Venerdì, 4 Dicembre 2020

Il nuovo Dpcm del 3 dicembre, le regole per il Natale e l'ipotesi di aperture e chiusure dopo 15 giorni

Il governo Conte comincia a lavorare su due ipotesi: prorogare le misure di 15 giorni o varare un decreto ministeriale che preveda aperture per due settimane delle attività commerciali e nuove chiusure il 21-22 dicembre per dare poi libertà di movimento ai cittadini (ma all'interno dei confini regionali)

Il governo Conte comincia a lavorare al nuovo Dpcm che il 3 dicembre prenderà il posto di quello in scadenza con l'obiettivo di consentire di festeggiare Natale e Capodanno. Con due ipotesi allo studio: la prima è quella di prorogare per altri 15 giorni le misure in scadenza per la data del 3 dicembre; la seconda è quella di varare un nuovo decreto ministeriale che preveda aperture per 15 giorni alle attività e nuove chiusure il 21 o il 22 dicembre per dare poi libertà di movimento (ma all'interno dei confini regionali) ai cittadini. Il tutto in previsione del raggiungimento del picco (o plateau) dell'epidemia nei prossimi giorni anche se l'analisi dei dati ci dice che la discesa non è ancora iniziata. Ma la previsione è di avere per Natale un Rt sotto l'1. 

Il nuovo Dpcm per le feste di Natale con aperture e chiusure dopo 15 giorni

Il governo comincia quindi a ragionare attorno a un nuovo Dpcm per le feste di Natale e Capodanno. Con due ipotesi sul tavolo. La prima, che ha riportato ieri l'agenzia di stampa Agi, è quella di prorogare le attuale misure per 15 giorni con un decreto ministeriale fotocopia dopo il 3 dicembre. Questa ipotesi potrebbe portare a uno scontro all'arma bianca con le Regioni, tra cui Piemonte e Lombardia che hanno già annunciato l'uscita dalla zona rossa (per andare in quella arancione) per il 27 novembre e si aspettano anche la possibilità di "liberare" alcune province dei loro territori in cui l'indice di contagio Rt è in decelerazione.

Con il countdown in vista delle feste natalizie, anche l'Ansa dice che non si può escludere quindi che il Dpcm in scadenza il 3 dicembre possa essere prolungato per qualche altra settimana. Poi, potrebbe avvicendarsi un nuovo decreto ad hoc a ridosso del Natale. Tra le ipotesi - per non mortificare i consumi - ci sarebbe la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti per fasce di età e favorire comunque il commercio. L'altra ipotesi sul tavolo è quella di cui parla oggi il Corriere della Sera e prevede che per la seconda metà di dicembre la gran parte delle regioni italiane sia in fascia gialla o arancione. In questo caso il governo ragiona attorno alla possibilità di: 

  • varare alcune modifiche all’orario di apertura dei negozi e deroghe rispetto alla serrata di bar e ristoranti per dare fiato anche alle attività economiche nel periodo che certamente è uno dei più redditizi dell’anno;
  • con l’accordo di prevedere nuove chiusure intorno al 21 o 22 dicembre, subito prima delle feste;

Secondo i calcoli dell'esecutivo entro il 10 dicembre, alla scadenza delle ordinanze varate dal ministero della Salute, quasi tutte le regioni potrebbero essere fuori dal rischio più alto. Al massimo le zone rosse potrebbero diventare provinciali: in quei territori rimarrebbero in vigore le regole del 3 dicembre. Nel resto d'Italia verrebbero varate misure meno rigide. Lasciando comunque il divieto di circolazione tra regioni diverse. Ma potrebbero essere abbattuti alcuni divieti, aggiunge il quotidiano. Ovvero: 

