Domenica, 7 Marzo 2021

Il nuovo decreto: spostamenti tra regioni vietati fino al 27 marzo e la novità sulle visite nelle zone rosse

Il provvedimento è stato approvato dal consiglio dei ministri. Confermato il blocco alla mobilità, cancellata la deroga che consente di andare a trovare amici e parenti nelle aree soggette a maggiori restrizioni

Mario Draghi, ANSA

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto anti-Covid che proroga il blocco degli spostamenti tra regioni fino al 27 marzo 2021. Il provvedimento contiene anche un'importante novità che riguarda le aree del Paese soggette a maggiori restrizioni. Nelle zone rosse, si legge in una nota di Palazzo Chigi, non varrà più la regole della visita concessa una volta al giorno a due adulti con figli minori di 14 anni, valida invece per le zone gialle e arancioni. Insomma, nelle aree di colore rosso il lockdown sarà ancora più rigido. 

Il nuovo decreto sugli spostamenti e la visita ad amici e parenti nelle regioni rosse

Le novità principali del nuovo decreto sono dunque le seguenti: 

  • blocco degli spostamenti tra le regioni (anche in fascia gialla) prorogato fino al 27/03/2021;
  • limitazione delle visite nelle case private in zona rossa: non varrà piu' la regole della visita concessa una volta al giorno a due adulti con figli minori di 14 anni, anche tra congiunti. 

Per quanto riguarda il blocco alla circolazione tra le regioni, resteranno valide le deroghe che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi mesi. Ci si potrà dunque spostare per esigenze lavorative, motivi di salute, situazioni di necessità o per far rientro presso la propria residenza, domicilio o abitazione. Sarà comunque sempre necessario compilare l'autocertificazione. 

Il nuovo decreto introduce invece una nuova stretta per la visita ad amici e parenti. Il decreto legge del 14 gennaio scorso, in vigore fino al 5 marzo 2021, consentiva gli spostamenti verso una sola  abitazione privata abitata, una volta al giorno in un arco temporale compreso fra le 5 e le 22, all'interno dello stessa regione in area gialla o  dello stesso Comune, in area arancione e in area rossa . La novità è che la deroga non è più prevista nelle regioni rosse. 

Cosa dice il nuovo decreto: il comunicato del governo Draghi

La conferma è arrivata con una nota di Palazzo Chigi che anticipa le nuove misure. "In considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica - si legge -, il decreto dispone la prosecuzione, fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Nel comunicato viene  specificato che "fino al 27 marzo 2021, nelle zone rosse, non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute".

Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all’interno della stessa Regione e in zona arancione all’interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilità genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti. Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purché entro i 30 chilometri dai confini". 

Autocertificazione per gli spostamenti: scarica il modulo in Pdf

Miozzo: "Il sistema a colori ha funzionato bene"

Quanto alla possibile riforma del Cts,  il coordinatore Agostino Miozzo lasciando palazzo Chigi ha puntualizzato che dal governo è stata richiesta "una moderazione nelle esternazioni delle nostre comunicazioni, ma niente di più. Non ci sono state istruzioni di comportamento". "C'è stata una riunione con Speranza e la Gelmini, io ho presentato la mia disponibilità al ministro Speranza", ha spiegato Miozzo, che sull'ipotesi di un portavoce unico del Cts ha detto: "Aspettiamo che il presidente ci dica cosa fare". "Il sistema a colori ha funzionato bene", ha poi detto Miozzo sottolineando ancora: "Che ci sia preoccupazione sulle varianti è ovvio".  "Comunicare i dati in anticipo? Si può fare, si possono fare tante cose" ha tagliato corto il coordinatore del Cts. "L'importante è organizzarsi con le Regioni". 

Miozzo ha comunque precisato di non aver partecipato al Consiglio dei ministri. E ai cronisti ha spiegato che "la definizione di misure più dure non la faccio, parlo di misure adeguate. Sono le misure adeguate alla fotorgrafia che abbiamo, che è una fotografia non stabile. Non abbiamo una fotografia valida fino a giugno quello che oggi è valido domani potrebbe essere da rivedere". 

