Domenica, 7 Marzo 2021

I numeri shock sui morti nelle Rsa lombarde

L'assessore Gallera rivela i numeri a mesi di distanza. L'ultimo dato è di fine luglio

Le cifre (parziali) della tragedia nelle Residenze sanitarie assistenziali della Lombardia le ha fornite l'assessore al Welfare Giulio Gallera, in risposta ad un'interrogazione in commissione sanità del consiglio regionale. Sono 3.378 i morti per Covid-19 al 31 luglio 2020.

Si tratta dell'ultimo dato disponibile dall'inizio della pandemia che ha gravemente colpito la regione, per prima e di sorpresa in Italia, nel corso dell'anno. E sono numeri che certificano il fallimento di un sistema che non ha saputo difendere i cittadini più fragili. I casi di positività, sempre tra gli ospiti delle Rsa, sono stati invece 14.703. E sempre fino al 31 luglio sono stati 2.352 gli ospiti che hanno avuto un ricovero in ospedale con diagnosi Covid-19.

Un capitolo a parte riguarda le diciotto Rsa lombarde che hanno accettato di ospitare pazienti Covid positivi che non trovavano posto negli ospedali, in base alla molto discussa delibera regionale dell'8 marzo 2020: in totale hanno ospitato 210 pazienti, e in quelle strutture, fino al 31 luglio, erano positivi al coronavirus 719 ospiti, mentre i morti positivi erano 163. Secondo l'assessore Gallera, in tutte le diciotto strutture erano comunque "già presenti ospiti positivi in una fase precedente a quella dell’accoglienza di pazienti Covid provenienti dagli ospedali".

I numeri, come detto, sono parziali perché gli ultimi dati sono di fine luglio. Dopo questa data, a fine agosto 2020, era scoppiato un focolaio di coronavirus all'interno di una Rsa della periferia di Milano, in via Quarenghi, con ventuno ospiti e un operatore positivi. In quegli stessi giorni Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, che riunisce molte case di riposo della regione, aveva chiesto screening continui e una tutela di carattere ospedaliero per gli ospiti, eventualmente all'interno delle stesse Rsa, considerando la grande fragilità dovuta all'età e alle patologie di cui soffrono. E infine la dotazione continua di dispositivi di protezione individuale.

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