Lunedì, 10 Maggio 2021

L'esperto che sbaglia le previsioni e la promozione di chi diceva che l'emergenza era finita: cosa c'è che non va nelle nomine del Cts

Nel nuovo Comitato Tecnico Scientifico creato su input di Draghi (e di Salvini) spiccano i nomi di Giorgio Palù, Donato Greco e Alberto Gerli. Durante la prima ondata avevano dichiarato l'emergenza coronavirus finita salvo poi essere smentiti dall'arrivo della seconda. E oggi fanno pendere l'ago della bilancia dalla parte degli "aperturisti". Andrà tutto bene?

Il nuovo Comitato Tecnico Scientifico nominato dal nuovo capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio su input del presidente del Consiglio Mario Draghi è più snello del precedente (12 membri contro 26) e rappresenta indubbiamente una vittoria della Lega e di Matteo Salvini visto che il Capitano era uno dei più critici nei confronti dell'organo, accusato di essere "rigorista" e di non considerare le ragioni delle attività produttive quando chiedeva il lockdown. Ma non può non saltare all'occhio anche un'altra questione: i nuovi membri del Cts hanno un'impostazione culturale e un curriculum molto diverso da quello dei predecessori. 

L'esperto che sbaglia le previsioni e la promozione di chi diceva che l'emergenza era finita: cosa c'è che non va nelle nomine del Cts

Partiamo dall'inizio. A rinnovare il Cts con le nuove nomine è stato il nuovo capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, tornato sulla poltrona da pochissimo dopo le dimissioni date per motivi personali nel 2017 in seguito alla nomina del 2015 quando a Palazzo Chigi c'era Matteo Renzi. Curcio ha preso il posto di Angelo Borrelli, che era noto a tutti per i suoi bollettini quotidiani sull'emergenza coronavirus e ha dato le dimissioni a pochi mesi dalla scadenza dell'incarico. Il nuovo coordinatore del Cts sarà il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, l'incarico di portavoce è stato conferito a Silvio Brusaferro mentre Sergio Fiorentino sarà il nuovo segretario. Gli altri membri (alcuni nuovi, altri confermati) sono: Giuseppe Ippolito, Cinzia Caporale, Giorgio Palù, Giovanni Rezza, Fabio Ciciliano, Sergio Abrignani, Alessia Melegaro, Alberto Giovanni Gerli, Donato Greco. E già scorrendo l'elenco dei nomi si nota che qualcosa è cambiato: si sono ridotti i membri scelti tra i dirigenti del ministero della Sanità (adesso è rimasto solo Giovanni Rezza), e questo non può non essere interpretato come un depotenziamento del ministro Roberto Speranza, il più importante rappresentante dell'ala "rigorista" del governo Draghi (così come di quello di Giuseppe Conte). 

Un altro cambio ha riguardato l'Agenzia Italiana del Farmaco: dalla lista dei membri è uscito il direttore generale Nicola Magrini per fare posto al presidente appena nominato Giorgio Palù, virologo che, come ricorda oggi Il Fatto Quotidiano, fu consulente di Luca Zaia e si è spesso schierato su posizioni “moderate” rispetto alla pandemia – finendo per ricevere elogi dal leader della Lega Salvini. Ma riguardo Palù e un altro membro del Cts nominato con un'ordinanza della Protezione Civile nei giorni scorsi, ovvero Donato Greco, bisogna anche ricordare altro. Ovvero che i loro nomi compaiono nella lettera-manifesto "Emergenza finita" pubblicata dal Giornale il 24 giugno scorso insieme a quelli di Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti, Arnaldo Caruso, Massimo Clementi, Luciano Gattinoni, Luca Lorini, Giuseppe Remuzzi e Roberto Rigoldi. Cosa diceva la lettera? Gli scienziati firmatari sostenevano che a giugno 2020 chi era positivo al coronavirus Sars-Cov-2 e si ammalava di Covid-19 aveva un basso rischio di di aggravarsi perché il virus aveva una carica virale più debole e anche meno contagiosa.

