Domenica, 19 Settembre 2021
Lavoro

No vax e sospensione dal lavoro: cosa dice la legge

A Modena il tribunale ha stabilito che l'azienda può sospendere dal servizio e dalla retribuzione chi non si vaccina, come già fatto da altri giudici: la base è l'articolo 2087 del codice civile, insieme a una direttiva europea. Intanto in Francia l'obbligo è già legge per alcune categorie, non solo i sanitari (ma non mancano le polemiche)

Il green pass anche per lavorare? Dall'idea lanciata da Confindustria il tema è entrato prepotentemente nel dibattito e se ne discute molto, mentre dal 6 agosto la certificazione verde sarà obbligatoria intanto per entrare nei ristoranti al chiuso, andare al cinema o prendere un aereo. Ed è di questi giorni l'ultima pronuncia, in ordine di tempo, da parte di un tribunale italiano sul tema della sospensione di lavoratori no vax.

Cosa dice l'articolo 2087 del codice civile 

A Modena infatti il tribunale (con la sentenza n. 2467/2021 del 23 luglio 2021) ha stabilito che l'azienda può sospendere dal servizio e dalla retribuzione chi non vuole vaccinarsi contro Covid-19, pronunciandosi sul ricorso presentato da due fisioterapiste di una Rsa assunte da una cooperativa emiliana che erano state sospese per non essersi vaccinate. Per il giudice "il datore di lavoro si pone come garante della salute e della sicurezza dei dipendenti e dei terzi che per diverse ragioni si trovano all'interno dei locali aziendali e ha quindi l'obbligo ai sensi dell'art. 2087 del codice civile di adottare tutte quelle misure di prevenzione e protezione che sono necessarie a tutelare l'integrità fisica dei lavoratori". A supporto di questa decisione, il tribunale cita nella sentenza la direttiva europea che a giugno 2020 ha incluso il Covid tra gli agenti biologici contro i quali è necessario tutelare gli ambienti di lavoro e la mascherina può non bastare come misura di protezione. Il tribunale di Modena ricorda inoltre che anche se il rifiuto a vaccinarsi non può dar luogo a sanzioni disciplinari, può comunque comportare conseguenze sul piano della valutazione oggettiva dell'idoneità alla mansione: chi lavora a contatto con il pubblico oppure in spazi chiusi vicino ad altri colleghi può essere sospeso dal lavoro senza retribuzione se non si vaccina.

Le disposizioni di cui all'articolo 2087 del codice civile e la direttiva Ue del 2020 sono alla base anche dei pronunciamenti arrivati in passato sul tema, ad esempio quello del Tribunale di Belluno sul caso dei dipendenti di una Rsa che rifiutavano il vaccino ed erano stati messi in ferie retribuite e quello del tribunale di Verona.

I casi citati si riferiscono a strutture sanitarie e a maggio di quest'anno il governo ha reso obbligatoria la vaccinazione per gli operatori della sanità. Nel frattempo si sta discutendo se estendere l'obbligo vaccinale anche al personale scolastico e, come appunto ipotizzato da Confindustria, chiedere la certificazione verde obbligatoria per i dipendenti, pena la sospensione o il trasferimento ad altra funzione. "Non arriveremo all'obbligo vaccinale per tutti i cittadini", ha detto nei giorni scorsi la sottosegretaria all'Economia Cecilia Guerra, ribadendo che "le decisioni" vanno "prese congiuntamente" e non possono essere "unilaterali".

"I giudici del lavoro confermano quello che già si sapeva: cioè che l’imprenditore ha il potere e dovere di assicurare il massimo possibile di sicurezza e igiene nel luogo di lavoro, adottando tutte le misure utili suggerite dalla scienza e dall’esperienza. Ora che la vaccinazione anti-Covid è disponibile per tutti, dunque, gli imprenditori fanno bene ad adottarla come misura di sicurezza, anche prima che arrivi una legge che lo preveda in modo generalizzato", ha detto al Corriere Pietro Ichino, giuslavorista ex parlamentare ed ex sindacalista.

Green pass e licenziamenti in Francia: tema caldo

Il tema fa discutere anche in Francia, il paese che per primo ha proposto e poi "lanciato" l'estensione del green pass. La legge che impone l'utilizzo della certificazione verde per accedere a un gran numero di attività e esercizi pubblici dovrebbe entrare in vigore ai primi di agosto e dal 30 agosto poi sarà obbligatorio il "pass sanitaire" anche per i dipendenti di alcune categorie, dalla sanità ai trasporti ai ristoranti. Una norma molto contestata e che sta creando più di un malumore.

Il Senato aveva inizialmente cancellato le sanzioni previste dal testo originale che era stato presentato dal governo, che proponeva come prima forma di sanzione la sospensione per due mesi ma con la retribuzione. Rimuovere questa sanzione, per la ministra del Lavoro Elizabeth Bourne, è però un errore perché comporterà una minore tutela per i dipendenti interessati. Questo perché "dobbiamo essere chiari, questo non significa che non ci sarà un licenziamento" ma solo che "può avvenire prima", ha detto Bourne. "Non dobbiamo far credere ai dipendenti che non si possa incorrere nel licenziamento", ha ribadito la ministra, che ha risposto poi alle critiche e alle contestazioni da parte di sindacati ed imprese, spiegando che sono previste forme alternative al licenziamento ma sempre nell'ottica di dare del tempo al lavoratore per adeguarsi all'obbligo del Green pass. "Poi, sempre per evitare sanzioni disciplinari, abbiamo introdotto una procedura di sospensione del contratto di lavoro nel caso in cui il dipendente non sia ancora in grado di produrre un pass sanitario valido, quindi una sospensione dello stipendio. Questa sospensione può essere revocata non appena il dipendente produce un pass sanitario", ha concluso la ministra.

"In Francia i dipendenti senza Green pass possono essere licenziati"

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