta e se avessero aderito alla campagna di vaccinazione avrebbero potuto evitare rischio di contagio e di diventare potenziali veicoli di contagio all'interno del reparto". Insomma, "non sono stati la causa, ma potrebbero aver contribuito alla diffusione del contagio", chiarisce Compostela. Il tema è ora cosa puo' fare l'azienda sanitaria, dal momento che nel reparto di Geriatria di Rovigo ben otto infermieri su 24 e otto Oss su 12 non hanno aderito alla campagna di vaccinazione.

Già. Cosa può fare l’azienda sanitaria? "Da un punto di vista normativo il vaccino è volontario, e la libertà di scelta è sancita dalla Costituzione. Ma personalmente ho posto il tema perché va affrontata la questione della responsabilità che ha un operatore sanitario, che ancora prima dei doveri contattuali deve avere il dovere morale e deontologico di garantire massima sicurezza nei confronti delle persone verso cui rivolge la propria opera, la propria cura, la propria assistenza", attacca Compostela. "Il tema di fondo è  il senso di responsabilità dell'operatore sanitario a tutti i livelli... Il mio e' un appello a tutti gli operatori sanitari della nostra azienda che sono ancora dubbiosi, che non hanno ancora aderito alla campagna di vaccinazione, a cambiare idea e a vaccinarsi". Dopodiché "se un operatore rifiuta una misura di sicurezza, uno strumento di prevenzione del rischio offerto dall'azienda, vale a dire la vaccinazione, si puo' arrivare anche a pensare ad eventuali sanzioni. La materia e' dibattuta dal punto di vista giuridico, stiamo ragionando su eventuali percorsi sanzionatori", avverte Compostela affermando che si potrebbe arrivare anche a "sospendere l'operatore". Per ora però di sanzioni non c’è traccia.

Focolaio nel reparto di geriatria a Rovigo: la Cgil si schiera con i lavoratori

E i sindacati? Sulla vicenda nei giorni scorsi è intervenuto Riccardo Mantovan, della Cgil di Rovigo, che però ha preferito non stigmatizzare il comportamento degli operatori sanitari prendendosela invece contro il commissario della Ulss, reo a suo dire di aver scaricato “sugli operatori sanitari la responsabilità del terzo cluster nel reparto di Geriatria dell’ospedale di Rovigo portando il nostro nosocomio alla ribalta delle cronache nazionali”.

“Riteniamo scandaloso - si legge - il comportamento di questo signore, che invece di affrontare in profondità quanto successo colpevolizza gli stessi operatori sanitari che si sono fatti in quattro per tenere a galla un sistema sanitario locale assolutamente carente e senza direzione da 5 anni, forse, nel tentativo di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dal focus vero del problema. Non siamo dalla parte dei NO VAX, al contrario, come Parti Sociali abbiamo ampiamente promosso la vaccinazione e continueremo a farlo lanciando messaggi a favore, in maniera particolare, verso gli operatori delle aree sanitarie e socio- sanitarie”.

“Oggi ci ritroviamo con il terzo focolaio con 30 degenti infetti ed un numero imprecisato di operatori” prosegue il sindacato. “Gli stessi operatori che avevano già contratto il COVID nel primo focolaio. Operatori che ancora non hanno fatto la seconda dose di vaccino o che non si sono ancora vaccinati per motivi che non hanno nulla a che fare con il no vax. Gentile Commissario, se avesse letto il bugiardino del vaccino sarebbe a conoscenza del fatto che in presenza di alcune situazioni, spesso temporanee, il vaccino non è consigliato, a prescindere dal fatto di indossare un camice”. Sul caso la Procura ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati.

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