Il documento firmato dai 10 evidenziava il "crollo inequivocabile dei malati con sintomi e dei ricoveri in ospedale" mentre secondo gli scienziati aumentavano in modo esponenziale i casi "debolmente positivi" che a loro parere non erano più contagiosi e potevano evitare l'isolamento. "Il ricorso all’ospedalizzazione è un fenomeno ormai raro e interessa pazienti asintomatici o paucisintomatici. Le evidenze virologiche in totale parallelismo hanno mostrato un costante incremento di casi con carica virale bassano molto bassa". Di più: alla fine del maggio scorso, intervistato da La7, Palù, parlando dell’andamento temporale dei contagi e dei decessi causati dal Covid-19, diceva: “Non ci sarà la seconda ondata”. Successivamente se la prendeva con "L'“infodemia” di informazioni allarmistiche che producono “paura virale”" e sosteneva che "il 95% dei positivi è asintomatico" nonostante un report dell'Istituto Superiore di Sanità all'epoca lo smentisse. 

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Giorgio Palù, Donato Greco, Alberto Gerli: le curiose nomine del Cts 

Inutile ricordare poi le polemiche di Palù con Andrea Crisanti: "È un mio allievo nel senso che accademicamente l'ho chiamato io da Londra, non è un virologo, non ha mai pubblicato un lavoro di virologia, ma è un esperto di zanzare". Un altro nominato è Donato Greco, ex direttore del Centro nazionale di epidemiologia all'Istituto superiore di sanità (Iss), specializzato in malattie infettive e tropicali. Il quale in un'intervista rilasciata al Giornale alla fine di settembre dichiarava chiusa l'emergenza coronavirus a maggio: ''I numeri vanno considerati con attenzione. - spiegava il virologo su La Nazione -L'incremento, che si sta mantenendo al di sotto del 2%, è correlato al numero dei tamponi eseguiti quotidianamente e in linea con l'andamento della curva epidemiologica dei mesi che stanno seguendo la fase acuta della pandemia''. Insomma, secondo lui l'incremento dei positivi dipendeva da quello dei tamponi. ''È chiaro che più tamponi vengono fatti e più positivi vengono individuati, fa parte della normale attività di vigilanza. Altro fattore importante è che oltre il 97% dei nuovi contagiati non manifesta sintomi, quindi non è ammalato''. 

Infine c'è Alberto Gerli, che oggi è oggetto di un interessante ritratto pubblicato da Repubblica: 40 anni, nei mesi scorsi aveva presentato un modello di matematica predittiva in grado di anticipare l'andamento del contagio da coronavirus in tutta Italia. All'epoca sosteneva che il lockdown non servisse più a nulla e che l'ondata sarebbe durata 40 giorni, poi che in Lombardia a metà marzo i positivi in Lombardia sarebbero arrivati a 350 dai 1700 al giorno (ma invece divennero 4700) e vaticinava un futuro prossimo da zona bianca per il Veneto. Gerli ha pubblicizzato il suo modello matematico-predittivo su Twitter inviando messaggi all'allora premier Giuseppe Conte, a Luca Zaia, a Chiara Ferragni e a Fedez. Scriveva anche al governatore dello Stato di New York per predirgli 130mila contagi al 30 giugno. Sbagliò di poco: furono 420mila. Nonostante qualche errorino, nel frattempo Gerli è diventato un idolo delle pagine facebook che sostengono Salvini ed è stato indicato come membro proprio dalla Lega. E oggi è arrivato al Cts. 

Insieme, tra i nominati ci sono il medico della PS Ciciliano, l'avvocato dello Stato Fiorentino e Cinzia Caporale, dirigente del Cnr e membro del Comitato nazionale per la bioetica, ma anche, ricorda oggi Il Fatto, moglie di Angelo Maria Petroni, che i più ricordano in un cda Rai all'epoca di Berlusconi. L’unica altra donna è Alessia Melegaro , che insegna Demografia e Statistica sociale e dirige il Covid Crisis Lab della Bocconi). Tutti nomi di prestigio assoluto. Ma come è andata a finire la storia dei tre "aperturisti" lo sappiamo: la seconda ondata dell'epidemia di coronavirus, dal 14 settembre al 31 dicembre, ha fatto un numero di contagiati pari a 1.822.841 (nella prima si erano infettate 236.134 persone). I morti sono stati quasi cinquantamila, 13mila in più rispetto ai 7 mesi precedenti, toccando in maniera più forte il Centro Sud. Non esattamente quanto avevano previsto quelli che parlavano di emergenza finita. E che oggi dovranno decidere davvero quando finirà. 

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