  • i governatori chiedono la riapertura dei centri commerciali nel fine settimana e non è escluso che si decida di prorogare l’orario dei negozi al dettaglio proprio per favorire lo scaglionamento agli ingressi;
  • potrebbero riaprire bar e ristoranti la sera nelle zone gialle e in parte della giornata anche in quelle arancioni. Potrebbe rimanere il limite dei quattro posti a tavola, oppure essere aumentato e portato a sei; 
  • per pranzi e cene a casa ci sarà la raccomandazione di rimanere in famiglia proteggendo gli anziani e le persone fragili, ma con limiti (raccomandati) più alti rispetto a quelli degli esercizi pubblici;

Infine il coprifuoco potrebbe slittare su tutto il territorio di un'ora o due. Ma questo a patto che l'epidemia davvero arrivi al rallentamento auspicato. E i segnali in tal senso sono contraddittori. Ma, spiega oggi Il Messaggero, l’obiettivo è ottenere il 3 dicembre un Dpcm che consenta un allentamento, in vista del Natale, con la riapertura di bar, ristoranti e negozi in tutta Italia. O quasi. Un Natale "a più velocità", sintetizza il quotidiano. 

Come sarà il Natale 2020: ecco le regole per cenoni e shopping nel nuovo Dpcm

Un decreto ministeriale a Natale: cosa cambia per negozi e cenone

E intanto il coordinatore del Cts Agostino Miozzo  a “Porta a Porta”, ha detto parlando del commercio e della ristorazione: "Il 4 dicembre potranno tornare a una seminormalità". "Bisogna comprendere bene che non si puo' fare un Natale 'liberi tutti'. Abbiamo fatto un'estate 'liberi tutti' e l'abbiamo pagata a caro prezzo. Quest'anno il cenone classico a cui per esempio io ero abituato, quello con venti persone, non si può fare, non ce lo possiamo permettere", precisa oggi il coordinatore del Comitato tecnico scientifico intervistato da Sky Tg24. "Visto che il trend (epidemilogico) è positivo, ci sarà probabilmente la riapertura di alcuni spazi e luoghi di ristoro tradizionali e, in alcune parti del Paese, potrebbe accadere già dopo il 3 dicembre", aggiunge. In quanto allo shopping natalizio, infine, il dottor Miozzo si augura "di non rivedere quelle fotografie di assalto ad alcuni magazzini dove ci sono offerte particolari perché questo sarebbe devastante. Speriamo ci sia uno shopping rigoroso, nel rispetto delle regole che questa maledetta malattia ci impone", conclude.

"Vi spiego come aggirare i divieti del Dpcm (anche nelle zone rosse)". Ma...

Vediamo prima di tutto cosa sta succedendo in questi giorni. Il bollettino della Protezione Civile di ieri ha riportato 34283 nuovi casi di positivi al coronavirus e 753 morti, mentre cala la crescita dei ricoverati (+430, il giorno prima erano +658) e delle persone in terapia intensiva (+58, erano 120 in più l'altroieri). Dal confronto tra i positivi registrati questa settimana e quelli di una settimana fa si evince che la crescita sta rallentando ma non si è ancora fermata mentre il rapporto tra tamponi effettuati e nuovi positivi è in calo: ieri è stato del 14,8%, il giorno prima del 15,4%.

Tuttavia, basta utilizzare un orizzonte temporale più ampio per rendersi conto che l'indicatore è sostanzialmente stabile nelle ultime tre settimane. Per quanto riguarda le terapie intensive, il monitoraggio Agenas mostra che i malati di Covid-19 occupano attualmente circa il 42% dei posti in terapia intensiva, ovvero il 12% in più della soglia critica fissata al 30%. Un allarme che ormai suona in 17 regioni su 21, in peggioramento visto che una settimana fa erano 10. Inoltre i posti nei reparti di medicina occupati da pazienti Covid sono il 51% a livello nazionale, rispetto a una soglia del 40%. 

Con questi numeri sul tavolo il ministro della Salute Roberto Speranza sarebbe invece orientato - secondo quanto riferiscono fonti parlamentari della maggioranza - a non prevedere cambiamenti per l'inizio del mese. Stando ai numeri il 27 novembre la Lombardia e il Piemonte potrebbero tornare arancione. La settimana successiva poi alcune regioni, come l'Emilia Romagna, potrebbero anche tornare gialle ma anche qui bisognerà considerare l'andamento dei prossimi giorni. Venerdì, dopo il report settimanale dell'Iss, si deciderà per esempio se alcune regioni come la Puglia cambieranno colore ed entrare nella fascia a rischio alto.