Covid, Bonaccini: "Bisogna cambiare schema"

Intanto sul tema delle regole anti-Covid tornano a farsi sentire anche i governatori. Ad auspicare un cambio di passo nell'azione dell'esecutivo è il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Al governo, ha detto in un'intervista uscita sul 'Corriere della Sera', "chiediamo un confronto sulla revisione dei parametri e delle misure, per dare maggiori certezze a cittadini e imprese e rendere più efficace l'azione di contrasto al virus".  "Le persone sono esauste. Il continuo entrare e uscire da zone colorate, senza che si riesca a piegare la curva in maniera strutturale, non aiuta". Bonaccini segnala che "ci sono attività economiche che non sanno cosa accadrà il giorno dopo, altre chiuse da troppi mesi. Occorre cambiare schema". Per quanto riguarda la zona arancione in tutta Italia, il presidente della Conferenza delle regioni sottolinea che "qualcuno ha interpretato la mia proposta come l'estensione della zona arancione a tutto il Paese. Non è così, dobbiamo evitare che dopo l'anno dell'unità e della solidarietà, segua l'anno della rabbia sociale e della frustrazione. Chiediamo al Cts indicazioni più chiare e al governo di riconsiderare l'impianto dei provvedimenti".

"Già ieri - ha aggiunto oggi Bonaccini dopo il varo del decreto legge deciso dal cdm - abbiamo manifestato ai ministri Gelmini e Speranza il consenso delle Regioni alla proroga delle misure relative al blocco degli spostamenti interregionali". "Ora però - ha detto  il presidente della Conferenza delle Regioni - c'è l'esigenza di due incontri urgenti fra il governo e le regioni. Il primo a brevissimo termine sui contenuti che dovrà avere il prossimo Dpcm per il contenimento dell'emergenza Covid-19. Il secondo - per il quale comunque i tempi stanno stringendo - dovrà riguardare il lavoro di squadra che governo e regioni dovranno portare avanti per un efficace utilizzo delle risorse che saranno previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ieri - ha concluso Bonaccini - abbiamo inviato al governo le nostre prime proposte che abbiamo approvato all'unanimità, al di là delle identità politiche e territoriali. Un fatto certamente non scontato e anche per questo aspetto mi auguro che il documento sia attentamente valutato da parte del Governo, Devo dire che già ieri ho notato la massima attenzione e sensibilità da parte dei due ministri. Ed è già un bel segnale".

Per il presidente della Liguria Giovanni Toti non c'è bisogno di rivoluzioni copernicane. Il sistema a colori non ha "funzionato peggio di altri sistemi europei, non butterei come si dice il bambino con l'acqua sporca" ha detto il governatore a 'Che giorno è' su Rai Radio1 dopo l'incontro governo-regioni. "Quello che come regioni abbiamo chiesto al governo è di riflettere su interventi anche più mirati. Fino ad ora abbiamo deciso se chiudere o aprire una regione. Anche alla luce delle varianti e del loro manifestarsi qua e là sarebbe opportuno pensare anche a delle restrizioni a livello provinciale e comunale, dove serve. Senza per questo costringere un'intera regione alla chiusura".

Franceschini: "L'Italia sia la prima a riaprire cinema e teatri"

Intanto il ministro della Cultura Dario Franceschini guarda già alle riaperture. "Non voglio coprirmi dietro la scelta di altri Paesi, anzi. Però, a oggi, teatri e cinema sono chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo. Ma siccome l'Italia è l'Italia - ha spiegato al 'Corsera' - vorrei che fossimo i primi a riaprire. L'operazione va fatta non con i proclami nè con gli annunci ma per passi possibili".

La sicurezza, ha detto il ministro, "è una assoluta priorita'. Ma in questi mesi abbiamo capito che i luoghi più pericolosi sono quelli dove ti togli la mascherina: ristoranti, bar, case private. Nei teatri e nei cinema, già nella riapertura estiva, c'erano misure di sicurezza molto rigide che si sono rivelate efficienti: mascherina, distanziamento, igienizzazione delle mani, sanificazione dei locali". Franceschini ha anche rivelato di aver chiesto al Comitato tecnico-scientifico "un incontro urgente per proporre le misure di sicurezza integrative su cui stanno lavorando le organizzazioni di categorie e che mi consegneranno domani (oggi per chi legge, ndr). Potrebbero essere i biglietti nominativi, la tracciabilità delle persone, le mascherine Ffp2. Mi confronterò poi collegialmente col governo, perché non sono certo io a decidere da solo, e col CTS per individuare tempi e modalità". Però, ha osservato il ministro, "penso che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi. E credo che l'Italia, più di altri Paesi, abbia bisogno come l'ossigeno di tornare ad avere un'offerta culturale". 

Articolo aggiornato alle 16.30 del 22 febbraio con le dichiarazioni di Stefano Bonaccini. 

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