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Domenica, 22 Maggio 2022

Non tutti i cittadini russi rappresentano Putin

Nelle ultime ore è scoppiata una polemica per l’iniziativa dell’Università di Torino di destinare risorse economiche a studenti ucraini, ma anche russi e bielorussi. L’Ateneo piemontese ha pubblicato due bandi di borse di studio: uno destinato a iscritti di nazionalità ucraina, per 20 borse da 3 mila euro ciascuna, e un secondo a cittadini russi e bielorussi per 20 borse da 2 mila euro. Nel bando si legge che i fondi sono riservati agli studenti russi e bielorussi che “si trovano in grave situazione di difficoltà economica a seguito dell'insorgere della crisi internazionale ucraina”. La denuncia è partita da Dario Arrigotti, console onorario in Piemonte, che definisce "quanto meno sorprendente equiparare negli aiuti economici e a parole lo stato di 'grave difficoltà' degli studenti russi e bielorussi a quello degli studenti ucraini", avanzando richieste di chiarimenti del consolato.

bando unito-2Non entrando nel merito della polemica, è doveroso evidenziare come l’Ateneo abbia organizzato diverse convention presenziate da esperti, per allargare lo sguardo e comprendere il conflitto russo in Ucraina. Dibattiti, tavole rotonde e incontri per allontanarsi da un'unica narrativa.

In questo caso, la polemica viene alimentata di chi ha poca lungimiranza. La discussione si concentra sull’ipotesi di escludere gli studenti russi dal canale di aiuti economici per "sanzionarli" a causa delle scelte del presidente russo Vladimir Putin. 

In questo modo si assimila la popolazione russa al presidente che guida la Federazione, come accade anche per altri cittadini che sono soggetti a leggi draconiane imposte dal loro leader governativo. E la semplicità di questa equazione - fuorviante - rischia di far cadere tutti in un tranello mentale, nel tentativo di semplificare fenomeni più complessi. Ma soprattuto alimenta un fazionismo che ha dirette conseguenze per i numerosi cittadini a cui viene privata la possibilità di formarsi, distanziarsi e valutare un’alternativa che non sia quella imposta dal leader che disprezzano.

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