Coronavirus: cosa c'è dietro i numeri di oggi (e perché la discesa è lontana)

Il Natale e il rischio terza ondata

L'esecutivo si muove comunque con i piedi di piombo e il motivo l'ha spiegato ieri la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ospite di Agorà su Raitre: "Io siedo in un palazzo del ministero a due passi da un ospedale e sento di continuo il suono delle sirene delle ambulanze, per questo dico che noi dobbiamo augurare a noi stessi di poter trascorrere un Natale dove il suono delle sirene delle ambulanze sia molto meno frequente di com'è adesso. Non si può immaginare di rifare quello che è stato fatto dell'estate, perché si può sbagliare una volta, ma non una seconda. Inoltre ricordo che il sistema sanitario è sotto una pressione allucinante e i medici sono compressi in un modo che la situazione sta diventando anche per loro non più sopportabile e quindi non possiamo immaginare che, siccome c'è una terapia intensiva".

Il pericolo che il governo allontanare è quello di varare un Dpcm per "liberare" il Natale e trovarsi poi a gennaio a fronteggiare una terza ondata dell'epidemia di coronavirus. Per questo, spiega oggi Repubblica, l'esecutivo teme il "liberi tutti" di Natale: l'idea è quindi quella di promuovere misure e raccomandazioni che riducano il rischio, contingentando le aperture e le chiusure dei negozi e regolando anche le feste in famiglia, idea a cui Giuseppe Conte si è sempre detto contrario. Ora l'obiettivo è "un Natale soft che migliori il disagio sociale e psicologico dei cittadini sfiancati dal lockdown" e che "riproponga il limite di sei persone per gli incontri in casa e per alcuni spostamenti regionali. Mantenendo i negozi aperti nelle aree non sottoposte al vincolo di zona rossa, ma immaginando un contingentamento agli accessi nelle vie dello shopping, come già accade a Roma". Con l'idea di appellarsi alla responsabilità individuale e a resistere fino al 2021. Quando è programmato l'arrivo del vaccino. E la conclusione di un incubo che non sembra avere mai fine. 

"L'effetto sui decessi purtroppo arriva distanza di un paio di settimane, quindi in questo momento non vedremo un rallentamento" di questo dato, "ma lo vedremo un po' più avanti. I morti di oggi sono più o meno i contagiati di un mese fa", ha ricordato oggi l'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola, intervenuta ad Agorà su Rai 3. La scienziata invita a "guardare il lato positivo della situazione", il fatto che i risultati delle restrizioni prese arrivano "anche se, come ci si aspetta, arrivano lentamente. Se noi guardiamo cos'è successo nella prima fase" dell'emergenza Covid, "quando è stato fatto il lockdown" di marzo, "e vediamo quanto ci ha messo la curva poi a scendere - sottolinea - ci rendiamo conto che" anche ora "non possiamo aspettarci una riduzione drastica e rapida del numero dei contagi. Quello che possiamo aspettarci è ciò che sta avvenendo, cioè la curva rallenta la sua crescita, ma sta ancora crescendo". Quanto raggiungerà al suo picco? "Non faccio previsioni su quando arriverà il plateau - risponde Viola - Sia perché non sono un'epidemiologa, sia e soprattutto perché abbiamo imparato che questo dipende da troppe variabili. Non solo l'andamento dell'infezione, che ha comunque dei cicli, ma anche il comportamento delle persone, le regole che vengono messe in atto e il rispetto di queste regole. Fare previsioni in questo momento non è possibile".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il nuovo Dpcm del 3 dicembre, le regole per il Natale e l'ipotesi di aperture e chiusure dopo 15 giorni

Today è in caricamento