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Venerdì, 19 Agosto 2022
La nuova variante

La nuova variante del coronavirus che preoccupa anche Bassetti e il rischio Covid-22

In India è stata rilevata una nuova variante che secondo gli scienziati che la stanno analizzando - e seguendo nella sua diffusione nel Mondo - è una seconda generazione del Sars Cov 2 con una capacità di infettare mai vista prima

C'è preoccupazione negli ambienti scientifici per i primi dati che arrivano dall'India dove è stata isolata una nuova variante del virus Sars-Cov-2 così diversa dall'originale che per gli esperti come il professor Gilestro dell'Imperial College di Londra potrebbe dar origine a una vera e propria epidemia tanto da ipotizzare il rischio di un Covid-22. Rispetto alla pandemia iniziata nel dicembre 2019 infatti potremmo essere di fronte ad un virus con un agente patogeno con un’elevata capacità di infettare sia le persone guarite e che le persone vaccinate.

"Occhio senza allarme" spiega Matteo Bassetti, direttore Malattie Infettive dell'ospedale San Martino di Genova che su twitter argomenta: "credo valga la pena tenere d'occhio la nuova sotto-variante Ba.2.75 identificata in India e altri paesi in quanto potrebbe essere ancora più contagiosa della Omicron 5 e avere un'elevata capacità di infettare, le persone guarite e vaccinate." 

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Ma cosa sappiamo fino ad ora della sotto-variante Ba.2.75? 

I dati preliminari indicano una infettività doppia rispetto a quella del morbillo. Dati rilevati durante la stagione estiva in India. Per capirci l'erre con zero del morbillo è valutato tra tra 12 e 18, quello dell'influenza classica è minore di 1, quella del virus Sars Cov 2 originario è stato stimato dall’OMS tra 1 e 3, quello di omicron tra 15 e 17. Pertanto quello che appare come un virus profondamente mutato potrebbe avere una capacità di contagio quasi doppia a quella attuale.

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La caratteristica della nuova variante è quella di avere 9 nuove mutazioni della proteina spike in posizioni chiave dei geni che permettono una alta evasività all'immunità favorita dai vaccini, ma anche dalle precedenti infezioni anche prodotte da Omicron. Oltre all'evasività a preoccupare gli esperti è l'aumentata capacità di legarsi al recettore Ace.

La nuova variante appare così un virus di seconda generazione, forse frutto di una infezione cronica e si sta diffondendo già nel mondo dopo essere stato rilevato per la prima volta all'inizio di giugno in India in più stati che non sono tutti vicini tra loro (Maharashtra, Karnataka, Jammu e Kashmir). 

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Ora lo stesso lignaggio è già stato segnalato fuori dal continente indiano, anche nel Regno Unito, in Germania, Canada e fino in Oceania.

India Haryana 3
Himachal Pradesh 3
Jammu e Kashmir 1
Karnataka 10
Maharashtra 23
Germania Baden-Württemberg 1
Renania-Palatinato 1
UK Inghilterra 5
Canada Alberta 1
Ontario 1
Australia Vittoria 2
Nuova Zelanda 2

Cosa cambia con la nuova variante

Se è ancora presto per capire l'impatto della nuova variante è certo che le caratteristiche genetiche potrebbero garantire una maggiore evasività agli anticorpi simile a quella di Omicron 5 rispetto al vaccino attuale, così come rispetto alle reinfezioni. Inoltre se il covid originario si sviluppava come una polmonite, già con Omicron si è visto che la nuova generazione di Sars-Cov-2 riesce ad infettare non solo le cellule del polmone ma particamente qualsiasi cellula del nostro organismo. 

È certo che ci troveremo ad aver a che fare con una malattia con caratterische completamente diverse tanto che il professor Giorgio Gilestro dell'Imperial College di Londra parla già da ora di una Covid-22 per rimarcare la differenza dalla precedente infezione. 

L'imperativo sembra quindi quello di avere al più presto a disposizione un vaccino aggiornato visto che già attualmente anche le tre dosi sono efficaci solo al 30% ne contrastare l'infezione. Tuttavia bene rimarcare come occorre guardare con preoccupazione sì ma non con allarme: nel 77% dei casi si riesce ad evitare il Covid grave. La preoccupazione sale invece per i fragili: solo uno degli anticorpi monoclonali, lo Sotrovimab prodotto da Gsk, appare efficace contro Omicron.  

 "I 2mila morti di questo mese sono meno di quelli che avremo nel prossimo. I fragili sono i più a rischio con tutti questi contagiati. Se ci mettiamo la mascherina dove c'è assembramento, probabilmente salviamo qualche vita". Così Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), intervenuto a Radio Cusano Campus. "I 2mila morti di questo mese sono meno di quelli che avremo nel prossimo mese se i contagi continueranno ad aumentare - rimarca Anelli - Coloro che vanno incontro a degli effetti importanti della malattia sono soprattutto i pazienti fragili e anziani. Abbiamo visto che questa variante nella stragrande maggioranza dei casi non crea grandi problemi, però il numero di contagiati è straordinariamente alto, un milione è decisamente un numero sottostimato. I numeri stanno diventando molto alti e questo si riverbera sulle persone che hanno altre patologie e sono più a rischio". "Anche senza obblighi, bisogna assumere questo senso di responsabilità - è il richiamo del presidente dei medici - Se ci mettiamo la mascherina dove c'è assembramento, probabilmente salviamo qualche vita. Bisogna fare un appello a questo grande senso di solidarietà che ci ha sempre contraddistinto come popolo".

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